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Star Trek: Strange New Worlds 1×08 – The Elysian KingdomTEMPO DI LETTURA 5 min

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Star Trek Strange New Worlds 1x08Finora qui si è sempre parlato bene di Star Trek: Strange New Worlds. La nuova serie, infatti, ha saputo dare nuovo lustro alla saga televisiva più longeva di sempre superando alcuni dei grossi problemi di Discovery e Picard, ma soprattutto recuperando le atmosfere delle vecchie produzioni.
Tuttavia, c’è sempre una prima volta per tutti. Anche per Strange New Worlds, che finalmente sforna un episodio brutto. Brutto se preso in sé, ma ancor più brutto se visto in relazione al resto della stagione. Non è un dramma: ciò non cancella quanto di buono fatto finora e ci sono ancora due episodi per farsi perdonare. Ma è indicativo del fatto che gli autori dietro questa serie sono, tutto sommato, gli stessi di Discovery e Picard, e i vecchi vizi sono duri a morire.

FANTASCIENZA IN COSTUME


Star Trek, pur essendo una saga di fantascienza, ha sempre spaziato fra diverse ambientazioni. Fin dalla prima serie del 1966 non mancavano episodi in costume, che fossero ambientati nel Far West, nell’antichità o nel Novecento. A volte si trattava di veri e propri viaggi nel tempo, altre volte di avventure su mondi che per un motivo o per un altro avevano seguito un’evoluzione simile a quella della Terra del passato. Si trattava di scelte giustificate, almeno inizialmente, dalla necessità di risparmiare sul budget e di riciclare set e costumi di altre produzioni televisive.
Vedere l’equipaggio dell’Enterprise immerso in una favola fantasy, quindi, non è una grossa novità per i vecchi fan. Anzi, ha quel sapore “vintage” che riporta alla mente le avventure di Kirk, Spock e McCoy. Per lo spettatore che non ha dimestichezza con le vecchie serie, invece, potrebbe risultare straniante vedere gente del XXIII secolo imprigionata in una sorta di crossover fra Dirk Gently e Le cronache di Narnia, ma la spiegazione che viene data nel corso dell’episodio è soddisfacente (e chiama persino in causa, seppur superficialmente, concetti scientifici molto affascinanti come quello dei cervelli di Boltzmann).

UNA BRUTTA, BRUTTA FIABA


Il problema di “The Elysian Kingdom” non sta nell’aver mescolato fantasy e fantascienza, ci mancherebbe. Va ricercato piuttosto nell’assenza di mordente della fiaba che viene portata in scena, frutto di deficienze tanto in fase di scrittura quanto di recitazione.
Superati l’iniziale stupore e divertimento nel vedere i membri dell’equipaggio trasformati in personaggio fiabeschi, ci si rende conto che tante cose sono sbagliate. I dialoghi sono scialbi e banali, la caratterizzazione degli alter ego fantasy è molto stereotipata e nemmeno tanto aderente alle controparti reali, ma a deludere è soprattutto la recitazione. Forse si salvano a malapena Anson Mount ed Ethan Peck, ma solo perché il primo è troppo spassoso nei panni del ciambellano lecchino, pavido e infine traditore, mentre il secondo interpreta uno stregone che tutto sommato non è molto diverso dall’impassibile Spock.
Per gli altri attori non si può dire la stessa cosa: la recitazione o è anonima oppure, cosa ancora peggiore, è esagerata, continuamente sopra le righe. Come se la fiaba e il fantasy richiedessero necessariamente di essere dei pagliacci che starnazzano. Fortunatamente l’overacting sembra limitato solo a questo episodio (a differenza di un’altra serie Trek dove è la norma) e in ogni caso ben si sposa con la pomposità e l’artificiosità dei dialoghi.

LIETO FINE


Il più grande scivolone dell’ottava puntata, però, ha a che fare con la storia del dottor M’benga e della figlioletta.
Nelle scorse settimane, si è visto che la povera Rukiya soffre di una malattia rara e devastante, la cignocemia, che costringe il padre a tenerla chiusa nel calcolatore dell’Enterprise in attesa di trovare una cura. La sottotrama era stata più volte ripresa e aveva trovato un apparente punto di svolta nell’episodio “Lift Us Where Suffering Cannot Reach”, nel quale il dottor M’benga riceveva qualche consiglio per contrastare la malattia dal suo collega, l’anziano Gamal.
La logica, la coerenza e il semplice buon senso vorrebbero che la vicenda continui da questo punto, col dottor M’benga impegnato a integrare le informazioni acquisite e trovare una cura per la figlia. E invece no. Gli autori dello show, forse per pigrizia, forse per sorprendere lo spettatore, decidono di chiudere la sottotrama in questione con l’intervento di un deus ex machina, il già citato cervello di Boltzmann/nebulosa/per gli amici Debora (sic!), che permette a Rukiya di guarire e di vivere in eterno insieme a lei.
Certo, il fatto che M’benga debba dire addio alla figlia per sempre è commovente. Ma perché costruire la vicenda della cignocemia andando in una determinata direzione, per poi cambiare completamente rotta e concluderla in un altro modo? Con una modalità, peraltro, molto “facilona”, perché se è vero che l’universo di Star Trek è pieno di entità superiori e dai poteri incredibili, è altrettanto vero che ricorrere al loro intervento per risolvere in pochi istanti situazioni “scomode” è una scelta narrativa che non va sempre bene. O almeno, in questo caso è stato così.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Carino vedere l’equipaggio dell’Enterprise nei panni del cast di una fiaba…
  • Anson Mount nei panni del ciambellano lecchino, codardo e traditore
  • Cervelli di Boltzmann
  • …ma il misto di dialoghi stupidi, recitazione sopra le righe e scarsa corrispondenza personaggio reale/alter ego fiabesco affossa tutto
  • La conclusione vanifica parte della sottotrama del dottor M’benga così come era stata sviluppata nel corso della stagione
  • Rukiya guarita da un deus ex machina: si poteva fare di meglio

 

“The Elysian Kingdom” è il primo passo falso di una serie che, finora, aveva sempre regalato soddisfazioni o quantomeno fatto il suo compitino senza deludere. Ci si augura che sia anche l’unico passo falso, almeno in questa stagione.

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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