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Fargo 4×05 – The Birthplace Of CivilizationTEMPO DI LETTURA 4 min

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Arrivati quasi (visti gli 11 episodi) al giro di boa della stagione, Fargo sembra aver finalmente oltrepassato quella linea fittizia di non belligeranza tra le fazioni per focalizzarsi nelle prossime puntate su tutta quella serie di azioni che, inesorabilmente, porteranno a diverse morti e ad un generale peggioramento per tutte le parti interessate.
Finora, facendo un naturale ma probabilmente ingiusto paragone con le precedenti stagioni, questa quarta annata di Fargo si è contraddistinta per essere quella più diversa. Diversa sia nella location (Kansas City è il luogo dove avviene tutto e non più la cittadina del Minnesota), sia nell’epoca (gli anni ’50 sono una novità), sia nella trama (la faida tra cosche mafiose non è nuova ma non è mai stata vista da questa prospettiva): il risultato è un prodotto diverso che si discosta il giusto dalle tre stagioni precedenti per apparire sbiadita. La trama è intrigante, non si può certamente dire il contrario, ma alcuni stereotipi di troppo ed una generale lentezza non hanno aiutato a tenere alto il ritmo. Ora però tutto sembra poter cambiare, e non sarebbe la prima volta che Hawley si prende il suo tempo per arrivare al nocciolo della questione.

Capps: She’s saying we ain’t criminals. We’re outlaws. See, criminals play the game.
Ethelrida: What game?
Capps: Life. The earth.”
Roulette: Society, right? They got their rules. Banking and family. An honest dollar for an honest day’s work. Politics and voting. And the criminal… He on the other side of that, but still he play the game. And if he plays it long enough, he even starts to talk about going legit. The outlaw, on the other hand… well, we reject the game. Society. Ain’t nothing organized about our crime, ‘cause our crime is freedom.”
Capps: No rules.
Roulette: And nothing’s ever broke, and there ain’t nothing to fix. All we want is to live while we’re alive and…
Capps: Die with a gun in our hands.”

Noah Hawley, questa volta in accoppaiata con Francesca Sloane, sforna un episodio che ha veramente ben poco di bilanciato ma funge da connettore per tutte le diverse trame che al momento sembrano ancora troppo sparpalgliate. Ed arrivati al quinto episodio è la scelta giusta da fare.
Immaginando questo episodio come uno di quei muri da investigatore ricchi di foto ed articoli di giornale, “The Birthplace Of Civilization” è un immaginario filo rosso che minuto dopo minuto comincia a connettere tutti i vari protagonisti. Ecco quindi che Loy Cannon (interpretato da un sempre ottimo Chris Rock) si prende la responsabilità di “accogliere” la famiglia Smutny sotto la sua azienda di famiglia, prendendosi letteralmente tutti gli Smutny possibile, inclusa Roulette e Capps; al tempo stesso Josto Fadda entra di prepotenza nel ruolo di Padrino contendendo il ruolo a suo fratello Gaetano; il tutto con un Dick “Deafy” Wickware che si lega sempre più a doppio filo con le due cosche mafiose. E la morte a sorpresa, ma necessaria, di Doctor Senator non potrà che accelerare tutte queste nuove relazioni.

Gaetano: You think it’s funny a man slips in the ice, hmm? Ice you’re supposed to clear. Your job. But you think it’s funny because your lady Jesus tell you that I’m gonna turn the other cheek. Well… I’m Italian. And in Italy, they had to nail our Jesus to the cross. Otherwise, he comes down and kill every last motherfucker in Jerusalem.

Molti sceneggiatori e produttori trovano nella storia recente molti spunti per le loro creature e Fargo non è da meno. “The Birthplace Of Civilization” è un enorme clash culturale che riflette esattamente gli Stati Uniti d’America per quello che sono anche al giorno d’oggi: estremizzando il concetto, è un’accozzaglia assolutamente non coesa di gruppi che pensa solo al loro gruppo. Anche solo andando a New York si può avere questa sensazione di coesistenza nello stesso luogo ma non per questo di accettazione.
La lotta per la scalata sociale avviene su tutti i livelli e viene mostrata piuttosto bene all’interno delle varie cosche mafiose, sia italiana che afroamericana, ma è nelle loro differenze culturali e di approcciarsi al “business” che Fargo riesce ad enfatizzare ancora di più le contraddizioni ma anche le somiglianze. Alla fine la violenza è la chiave di lettura ma anche la moneta di scambio con cui vengono prese le decisioni e la morte di Doctor Senator è esattamente quella linea di confine che non doveva essere superata per nessun motivo.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Regia sempre magnifica
  • La morte di Doctor Senator
  • Chris Rock è amabilissimo
  • Salvatore Esposito si sta divertendo tantissimo in questo ruolo, ormai è palese
  • La morte di Doctor Senator
  • Una generale lentezza c’è sempre e comunque

 

“The Birthplace Of Civilization” è un episodio ricco di cambi di direzione rispetto ai precedenti ma è e rimane sempre un po’ sbiadito rispetto a come Fargo ha saputo abituare. Quindi oltre il Save (abbondante) è meglio non andare.

Martin Moody

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 25 ed i 35 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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