“Ciao, ciao Zazzà.” (Lupin III)
Chiunque, dopo questo traballante e non convincente secondo ciclo narrativo, ha per forza di cose avvicinato le figure di Villanelle ed Eve a quelle della famosa accoppiata di personaggi ideata da Monkey Punch. A loro modo, anche il commissario Zenigata e Lupin III rappresentavano una sorta di bromance ante litteram, un qualcosa a cui attorno ha lavorato in maniera maestosa Killing Eve. I due personaggi principali, infatti, sono studiati per completarsi e vederle così lontane l’una dall’altra in scena non reca semplicemente fastidio in un discorso di puro appagamento seriale, ma indebolisce la funzionalità di un racconto che con i primi otto episodi andati in onda nella primavera dell’anno scorso avevano più che convinto.
Ma è solo la distanza (fisica e scenica) tra i due personaggi principali a far gridare alla falsa partenza? Ebbene no.
Purtroppo, infatti, c’è una mancanza ancora più grossa in questa seconda stagione: l’assenza di un vero e proprio antagonista. Manca un villain. Quindi come fa una serie basata sulla, qui semplicisticamente esposta, caccia al ladro a funzionare se manca proprio il ladro?
Ebbene, non funziona. La serie si è sempre retta in piedi su degli equilibri che in questo secondo ciclo narrativo sono stati deturpati: Ghost non è lontanamente avvicinabile, in quanto ad appeal, a Villanelle; la sua ricerca non ha prodotto ad ora (metà stagione) nulla di interessante; parallelamente, la ricerca di attenzione di Villanelle non sta guadagnando il suo corretto spazio.
Killing Eve riesce a mantenersi sulla sufficienza piena grazie a due semplici fattori. A due personaggi, per la precisione: Eve e Villanelle, nonostante siano indirettamente colpevoli dei corposi lati negativi fin qui evidenziati, rappresentano anche gli unici due elementi a rendere interessante la visione. Gli sviluppi della trama latitano, il caso (così come la villain) sono assenti, le sottotrame (Carolyn, Niko e poco altro) sono dei meri riempitivi per una puntata altrimenti vuota.
Che fine hanno fatto I Dodici, il consorzio che orchestrava Villanelle? La sceneggiatura da questo punto di vista sembra aver battuto la testa e soffrire di amnesia dato che di questo elemento non si è fatta in alcun modo menzione negli ultimi quattro episodi. E non sembra un elemento narrativo puramente decorativo.
Di difficile collocamento è anche la modalità con cui Ghost, la nuova Villanelle, viene arrestata: niente fuga, niente spargimento di sangue, niente trovate geniali, nessun aggancio. Tutti elementi che riconducono e coincidono con quanto riportato fino ad ora: Ghost porta a termine i propri omicidi in maniera del tutto diversa rispetto a come avrebbe fatto Villanelle. Ed è molto probabile che la giovane orientale sia stata ingaggiata da una persona diversa rispetto al consorzio che manovrava Villanelle.
Ma si trattano queste di banali supposizioni attorno a determinati avvenimenti di cui ancora non si sa nulla di certo. E dopo quattro episodi il tutto diventa snervante.
Risulta difficile poter sospendere il giudizio oltre quanto sia già stato fatto: a Killing Eve manca qualcosa, quel fantomatico elemento narrativo tanto abusato nella serialità come l’eterna lotta tra bene e male, nella serie della BBC America declinato nello scontro-incontro tra Eve e Villanelle. Fino a quando questo elemento non riuscirà a ritrovare il proprio spazio all’interno dello show la sufficienza piena è l’unica votazione che rimane. E’ inutile riempire i quaranta minuti scarni di filato con approfondimenti riguardanti Niko o Carolyn quando in diversa occasione rappresenterebbero, giustamente, dei puri e semplici decorativi seriali e non elemento cardine. Ridateci il Killing Eve che abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare e riprendetevi questa orribile versione live action di Lupin III.
| THUMBS UP | THUMBS DOWN |
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| The Hungry Caterpillar 2×03 | 0.36 milioni – 0.1 rating |
| Desperate Times 2×04 | 0.45 milioni – 0.1 rating |


