Star Trek: Strange New Worlds 4×09 – Once La’an A TimeTEMPO DI LETTURA 7 min

Star Trek: Strange New Worlds 4x09 Once La'An a Time
Recensione Serie TVStar Trek: Strange New Worlds Stagione 4 Episodio 9 Once La'An a Time Paramount+

“Once La’an a Time” aveva tutte le carte in regola per essere un episodio importante, vista la possibilità di chiudere finalmente un arco narrativo costruito attorno alla crisi identitaria di La’an Noonien-Singh. Il problema è che Strange New Worlds riesce ancora una volta nell’impresa di sprecare un’occasione d’oro. L’episodio ha qualche momento divertente, alcune ottime interpretazioni e un paio di trovate visivamente riuscite, ma finisce per essere un pastiche fantasy che non sa decidere se vuole far ridere o raccontare qualcosa di serio. E quando finalmente arriva al punto, lo fa in maniera talmente esplicita da togliere quasi tutto il peso emotivo alla vicenda.

QUANDO STAR TREK DIVENTA D&D


Dopo aver già sperimentato praticamente ogni genere possibile, Strange New Worlds torna ancora una volta nel territorio del fantasy, già esplorato nel tutt’altro che entusiasmante “The Elysian Kingdom“. Purtroppo, invece di provare a sfruttare la contaminazione di generi per osare, l’episodio sembra accontentarsi di mettere in scena cavalieri, principesse, lupi mannari, draghi e magie senza preoccuparsi troppo di costruire una storia che tenga insieme tutto questo.
La premessa, peraltro, è già piuttosto fragile. La misteriosa intelligenza incontrata in “The Elysian Kingdom” avrebbe trasferito il proprio mondo narrativo su un pianeta piatto, creando copie dell’equipaggio dell’Enterprise e facendole vivere nei panni dei personaggi del libro. Una spiegazione che, più che chiarire il funzionamento di quanto stiamo vedendo, serve semplicemente a dirci di non fare troppe domande.
E infatti è proprio quello che bisogna fare per godersi l’episodio: smettere di chiedersi perché esista quel mondo, perché i suoi abitanti conoscano determinate cose, perché esistano certe copie dell’equipaggio e, soprattutto, perché tutto questo debba accadere proprio adesso. Kirk diventa il principe lupo mannaro, Uhura una regina malvagia capace di trasformarsi in drago, Pike e Spock finiscono sull’Enterprise a cercare di farsi passare per le loro controparti reali. Alcune di queste idee fanno sorridere. Il problema è che raramente vanno oltre la semplice idea.
Il risultato è un episodio che assomiglia più a una lunga parentesi di cosplay fantasyche a una vera storia di Star Trek. E se l’intenzione era semplicemente divertirsi, bisognava avere il coraggio di spingere ancora di più sul pedale della commedia. Se invece l’obiettivo era utilizzare questo mondo assurdo per raccontare qualcosa di importante su La’an, sarebbe servita una sceneggiatura molto più solida.

LA’AN CONTRO LA’AN


Il vero cuore di “Once La’an a Time” dovrebbe essere La’an. Da tempo la serie sta costruendo il conflitto della sicurezza capo della sicurezza dell’Enterprise con la propria eredità genetica e con quella parte di sé che teme possa trasformarla in una persona violenta e incapace di provare emozioni. Purtroppo, proprio quando arriva il momento di tirare le fila, la sceneggiatura semplifica tutto fino a trasformarlo in una banale contrapposizione tra luce e oscurità.
La’an incontra infatti una versione alternativa di se stessa, una principessa dolce e apparentemente incapace di fare del male a qualcuno. È il suo esatto opposto: tutto ciò che la vera La’an ritiene di aver perduto o di non poter più essere. Il concetto alla base non sarebbe nemmeno male. Anzi, il tema dell’accettazione delle proprie parti più oscure è perfettamente coerente con il personaggio.
Peccato che la serie senta il bisogno di spiegare continuamente ciò che sta succedendo. La’an deve affrontare se stessa, accettare la propria parte oscura, comprendere che essere una persona migliore non significa cancellare gli aspetti più difficili della propria personalità. Tutto giusto. Talmente giusto che la sceneggiatura non lascia praticamente nulla da scoprire allo spettatore.
Christina Chong fa comunque un ottimo lavoro. Riesce a distinguere chiaramente le due versioni di La’an e, soprattutto, a prendere sul serio una situazione che rischierebbe altrimenti di diventare soltanto una gigantesca barzelletta. È probabilmente grazie alla sua interpretazione che il confronto finale tra le due La’an possiede almeno un minimo di peso emotivo.
Anche la soluzione arriva troppo facilmente. Una volta affrontata la propria controparte, La’an sembra aver risolto in pochi minuti un conflitto che la serie ha trascinato per anni. Ancora più curioso è il fatto che all’inizio della stagione sembrasse esserci qualcosa di molto più concreto in gioco, con i cambiamenti fisici legati alla sua natura di Potenziata. Tutto questo viene sostanzialmente messo da parte per trasformare la questione in un problema psicologico. Una scelta legittima, ma che rende ancora più evidente quanto poco organico sia il percorso che conduce a questa conclusione.

PRINCIPE AZZURRO, DRAGO E… KIRK


Se la parte dedicata a La’an è almeno funzionale, il resto dell’episodio oscilla continuamente tra il divertente e il superfluo. Le versioni fantasy di Pike e Spock sono probabilmente la trovata comica meglio riuscita della puntata. Anson Mount ed Ethan Peck si divertono chiaramente a interpretare due copie completamente fuori carattere e alcune delle loro interazioni sull’Enterprise funzionano proprio perché gli attori non hanno paura di esagerare.
Paul Wesley, nei panni del Principe Dashing, si presta altrettanto bene al gioco. Il problema è che il personaggio sembra esistere soprattutto perché qualcuno doveva diventare un lupo mannaro. Lo stesso vale per il drago di Uhura: la sequenza con l’Enterprise che affronta una creatura fantastica è indubbiamente spettacolare, ma lascia soprattutto una domanda: perché?
È questo il difetto fondamentale dell’episodio. Quasi ogni elemento sembra concepito per provocare una reazione immediata: “guardate, Kirk è un lupo mannaro”, “guardate, Uhura è un drago”, “guardate, Spock fa la magia”. E va bene una volta. Va bene anche due. Dopo un po’, però, la sensazione è quella di assistere a una lista di trovate messe in fila senza una vera necessità narrativa.
Persino i numerosi riferimenti a La Storia Fantastica sembrano più interessati a strizzare l’occhio allo spettatore che a costruire qualcosa. Carol Kane è evidentemente nel suo elemento e Pelia avrebbe probabilmente meritato una storia d’addio più significativa, anziché essere congedata attraverso una serie di ammiccamenti al film che l’attrice rese celebre. Il fatto che al suo posto sull’Enterprise arrivi il cane di La’an è certamente tenero. Come sviluppo narrativo, però, lascia abbastanza perplessi.
E poi c’è Kirk. Il rapporto tra lui e La’an viene finalmente portato sul terreno romantico, dopo essere stato preparato per diverse stagioni. Anche in questo caso non è tanto la scelta in sé a convincere poco, quanto il momento in cui viene fatta. Mancano pochissimi episodi alla conclusione della serie e Strange New Worlds ha già dimostrato di avere parecchi fili narrativi da gestire. Costruire una relazione credibile richiederebbe tempo. Qui, invece, ci viene sostanzialmente comunicato che adesso La’an e Kirk sono una coppia potenziale e che dovremo vedere dove porterà la cosa.
Probabilmente da nessuna parte, considerando il destino sentimentale del futuro capitano dell’Enterprise. Ma anche questo, in fondo, sarebbe il meno. Il problema è che una relazione del genere avrebbe avuto bisogno di maggiore spazio per diventare qualcosa di più di un altro elemento da aggiungere alla lista delle cose che succedono in questa puntata.

THUMBS UP 👍

  • Christina Chong riesce a dare spessore alle due versioni di La’an.
  • Anson Mount ed Ethan Peck si divertono nei panni delle loro controparti fantasy
  • Alcune trovate visive, soprattutto il confronto tra l’Enterprise e il drago, sono spettacolari
  • Il tema dell’accettazione della propria parte più oscura è interessante

THUMBS DOWN 👎

  • Una trama fantasy costruita più sulle trovate che sulla logica
  • L’arco di La’an viene spiegato in maniera fin troppo didascalica
  • Troppi personaggi e troppe sottotrame per un episodio già sovraccarico
  • Il congedo di Pelia e l’arrivo di Runa risultano più come gag che come sviluppo narrativo
  • La relazione tra La’an e Kirk viene avviata senza avere il tempo necessario per svilupparla
Il giudizio di Recenserie

SLAP THEM ALL

Un finale che prova a chiudere l’arco di La’an e, allo stesso tempo, a rilanciare quello con Kirk, ma finisce per lasciare l’impressione di una stagione che ha accumulato svolte e idee senza riuscire a dare loro un peso davvero duraturo.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

Marco Daniele scrive su Recenserie di serie TV, anime e cinema, con particolare attenzione per period drama, racconti storici, fantascienza e commedie fuori asse. Alla passione per i titoli più solidi affianca senza imbarazzo una curiosità costante per trash, guilty pleasure e stranezze televisive.

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