
Tre episodi che segnano una svolta per X-Men '97: Wolverine affronta il proprio passato, Xavier ridefinisce il futuro dei mutanti e Colosso mette in discussione il sogno di convivenza, mentre la serie continua ad ampliare il proprio universo narrativo.
Dopo una prima metà di stagione dominata dall’ascesa di Apocalisse e dalle conseguenze della tragedia di Genosha, X-Men ’97 cambia nuovamente pelle e confeziona tre episodi apparentemente molto diversi tra loro, ma accomunati da un obiettivo preciso: ridefinire il futuro dei mutanti. “Weapon X, Lies, And DVDs”, “Danger.exe” e “Strange Land, Savage Heart” costruiscono infatti un percorso che parte dall’identità individuale di Wolverine, passa attraverso la crisi del sogno di Xavier e approda a un conflitto ideologico destinato a segnare l’intera seconda stagione.
ALIEN VS WOLVERINE
Il quinto episodio rappresenta finalmente il momento dedicato a Wolverine, ma sorprende nel modo in cui sceglie di raccontarlo. Più che un classico approfondimento sul mutante canadese, la puntata si trasforma in un omaggio dichiarato al cinema action e fantascientifico degli anni Ottanta, mescolando suggestioni di Predator e Aliens all’introduzione della Covata, storici antagonisti dei fumetti. La missione nella base Weapon X procede con un ritmo serrato e una tensione costante, dimostrando ancora una volta quanto la serie sappia costruire sequenze d’azione coinvolgenti anche quando lo spettatore conosce già il livello di potere dei protagonisti.
L’aspetto più interessante, però, riguarda Morph. Dopo una stagione e mezza trascorsa spesso sullo sfondo, il personaggio trova finalmente uno spazio narrativo che ne valorizza le fragilità emotive e l’ambiguo rapporto con Logan, evitando risposte semplicistiche e preferendo lasciare sospesi dubbi e sentimenti. È una scelta intelligente, che aggiunge sfumature a un comprimario rimasto fin troppo a lungo prigioniero del proprio ruolo.
Proprio quando sembra pronto ad approfondire la nuova condizione di Wolverine dopo la perdita dell’adamantio, tuttavia, l’episodio compie una brusca inversione. Il ripristino dello scheletro metallico arriva infatti con sorprendente rapidità, sacrificando un potenziale filone narrativo che nei fumetti aveva prodotto alcune delle storie più significative dedicate al personaggio. E questo è forse il difetto più evidente della serie: la volontà di adattare una quantità enorme di materiale in tempi estremamente compressi, rinunciando talvolta a esplorare davvero le conseguenze emotive degli eventi.
L’EREDITÀ DI MAGNETO
Una sensazione che, fortunatamente, viene completamente ribaltata da “Danger.exe”. Il sesto episodio è probabilmente il più equilibrato di questo trittico e dimostra quanto X-Men ’97 riesca a dare il meglio quando smette di rincorrere continuamente il colpo di scena e lascia respirare i propri protagonisti. La serie attinge con naturalezza sia all’era New X-Men di Grant Morrison sia ad Astonishing X-Men, senza limitarsi a una semplice operazione nostalgica, ma reinterpretando quelle idee all’interno della propria continuità.
Rivedere finalmente l’Istituto Xavier funzionare davvero come una scuola rappresenta una piacevole novità, così come l’introduzione di numerosi giovani mutanti che restituiscono centralità a un aspetto spesso trascurato persino nella serie originale. Parallelamente, Polaris continua a imporsi come una delle aggiunte più riuscite della stagione. Il suo conflitto interiore tra gli ideali di Xavier e l’eredità di Magneto diventa il perfetto specchio della crisi che attraversa l’intera comunità mutante.
Anche Charles Xavier esce profondamente trasformato dagli eventi vissuti. Il dolore per la perdita di Magneto e la nascita di X-Corp suggeriscono un’evoluzione del suo celebre sogno: non più soltanto integrazione, ma ricerca di un futuro in cui i mutanti possano finalmente autodeterminarsi. È un cambiamento importante che apre prospettive narrative molto interessanti e che conferisce alla stagione una dimensione politica sempre più marcata.
Il ritmo rimane elevatissimo, ma questa volta ogni sviluppo trova il giusto spazio per maturare, mentre la spettacolare battaglia finale conferma ancora una volta l’eccellente qualità dell’animazione, capace di fondere fluidità, dinamismo e una straordinaria fedeltà all’immaginario fumettistico.
NIGHTLAWYER
Se “Danger.exe” ridefinisce la direzione politica della serie, “Strange Land, Savage Heart” ne rappresenta invece il cuore filosofico. L’episodio mette momentaneamente in secondo piano la trama principale per costruire un confronto morale sorprendentemente maturo tra Nightcrawler ed Exodus, utilizzando il processo a Graydon Creed come pretesto per interrogarsi sui limiti del perdono, della giustizia e dello stesso sogno di Xavier. La forza dell’episodio risiede proprio nella capacità di evitare risposte facili. Exodus incarna la rabbia di un popolo perseguitato, mentre Nightcrawler continua a difendere il valore della compassione anche nei confronti di chi desidera sterminare i mutanti.
In parallelo, Colosso riceve finalmente quell’approfondimento che gli era sempre mancato nella serie animata originale. La perdita della sorella Illyana lo conduce naturalmente tra le fila degli Accoliti, rendendo credibile la sua crisi di fede nei confronti degli ideali di Xavier, e il successivo confronto con Nightcrawler restituisce tutta l’umanità di un personaggio spesso ricordato soltanto per la sua forza fisica. L’episodio riesce inoltre nell’impresa di alternare riflessioni politiche, drammi personali e puro spettacolo supereroistico senza mai perdere il controllo del tono. Processi filosofici, dinosauri, raggi energetici e momenti di comicità convivono con sorprendente naturalezza, dimostrando ancora una volta quanto l’universo degli X-Men riesca ad abbracciare registri narrativi apparentemente incompatibili.
NON SOLO NOSTALGIA
Questi tre episodi confermano quindi sia i maggiori pregi sia i principali limiti di X-Men ’97. Da un lato, la serie continua a impressionare per l’ambizione con cui rielabora decenni di storie, aggiornandole con una sensibilità contemporanea senza tradirne lo spirito originale. Dall’altro, permane la sensazione che il formato da nove/dieci episodi costringa gli autori ad accelerare troppo spesso passaggi che avrebbero meritato maggiore respiro.
Quando riesce a rallentare, come accade in “Danger.exe” e soprattutto in “Strange Land, Savage Heart”, X-Men ’97 dimostra però di essere molto più di un semplice revival nostalgico. È una serie che utilizza il passato per interrogare il presente, trasformando ancora una volta gli X-Men nella metafora più potente e attuale dell’intero universo Marvel.
THUMBS UP 👍
- “Danger.Exe” e “Strange Land, Savage Heart” riescono a conferire la giusta sensibilità contemporanea a storie classiche…
- Animazione spettacolare e regia sempre dinamica
- Ottimo equilibrio tra azione, politica e introspezione
- Polaris una delle aggiunte migliori della stagione
THUMBS DOWN 👎
- …mentre nel quinto episodio, il ritorno dell’adamantio di Wolverine arriva troppo rapidamente
- Il formato da nove/dieci episodi continua a limitare il respiro della storia






