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Povere Creature!

Povere Creature! non è solo sesso e un corposo minutaggio di Emma Stone in nudo integrale. Lanthimos coniuga fantascienza e dark comedy con una facilità disarmante, riuscendo a mantenere una cifra stilistica assimilabile al cinema d’autore in senso stretto. Le sperimentazioni per quanto riguarda la regia sono molteplici e tutte funzionali a ciò che si sta vedendo in scena.

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Un racconto in età vittoriana sull’amore e la scoperta scientifica. L’incredibile storia di Bella Baxter, una giovane donna riportata in vita da un eccentrico quanto brillante scienziato.

 

Povere Creature! è l’ultimo film del regista greco Yorgos Lanthimos, già conosciuto al pubblico per titoli quali Dogtooth (2009), The Lobster (2015) e The Favourite (2018). Un film che riesce a coniugare i tratti del puro e semplice cinema d’autore a quelli di una dark comedy di puro intrattenimento; il tutto caricato da un body horror in stile David Cronenberg che acuisce tutte le sequenze girate all’interno delle sale operatorie dell’epoca vittoriana che non possono non ricordare al pubblico show come The Knick.
L’apparenza grottesca del film assume tutt’altra forma quando viene declinata e messa in prospettiva con il messaggio alla base della pellicola: ogni persona ha una spiccata tendenza al controllo e questo aspetto, seppur silente, trova il modo di tornare a galla e prendere il sopravvento. Si potrà essere vittime e controllati per la propria intera esistenza, ma l’inversione di rotta (e divenire controllanti) è più rapida di quello che si è portati a credere.
Una smania di controllo che avvicina Povere Creature! ad un linguaggio femminista, visto e considerato che la protagonista indiscussa della pellicola è Bella Baxter (Emma Stone) ed il suo lungo percorso di crescita, di educazione e, soprattutto, di scoperta relativamente le mille sfaccettature del mondo e della società.
Il film è l’adattamento dell’omonimo romanzo del 1992 di Alasdair Gray, ma occorre premettere che l’opera di Gray, oltre ad una costruzione differente, dava peso ben maggiore alle tematiche sociali e politiche rispetto a quanto fatto da Lanthimos che, da questo punto di vista, preferisce non esagerare lasciando sullo sfondo certe dinamiche (socialismo) preferendo piuttosto concentrarsi sulle connessioni umane della protagonista e i loro effetti su di lei.
Lanthimos costruisce un film ineccepibile a livello fotografico e registico. Il passaggio dal bianco e nero ai colori è strettamente correlato alla crescita di Bella, tant’è che Londra viene mostrata sempre in bianco e nero fino a quando la donna non torna a casa. Ma è con i colori che i film si diletta maggiormente passando dal candore del bianco al giallo itterico di Alessandria, quasi a voler sottolineare l’improvvisa e nefasta presa di coscienza da parte di Bella. Degli affreschi quasi in stile steampunk, invece, appaiono i cieli sotto i quali la nave da crociera con a bordo Bella attraversa mari ed oceani.

What a very pretty retard.

Accantonando per un attimo il comparto tecnico, su cui si ritornerà in seguito, forse sarebbe meglio dare qualche dritta riguardo la trama del film. Bella Baxter è la “creazione” di Godwin Baxter, un eccentrico chirurgo che decide di salvare una sconosciuta, morta suicida e di cui ha trovato il cadavere, impiantandole al posto del cervello quello del feto che portava in grembo al momento della morte. Bella, questo il nome che viene dato alla donna, si ritrova quindi alla fase infantile della propria vita e deve essere seguita per poter crescere e diventare una donna che rispecchi usi e costumi della società moderna. Proprio per questo, Godwin assume un suo studente, Max, per stare accanto a Bella e annotare ogni singolo progresso.
I riferimenti al Frankenstein di Mary Shelley sono lapalissiani (così come a Bram Stoker’s Dracula di Francis Ford Coppola), anche se l’aspetto di Bella lascia intravedere altro. A livello fisico è Godwin (Willem Dafoe) ad essere il più mostruoso: lacerato e sfigurato dal padre che su di lui ha praticato qualsivoglia tipo di esperimento per amore della scienza.
Bella, per l’influenza e il magnetismo che sembra avere su gli altri personaggi in scena, ricorda forse più Maria di Metropolis, celebre pellicola di Fritz Lang. Ma volendosi addentrare nelle similitudini cinematografiche occorre scomodare anche Il gabinetto del dottor Caligari (Robert Wiene, 1920), nonché Belle De Jour (Luis Buñuel, 1967) con cui Povere Creature! condivide essenzialmente una grossa porzione di trama (quando Bella si trova a Parigi). La peculiare psicoanalisi di Catherine Deneuve è simile a quella utilizzata da Emma Stone nel film di Lanthimos, con la differenza che in questo caso non c’è il tentativo di sconfiggere paure o fobie, quanto puro e semplice desiderio di conoscere “l’altro”, “il diverso”. Da menzionare, in ultima battuta, la tematica della reclusione (di Bella), in quanto in precedenza già affrontata sempre da Lanthimos in Dogtooth.

I must go punch that baby.

Ritornando a parlare del comparto tecnico, Lanthimos riesce a rendere Povere Creature! un film sperimentale in quasi ogni singola ripresa. Durante i dialoghi/monologhi rivelatori, in cui una porzione di trama di cui il pubblico era in precedenza non a conoscenza, l’utilizzo del fisheye dà quasi l’idea di essere all’interno della stanza e spiare l’intera conversazione. Il regista cerca (e riesce) a trasmettere la sensazione di segreto che si percepisce attorno a determinati aspetti. Così come la spasmodica ricerca di felicità e gioia di Bella che viene ritrovata nell’autoerotismo: i primi piani del volto di Emma Stone trasudano naturalezza e, per l’appunto, il piacere della scoperta. Perché è proprio quello sta avvenendo in scena: Bella Baxter, un’adulta solo all’apparenza ma cerebralmente una infante, scopre progressivamente la sua dimensione nel mondo. E, prima di avere una percezione degli altri e della società, scopre se stessa. Ed è una scoperta cruda, fisica, animalesca: il desiderio smodato di sesso da cui dipende è il primo passo di Bella verso la rivelazione, verso la scoperta. Via via che il tempo passa, come per ogni infante che cresce, la giovane abbandona il puro impulso provando la necessità di altro.
Le scoperte fatte nel passaggio tra Lisbona ed Alessandria, nel periodo trascorso sulla nave da crociera, rappresentano una tappa fondamentale per Bella che si avvicina alla filosofia e alla lettura, approfondendo il suo pensiero critico, allontanandosi da figure che la zavorravano. A Parigi la donna sboccerà a tutti gli effetti, ma l’animo ribelle, anticonvenzionale già è percepibile.
Si era parlato di femminismo ad inizio recensione e, a conti fatti, così può essere etichettata la storia visto e considerato il percorso di crescita di Bella che cerca di districarsi dalle catene di una società che le impone determinate regole, il più delle volte prive di logica. Prima inconsapevolmente, con la naturalezza e la spigliatezza di una giovane bambina, successivamente cosciente di sé e di cosa essa rappresenti per il mondo e per gli altri.

Why keep it in my mouth if it is revolting?

Per quanto concerne il cast i nomi già menzionati nella recensione dovrebbero dare l’idea della qualità generale della pellicola: Emma Stone, Mark Ruffalo, Willem Dafoe, Ramy Youssef e, seppur in una piccola parte, Margaret Qualley.
I primi tre sono, di fatto, i veri mattatori di Povere Creature!
Willem Dafoe è Godwin Baxter, il creatore, un nome inusuale e che si presta a riflessioni (God-win). Un figlio martirizzato dal padre, ma che proprio per esso sembra provare profondo rispetto ed ammirazione. Grazie a Bella (che tiene segregata in casa per molto tempo) riscopre un lato della sua persona che sembrava essere scomparso da tempo: il sapersi emozionare e il saper voler bene.
Mark Ruffalo è Duncan Wedderburn, rappresentazione dell’uomo avido e manipolatore, inizialmente sembra la figura preponderante all’interno della coppia tra lui e Bella, quasi quest’ultima dipendesse totalmente dall’uomo, incapace di stare al mondo. Ma la crescita umana di Bella lo travolge, lasciandolo inebetito, indebitato e privato di spirito e soldi.
Emma Stone restituisce al pubblico il tortuoso percorso di crescita di Bella Baxter. Un percorso strettamente correlato alle pulsioni sessuali, inizialmente uno svago e successivamente un mero strumento per psicoanalizzarsi in autonomia, per conoscere se stessa in maniera più approfondita e, non meno importante, per poter racimolare del denaro.

This is Martha. She is my new friend who has not been fucked in twenty years! Is that not astonishment? I hope you use your hand between your legs to keep yourself happy?


Povere Creature! non è solo sesso e un corposo minutaggio di Emma Stone in nudo integrale. Lanthimos coniuga fantascienza e dark comedy con una facilità disarmante (molte sono le sequenze in cui si ride di gusto e non forzatamente), riuscendo a mantenere una cifra stilistica assimilabile al cinema d’autore in senso stretto. Le sperimentazioni per quanto riguarda la regia sono molteplici e tutte funzionali a ciò che si sta vedendo in scena.
La parte più debole, se così si può definire, è rappresentata dall’ultima mezz’ora circa quando un determinato personaggio in precedenza mai nemmeno menzionato appare quando la pellicola sembrava essere già indirizzata per riuscire a trovare da sé la propria conclusione. Lo stesso McNamara ha sottolineato la difficoltà nel riuscire a non deragliare la storia introducendo un nuovo personaggio dopo quasi due ore di messa in onda. Ma, è d’obbligo sottolinearlo, si sta parlando di un difetto che non inficia di per sé la valutazione generale di un film inattaccabile sotto molteplici punti di vista.
La tipologia di storia e il suo essere volutamente grottesco potrebbe non riuscire ad avvicinarsi ai palati della stragrande maggioranza del pubblico, ma questo poco importa perché Lanthimos confeziona una pellicola degna di questo nome.
Viene da sorridere e da pensare di essere in un’epoca fortunata se si tiene in considerazione che ai prossimi Oscar, nella categoria Miglior Film, ci saranno titoli come Anatomy Of A Fall, Killers Of The Flower Moon, Oppenheimer e Poor Things. La settima arte è ancora viva: che vinca il migliore.

 

TITOLO ORIGINALE: Poor Things!
REGIA: Yorgos Lanthimos
SCENEGGIATURA: Tony McNamara; basato su Poor Things: Episodes from the Early Life of Archibald McCandless M.D., Scottish Public Health Officer di Alasdair Gray
INTERPRETI: Emma Stone, Mark Ruffalo, Willem Dafoe, Ramy Youssef, Christopher Abbott, Kathryn Hunter, Jerrod Carmichael, Hanna Schygulla, Margaret Qualley
DISTRIBUZIONE: Searchlight Pictures
DURATA: 142′
ORIGINE: USA, 2023
DATA DI USCITA: 01/09/2023, 80ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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