Due Spicci | Episodi 5-8TEMPO DI LETTURA 6 min

Gli episodi finali di Due Spicci trasformano la serie di Zerocalcare nel suo racconto più cupo e doloroso.
Recensione Serie TVDue Spicci Stagione 1 Episodio 5-8 Come Comete Netflix

Se le prime quattro puntate di Due Spicci servivano soprattutto a introdurre il nuovo equilibrio dei personaggi e il tono più maturo della serie, la seconda metà cambia completamente passo e lascia emergere tutta la componente più tragica e dolorosa del racconto. Gli ultimi quattro episodi trasformano progressivamente quella che sembrava una classica tragicommedia esistenziale in qualcosa di molto più pesante, quasi soffocante, dove ogni personaggio si trova costretto a fare i conti con la versione peggiore di sé stesso.
La sensazione costante è quella di assistere a persone incapaci di uscire da schemi emotivi ormai sedimentati da anni. Ed è proprio qui che Zerocalcare dimostra una crescita enorme come autore: non cerca più semplicemente di raccontare il disagio generazionale attraverso ironia e autoanalisi, ma comincia a scavare davvero dentro i meccanismi della frustrazione, della dipendenza emotiva e del senso di fallimento adulto.
Gli episodi finali di Due Spicci sono infatti attraversati da una malinconia molto più silenziosa rispetto al passato. Non c’è quasi più la sensazione di un disagio “caotico” o adolescenziale come accadeva in Strappare lungo i bordi. Qui tutto appare più statico, più definitivo. I personaggi sembrano aver interiorizzato l’idea che la propria vita non possa davvero cambiare, e questa rassegnazione diventa il cuore emotivo dell’intera seconda parte della stagione.

MONTINI E IL BULLISMO INTERIORIZZATO


Il personaggio che più rappresenta questa deriva è sicuramente Montini, probabilmente una delle figure più tragiche mai scritte da Zerocalcare. La serie costruisce attorno a lui un discorso molto duro sul bullismo e soprattutto sulle conseguenze psicologiche che può lasciare nel tempo. La cosa più interessante è che Montini non viene raccontato semplicemente come una vittima. Il punto centrale è che non riesce mai davvero a uscire dal ruolo che gli altri gli hanno imposto addosso per anni.
Il bullismo subìto finisce lentamente per diventare identità, e a un certo punto sembra quasi che lui non riesca più a distinguere la percezione che gli altri hanno di lui da ciò che è realmente.
Ed è qui che Due Spicci diventa estremamente amara. Perché Montini non evolve mai davvero. Non supera il trauma. Non riesce a trasformarlo in qualcosa di diverso. Rimane intrappolato dentro quella definizione esterna fino a identificarsi completamente con essa. La tragedia del personaggio sta proprio in questa impossibilità di immaginarsi al di fuori della sofferenza che ha subito, e il gesto finale ai danni di Paturnia assume quindi il significato di un vero e proprio collasso emotivo, disperato e inevitabile. Non è il gesto lucido di un “cattivo”, ma quello di una persona che oramai non riesce più a separare il dolore subito dalla propria identità.
Ed è probabilmente il punto più oscuro mai raggiunto dalla scrittura di Zerocalcare, anche perché la serie evita qualsiasi giudizio morale semplice e lascia invece emergere tutta la devastazione psicologica di un individuo che non è mai riuscito davvero a salvarsi.

RELAZIONI CHE SI NUTRONO DI CONFLITTO


Anche il rapporto tra Sara e Stella contribuisce a rendere la seconda metà della serie molto più pesante emotivamente. La loro relazione viene raccontata come un legame tossico basato su dipendenza, incomprensioni e incapacità di lasciarsi andare davvero. La cosa che colpisce è che il conflitto tra loro non nasce mai da un singolo evento preciso, ma sembra qualcosa di strutturale. Ogni momento di vicinanza viene immediatamente seguito da tensioni, recriminazioni e continue dinamiche di controllo reciproco. È come se entrambe avessero bisogno dell’altra pur sapendo che quella relazione le sta consumando lentamente.
Zerocalcare racconta molto bene quella forma di dipendenza affettiva in cui non si riesce più a distinguere l’amore dalla sofferenza. Sara e Stella continuano ad avvicinarsi e allontanarsi senza mai trovare davvero un equilibrio, e proprio questa incapacità di chiudere il rapporto rende tutto ancora più doloroso. La loro relazione diventa così l’ennesimo esempio di personaggi incapaci di uscire da dinamiche autodistruttive. Nessuno riesce davvero a liberarsi del proprio passato, delle proprie paure o delle proprie insicurezze. E la serie insiste continuamente su questa sensazione di immobilità emotiva.
Un discorso ancora più complesso viene fatto con Smeralda e Paturnia, dove la tossicità della relazione assume una forma molto più drammatica e stratificata. Smeralda viene infatti mostrata come intrappolata in un ciclo di violenza domestica da cui non riesce a uscire, nonostante la consapevolezza crescente della situazione.
Attraverso lo sguardo di Zero, la serie riesce anche a mettere in crisi la percezione immediata che si può avere dall’esterno. Di fronte alla morte di Paturnia, infatti, la reazione istintiva potrebbe essere quella di sollievo o addirittura di giudizio superficiale, come se tutto potesse essere ridotto alla figura di una persona violenta e meschina. Ma la serie insiste sul fatto che Smeralda ha condiviso con Paturnia sette anni di vita, e in quel tempo inevitabilmente ha conosciuto anche lati diversi, contraddittori, forse più umani, che dall’esterno restano invisibili. Zerocalcare riesce così a restituire tutta la complessità emotiva di chi resta intrappolato in relazioni violente, mostrando quanto sia riduttivo giudicare queste dinamiche senza considerarne la durata, la dipendenza e le stratificazioni affettive.

ROMA COME PRIGIONE DELLA MENTE


In questa seconda metà emerge ancora più chiaramente anche il ruolo fondamentale della Roma periferica raccontata da Zerocalcare. Ancora una volta la città non è soltanto uno sfondo, ma un elemento narrativo che influenza direttamente il comportamento dei personaggi. La periferia di Due Spicci è fatta di palazzi decadenti, quartieri sospesi nel tempo e spazi urbani che sembrano schiacciare lentamente chi ci vive dentro. Ma soprattutto è una periferia che non viene mai romanticizzata. Non c’è nostalgia estetica. Non c’è fascino della marginalità.
C’è invece una sensazione continua di stanchezza sociale, precarietà e immobilità esistenziale. I personaggi sembrano vivere dentro ambienti che li costringono continuamente a ridimensionare le proprie aspettative sulla vita. E lentamente finiscono per interiorizzare questa mancanza di prospettive. È qui che Zerocalcare riesce a fare il salto definitivo rispetto ai lavori precedenti: il disagio non viene più raccontato soltanto come qualcosa di individuale, ma come il prodotto di un contesto sociale preciso, e la periferia diventa uno stato mentale che modella il modo in cui i personaggi parlano, si relazionano e perfino soffrono.

THUMBS UP 👍

  • La scrittura di Zerocalcare raggiunge qui il suo livello più maturo
  • Il personaggio di Montini è uno dei più complessi e tragici mai raccontati dall’autore
  • La relazione tra Sara e Stella riesce a rappresentare molto bene le dinamiche di dipendenza emotiva e tossicità affettiva
  • La Roma periferica continua a essere un elemento narrativo fondamentale
  • Il dialogo tra Zero e sua madre è probabilmente una delle scene più emotivamente devastanti della serie
  • La regia e la sperimentazione visiva risultano più ambiziose rispetto alle serie precedenti

THUMBS DOWN 👎

  • Nulla da segnalare
Il giudizio di Recenserie

BLESS THEM ALL

Con gli episodi finali di Due Spicci, Zerocalcare realizza probabilmente il suo lavoro più cupo, maturo e doloroso. Una serie che abbandona gradualmente molte delle protezioni ironiche del passato per affrontare in maniera molto più diretta temi come il fallimento adulto, il trauma, la dipendenza emotiva e la paura di restare intrappolati nella versione peggiore di sé stessi.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Fabrizio Paolino

Fabrizio è un autore di Recenserie, giornalista freelance e teledipendente cronico. Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e lo guarda in loop da più di dieci anni.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

recensione Due Spicci 1x01
Precedente

Due Spicci | Episodi 1-4