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Killers Of The Flower Moon

Scorsese si dedica alla critica sociale con un cast di grandissimo livello. Il film finirà sicuramente in almeno un paio di categorie ai prossimi Oscar: Miglior Regia, Miglior Attore Protagonista/Non Protagonista, Miglior Montaggio. Oppure anche tutte queste.

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Quando i membri della tribù Osage negli Stati Uniti vengono uccisi in circostanze misteriose nel corso degli anni ’20, parte una grossa indagine dell’FBI.

 

Killers Of The Flower Moon è l’ultima fatica di Martin Scorsese, un crime-drama in salsa western basato sull’omonimo romanzo di saggistica scritto dal giornalista David Grann e che cerca di raccontare la terrificante successione di morte che coinvolse la tribù Osage in Oklahoma durante gli anni ’20 del ventesimo secolo. Il titolo, come viene specificato all’inizio del film, fa riferimento ad una particolare tipologia di fiori che, in certe fasi lunari, nascevano nei campi dello Stato americano. Fiori che, per l’appunto, venivano soprannominati “flower moon” dai nativi.
Nonostante i diritti del libro di Grann fossero stati acquistati a marzo 2016, fino ad ottobre 2018 la produzione rimase di fatto bloccata fino a quando non venne annunciato che, terminato The Irishman, Scorsese avrebbe iniziato a lavorare alla sua successiva pellicola. La sceneggiatura fino a quel momento scritta, tuttavia, venne riscritta dal momento che non veniva dato sufficiente spazio agli Osage e a come gli americani li trattavano. Per questo motivo Leonardo DiCaprio, inizialmente scritturato per il ruolo di Tom White, scelse di interpretare Ernest Burkhart e Jesse Plemons venne aggiunto al cast.
Tralasciando le performance recitative (DiCaprio e De Niro dovrebbero essere nomi sufficienti a convincere anche i più scettici) ed il consueto mastodontico comparto tecnico (Scorsese, signori e signore), Killers Of The Flower Moon presenta una storia agghiacciante per la sua crudeltà e freddezza, ma ciò che veramente colpisce è che i fatti sono reali, tangibili, accaduti sulla pelle delle persone che vengono rappresentate da attori in scena. Una realtà che configura la devastazione sociale e territoriale di un popolo, gli Osage, a favore del solito “uomo bianco” che avrebbe costruito le proprie fortune a discapito del prossimo, come per esempio la famiglia di J. P. Getty, petroliere emergente dell’epoca.

There never has been a country on this earth that has fallen except when that point was reached…where the citizens would say, ‘We cannot get justice in our courts.’

Meglio fare però un passo indietro e cercare di presentare l’antefatto alla base del film, così da avere maggiore contesto della storia raccontata da Scorsese.
Dopo aver vissuto per secoli nel Midwest degli Stati Uniti, gli Osage erano stati costretti a lasciare le terre del Kansas ai coloni bianchi che le avevano occupate con la forza. Alla fine dell’Ottocento, quindi, il governo statunitense vendette loro un piccolo appezzamento di terra che nessuno voleva, in quanto inadatto alla coltivazione, nello Stato dell’Oklahoma. Pochi anni dopo i nativi Osage scoprono che sotto la loro terra si nasconde un quantitativo spropositato di petrolio di cui loro erano gli unici proprietari.
Con i soldi ricavati dal petrolio gli Osage si arricchirono rapidamente: scuole prestigiose per i figli; ville, auto di lusso; viaggi in Europa. Un tenore da “uomo bianco” che non durò molto: il Congresso, ritenendo gli Osage “incompetenti” a livello finanziario, approvò una legge che prevedeva l’assegnazione di un tutore a ogni persona che aveva almeno il 50% di sangue Osage. Tutori che ovviamente erano uomini d’affari bianchi trasferiti nella zona che iniziarono ad approfittarsi della legge per arricchirsi alle spalle degli Osage.
Fatto che viene evidenziato anche nel film: Mollie Burkhart, possidente terriera e ricca grazie all’eredità trasmessa dalla famiglia, doveva di fatto chiedere “permesso” per poter prelevare del denaro e di conseguenza usarlo a proprio piacimento.
Una situazione di stallo che non poteva durare: da una parte una Nazione che era ricca, ma di fatto tenuta sotto scacco dalla legge; dall’altra figure di spicco della società bianca che dovevano ricorrere a degli stratagemmi per poter vivere “da ricchi”. Come altro poteva risolversi questa contesa se non con il sangue?

The world’s richest people per capita were becoming the world’s most murdered.

Killers Of The Flower Moon inizia il proprio racconto qui, sfruttando la tragica storia della famiglia di Mollie (Lily Gladstone), il matrimonio con Ernest Burkhart (Leonardo DiCaprio) e la magnetica figura di William King Hale (Robert De Niro).
L’uomo bianco si era stufato dei sotterfugi per arricchirsi, preferendo la violenza: gli Osage iniziarono a morire come mosche. Armi da fuoco, veleni, agguati, suicidi inscenati in circostanze misteriose: anche chi cercava di investigare (come per esempio il rappresentante Osage mandato nella capitale per riferire delle morti sospette) faceva una brutta fine. Un complotto a tutti gli effetti, come mostrato all’interno del film: medici, becchini, tutori della legge, avvocati e pubblici ministeri non indagavano volontariamente e spesso ne prendevano parte. Eclatante, volendo fare un ulteriore esempio, il caso di William Hale stesso, vice sceriffo della città. Una storia che bagnò di sangue la cittadina di Fairfax e che attira l’attenzione della neonata FBI solo dopo oltre 20 omicidi e l’accorata richiesta di Mollie, debilitata dal veleno somministratogli da Ernest, ma comunque in cerca di vendetta e verità per lo sterminio della propria famiglia.
L’arrivo dell’FBI e la conseguente risoluzione occupa, nei 206 minuti totali una fetta di tempo ridotta, ma genericamente ben costruita ed inserita all’interno della storia. L’ampio spazio concesso ai racconti dei soprusi contro gli Osage aiuta ad amplificare il valore del film e l’importanza della sua storia.

Ci sono più possibilità di vedere condannato un uomo per aver picchiato un cane piuttosto che per aver ucciso un indiano.

Relativamente al cast risulta ben poco da aggiungere oltre ai nomi altisonanti se non qualche piccola curiosità. Detto del cambio di ruolo di DiCaprio, va aggiunto che Lily Gladstone (aggiuntasi al cast insieme a Plemons nel febbraio 2021) non ha sostenuto nessun provino poiché Scorsese era certo di aver già scelto la persona giusta per il ruolo di Mollie. E, inutile dirlo, il regista ci aveva visto lungo in quanto la performance della Gladstone restituisce una donna forte, indebolita dai veleni e dalla cattiveria de “l’uomo bianco”, ma comunque decisa a lottare fino all’ultimo respiro.
Killers Of The Flower Moon, infatti, racconta sì della ricerca della verità per i molteplici omicidi della tribù Osage, ma lo fa usando come lente da anteporre alla visione dello spettatore il matrimonio di Mollie ed Ernest. Un matrimonio cresciuto per convenienza, ma nato con un fondamento di amore e passione: la donna riconosceva nell’uomo un intento da sciacallo, alla ricerca della preda a cui sottrarre del denaro, ma non poteva ammutolire i sentimenti che provava per lui. Allo stesso modo Ernest, sospinto più e più volte dallo zio William, pur amando la moglie finirà per tradirne la fiducia, bendandosi gli occhi di fronte a ciò che lui stesso compiva all’interno delle mura di casa.
Da segnalare la partecipazione, seppur circoscritta ad un minutaggio notevolmente esiguo, di Brendan Fraser, John Lithgow e Martin Scorsese stesso.

William Hale: Si tratta solo di sfortuna.
Thomas White: Mi sembra più un’epidemia che una sfortuna.

A differenza delle numerose produzioni cinematografiche che fuggono all’estero (anche il semplice Canada è sufficiente) per poter risparmiare le tasse che devono essere versate alle casse dello Stato, Killers Of The Flower Moon è stato girato in Oklahoma, in particolare nella Contea di Osage e quella di Washington, nelle città di Pawhuska, Fairfax e Bartlesville. Una scelta stilistica, voluta da Scorsese stesso, sostenuta economicamente dalla compartecipazione finanziaria di Apple TV+ (contattata da Scorsese stesso, così come Netflix) e Paramount.

Poter raccontare questa storia sulla terra in cui si sono verificati questi eventi è incredibilmente importante e fondamentale per permetterci di ritrarre una rappresentazione accurata del tempo e delle persone. Siamo grati ad Apple, all’Oklahoma Film and Music Office e alla Nazione Osage, in particolare a tutti i nostri consulenti Osage e ai consulenti culturali, mentre ci prepariamo per queste riprese. Siamo entusiasti di iniziare a lavorare con il cast e la troupe locale per dare vita a questa storia sullo schermo e immortalare un periodo della storia americana che non dovrebbe essere dimenticato. (Martin Scorsese)

Menzione a parte deve essere fatta riguardo la durata della pellicola: 206 minuti, poco meno di The Irishman. Una lunghezza mastodontica che a primo impatto potrebbe intimorire i più, ma che all’atto della visione non si percepisce in maniera preponderante. Sia chiaro: il film e la storia sono dense di fatti, di morti, di sangue e di avvenimenti. Ma il racconto, lineare, interessante, con ritmo incalzante e privo di sequenze oltremodo lunghe e tirate per i capelli, riesce ad evitare l’appisolamento del pubblico che sarebbe altrimenti fatale.

Il male circonda il mio cuore.


Se si tiene in considerazione la sinossi con cui il film viene presentato si potrebbe incorrere ad una serie di aspettative sbagliate. Il film tratta sì dell’investigazione dell’FBI riguardo agli omicidi perpetrati ai danni della tribù Osage, ma questo è solo il punto di arrivo per una storia fatta di crudeltà, cattiveria, cupidigia e sapienti macchinazioni. Un complotto ordito ai danni di una popolazione che ha avuto la semplice sfortuna di ritrovarsi proprietaria (non per suo volere, tra le altre cose) di un terreno ricolmo di petrolio. E lì dove sono i soldi non può che scorrere copioso sangue ad imbevere un terreno impossibile da coltivare, ma baciato dalla provvidenza e dal destino.
Scorsese regala al pubblico una pellicola dal forte valore sociale, forte di un cast come al solito di grandissimo livello. Al botteghino il film non sembra aver riscosso il successo sperato: 120 milioni di incasso (ad oggi ndr) a fronte di un budget, privo delle spese di marketing, di 200 mln.
Killers of the Flower Moon resta, comunque, una pellicola che il pubblico ritroverà in una categoria oppure nell’altra ai prossimi Oscar. Ed i motivi sono sotto gli occhi di tutti.

 

TITOLO ORIGINALE: Killers Of The Flower Moon
REGIA: Martin Scorsese
SCENEGGIATURA: Eric Roth, Martin Scorsese; basato su Killers of the Flower Moon di David Grann
INTERPRETI: Leonardo DiCaprio, Robert De Niro, Lily Gladstone, Jesse Plemons, Tantoo Cardinal, John Lithgow, Brendan Fraser
DISTRIBUZIONE: 01 Distribution
DURATA: 206′
ORIGINE: USA, 2023
DATA DI USCITA: 20/10/2023

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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