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Fear The Walking Dead 6×02 – Welcome To The ClubTEMPO DI LETTURA 5 min

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Comunicazione di servizio
 

Fear The Walking Dead è una serie nelle cui recensioni scatta da sempre l’inevitabile paragone con la sua serie madre. Questo particolare (e la serie di commenti probabilmente ripetitivi che caratterizzano il resto delle recensioni) ha spinto la redazione di RecenSerie ad un nuovo sistema di stesura. Lo sparuto team di superstiti che ancora persevera nel recensire suddetta serie svolgerà un lavoro cooperativo. I lettori avranno modo di seguire un’interazione spesso negata dalla scrittura distaccata delle restanti recensioni. I tre recensori (Martin, Fabrizio, e Valerio) interagiranno tra loro, instaurando una dialettica che, con la forma del dialogo (anzi, del trialogo), punterà a commentare questa sesta stagione di Fear The Walking Dead. Ogni settimana uno dei tre recensori assumerà il ruolo di “intervistatore” stuzzicando gli altri due con tematiche e punti di interesse individuati durante la visione. Sarà un’estate molto lunga. L’estate è finita. Ora è ricominciata. Anno 2020: il Covid ha interrotto questa lunga sequela di idiozie sbarrate sul progredire delle stagioni. Fa anche un po’ freddino oggi.

 

Fabrizio: La premiére di questa sesta stagione è stata una piacevole sorpresa per tutti quegli spettatori oramai rassegnati alla settimanale dose di liquame televisivo offerto da Fear The Walking Dead. Pensate si possa fare una riflessione simile anche per questo secondo episodio?

Martin: Mentre guardavo la scena iniziale, in cui si evince una chiara incapacità nell’usare una macchina da presa (e anche nell’alzare una saracinesca), mi sono ricreduto rimuovendo ogni ricordo positivo della season premiere.

Valerio: Mah, per ora sì. Se non altro perché c’è una strada specifica da seguire, una buona dose di battaglie con zombie e personaggi che non hanno questa grande tridimensionalità vengono comunque ben dosati, senza esasperarne lati introspettivi.

Fabrizio: In una serie televisiva di genere survival horror uno degli aspetti predominanti è la costruzione della tensione. È solo una mia impressione o in questo episodio non c’è neppure una sequenza in cui si possa percepire una reale sensazione di angoscia? E cosa ne pensate della sequenza di apertura e degli zombie aspirapolvere?

Martin: Ho predetto la tua domanda ma non avevo pensato al nome “zombie aspirapolvere”, complimenti! Come ho già detto, la regia è imbarazzante ma a peggiorare il tutto ci pensano i vari personaggi secondari terziari che sembrano essere più stupidi degli zombie stessi. Non mi pongo nemmeno la domanda su quale sia la finalità ultima di mandare dei tizi in questa “fossa dei leoni” se non per puro divertissement.

Valerio: La sequenza iniziale è il classico intro in cui non si capisce assolutamente nulla del contesto per poi ritrovarselo in corsa e dire “aaaah ecco che era”. Effettivamente l’intera sequenza cardine ha diverse pecche sia nella sua realizzazione che nella logica stessa del suo essere. Perché mai non decimare gli zombie attraverso le grate ma aspettare che passino educatamente uno a uno? Il montaggio in alcuni di quei punti poi andrebbe abbondantemente rivisto, per non parlare dei deus ex machina a valanga. Sicuramente un buon momento di intrattenimento, ma certo non da rimanere con il fiato sospeso.

Fabrizio: Ma Victor che di colpo accoltella Sanjay e lo getta agli zombie a mo’ di bistecca? Che ne pensate di questo momentaneo passaggio al lato oscuro del personaggio?

Martin: Da dopo la famigerata morte di Travis che è caduto dall’elicottero ormai non mi sorprendo più di alcun tipo di scelte. Gli sceneggiatori non hanno chiaro nessun tipo di decisione.

Valerio: Effettivamente utile a mantenere alta l’ambiguità del personaggio, un conflitto interiore profondo che segna il confine nella sua etica e… no boh, mi è sembrato gratuito e senza senso.

Fabrizio: Quanto poco carisma ha Virginia come villain di stagione?

Martin: Ma in realtà posso dire che sembra la villain meglio costruita di questa serie fino ad ora? Il che non risponde propriamente alla tua domanda ma almeno ti chiarisco parzialmente le bassissime aspettative che ho dopo 5 stagioni…

Valerio: Beh dai, prendere uno dei prigionieri potenzialmente più pericolosi che hai e dargli un ruolo di comando è una mossa degna del peggior villain di sempre. Spietatissima proprio. Oltretutto la sorella le somiglia talmente tanto che all’inizio mi sembrava lei, ma ero anche molto distratto.

Fabrizio: Constatato sul finale che Daniel non è così lobotomizzato come voleva farci credere, quali sono le vostre considerazioni in merito al suo segmento narrativo? Qualche idea su dove si voglia andare a parare?

Martin: A me Daniel Salazar è sempre piaciuto tantissimo. Stiamo parlando di un ex membro della Sombra Negra, una delle più famose death squad di El Salvador, che si è reinventato parrucchiere sia prima che dopo l’apocalisse zombie. Francamente mi aspetto che sia capace di guidare anche un sottomarino, magari proprio quel sottomarino enorme visto la scorsa puntata.

Valerio: C’è sempre il personaggio oscuro e tenebroso che ad un certo punto diventa ancora più oscuro nel senso che anche gli spettatori non capiscono nulla di cosa gli succederà. Sicuramente farà del lavoro dall’interno e poi ad un certo punto la grande mossa eroica. E pensare che maneggia delle forbici vicinissimo al volto della sopracitata temibile villain…

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il lato oscuro di Victor
  • Morgan e Daniel che si incontrano sul finale
  • Virginia villain discutibile
  • Sequenza iniziale con zombie aspirapolvere
  • Completa assenza di tensione

 

Senza dubbio un episodio spiazzante. Un buon numero di cose a caso e un villain col carisma di un comodino non contribuiscono inoltre alla creazione del benché minimo coinvolgimento del pubblico. Non si può far altro che confidare in Far West Morgan e il suo amico barbiere, le migliori cartucce – e questo è tutto dire – che la serie può giocarsi al momento.

 

Fabrizio Paolino

Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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