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Fargo 5×10 – BisquikTEMPO DI LETTURA 6 min

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Fargo 5x10 Recensione“This is a true story. The events depicted took place in Minnesota in 2019. At the request of the survivors, the names have been changed. Out of respect for the dead, the rest has been told exactly as it occurred.”

Tanto tuonò che piovve. Ma la pioggia è durata soltanto 15 minuti.
Per tutta la stagione, Fargo ha seminato il terreno in vista del famigerato scontro finale tra le milizie dello sceriffo Roy Tillman e il variegato fronte dei suoi oppositori, da Lorraine Lyon agli agenti dell’FBI, passando ovviamente per Dorothy/Nadine. In fin dei conti, però, questa battaglia ha avuto un minutaggio davvero limitato ed è terminata poco dopo l’inizio del season finale.
Nonostante ciò, il giudizio sulla puntata rimane assolutamente positivo, così come quello complessivo su questa quinta stagione. Una conclusione anti-climatica, infatti, non corrisponde necessariamente a una fine in tono minore. Al contrario, c’è stata la possibilità di permettere alle storyline di mostrare in modo approfondito la loro conclusione naturale. Inoltre, Noah Hawley ne ha approfittato per umanizzare e caratterizzare maggiormente uno dei personaggi cardine della stagione, ossia Ole Munch.

CHIACCHIERE E DISTINTIVO


“When the violence comes, it comes fast, and it’s over. You can never really be sure. Did I draw first? Or did he?”

Nel celebre capolavoro di Brian De Palma, Al Capone inveisce contro l’agente dell’FBI Eliot Ness definendolo un uomo che era solo chiacchiere e distintivo. In lingua inglese, l’espressione originale è “a lot of talk and a badge”. In entrambi i casi, l’obiettivo è descrivere Ness come un gradasso e una persona che si nasconde dietro al potere della propria autorità.
Questa definizione, molto più che per il destinatario originale, è perfetta per parlare di Roy Tillman. Nel corso delle recensioni precedenti, Roy era stato già descritto come un mediocre che indossava una maschera di solennità e austerità. La sua stella da sceriffo rappresentata un elemento cardine di questa recita.
Inoltre, il ruolo ricoperto gli ha permesso di immaginarsi e di descriversi come un uomo pronto a scendere in battaglia contro l’establishment di Washington e le istituzioni corrotte, come ad esempio l’FBI. La recita gli è sicuramente riuscita bene, dato che il suo appello online – in cui si è definito “America’s Sheriff” – ha portato decine di uomini armati a raggiungere velocemente il suo ranch.
Purtroppo per lui, però, prima o poi arriva il momento in cui è davvero necessario combattere, senza possibilità di bluffare. In quel contesto, Roy Tillman ha dimostrato due sole doti, ossia viltà e codardia. L’abbandono del figlio, l’omicidio del suocero e la fuga nei tunnel – mentre i suoi uomini erano impegnati a lottare contro le forze dell’ordine – sono la perfetta testimonianza di chi sia davvero il personaggio interpretato da Jon Hamm.

THE FEDERALIST SOCIETY


“Where was I? Oh, yes, punishment. Did you know that 85% of all prisoners are in debt? Hundreds, if not thousands of dollars, interest accruing, their families put out on the street. Well, I’ve started a fund to help certain prisoners free themselves from this burden. A private fund. Plus a little fresh cash each month in their commissary accounts. Vaseline, Vienna sausages, that kind of thing”

Nel corso della sua première, la quinta stagione era iniziata mostrando una rissa scoppiata durante un incontro tra genitori e insegnanti in una scuola. La scelta non è casuale, dato che la lotta sui curriculum scolastici è una delle manifestazioni più aspre della profonda polarizzazione che sta spaccando in due l’America e le comunità che la compongono.
Di solito, questo scontro viene inteso seguendo le tradizionali demarcazioni politiche, con i liberal/progressisti da un lato e i conservatori dall’altro. Tuttavia, nel corso della stagione, il conflitto tra Lorraine Lyon e lo sceriffo Tillman avviene all’interno della stessa area politica, ossia quella della destra conservatrice. 
Non a caso, nella sua visita in carcere a Roy, Lorraine ha menzionato le sue donazioni alla Federalist Society, ossia la potentissima associazione che può attualmente vantare giudici della Corte Suprema. Tra i principi cardine di questa società vi è, ad esempio, l’interpretazione originalista della Costituzione. Ciò vuol dire interpretare la Costituzione alla lettera e con lo spirito di chi l’ha promulgata nel 1789. In questa visione, i diritti garantiti dalla Costituzione sarebbero solo quelli che erano nelle intenzioni dei Founding Fathers. 
La stessa teoria è stata enunciata anche da Roy in diverse occasioni. Eppure, tra Lorraine e l’ex sceriffo c’è un abisso di distanza, sotto ogni punto di vista. Entrambi si basano sugli stessi principi, ma appartengono a mondi diversi. Leggendo la stagione con le lenti della politica americana, l’intera storia è una metafora della grande trasformazione della destra americana negli ultimi 25/30 anni.
Il processo che ha portato il partito di Eisenhower e Reagan a essere il partito di Fox News e di Donald Trump si mostra nella frattura tra il mainstream – ossia Lorraine – e la versione populista incarnata dallo sceriffo. Una versione che preso i tradizionali slogan e li ha svuotati, rendendoli manichei veicoli per legittimare la violenza e la sopraffazione. 

CUCINARE CON AMORE


“Before the boat, the man lived on the moors and ate fleas from the rats. He was frightened all the time. Then one day, a man comes on a wealthy horse and offers him two coins and a meal. But the food was not food. What was it? It was sin. The sins of the rich. Greed, envy, disgust. They were bitter the sins. But he ate them all, for he was starving. From then on, the man does not sleep or grow old. He cannot die. He has no dreams. All that is left is sin.”

Nel corso della stagione, Noah Hawley ha spesso flirtato con l’idea che Ole Munch sia un uomo che vive su questa Terra da secoli. Il suo abbigliamento, il suo modo di parlare e di comportarsi sembrano per di più supportare questa teoria. Fargo ha sempre strizzato l’occhio a figure peculiari come Munch o come V.M. Varga nella terza stagione.
Personaggi di questo tipo hanno la funzione di facilitare l’impiego di metafore con cui raccontare la realtà. Nel nostro mondo, nessuno vive per 600 anni. Al contrario, invece, molte persone vivono soggiogate da altri esseri umani e finiscono per sentirsi colpevoli per la situazione in cui si trovano. La vita attorno a loro si inaridisce, tutto perde di sapore e di significato, si chiudono in loro stessi e perdono ogni gioia.
La storia di Ole Munch è dunque la storia di un uomo solo e che è stato a lungo vittima dei suoi carnefici, fino a vivere solo in funzione di incarnare e pagare il prezzo del male da essi commesso. Il messaggio lanciato da Hawley e da Dorothy è che questa esperienza è comune a molte persone, che magari neanche si rendono conto di essere in balia di aguzzini. Da tutto questo, è possibile però uscirne, grazie all’amore delle persone che ci stanno accanto. Una voce di speranza ottimismo all’interno di una storia di violenza e soprusi. D’altronde, Fargo ha sempre dimostrato di poter essere tutto e il suo contrario. 

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • I primi 15 minuti
  • La componente anti-climatica
  • Il discorso di Lorraine a Roy
  • L’umanizzazione di Ole Munch
  • Nel complesso, una grande stagione
  • Nulla di particolare da segnalare

 

Non il finale più memorabile nella storia della tv, ma una degnissima conclusione per una stagione di alto profilo.

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Romano, studente di scienze politiche, appassionato di serie tv crime. Più il mistero è intricato, meglio è. Cerco di dimenticare di essere anche tifoso della Roma.

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