“Prevedibilità” era la parola comparsa all’interno della precedente recensione e così è stato anche per questo finale.
La decima e ultima puntata della quarta stagione di Mayor of Kingstown, “Belly of the Beast”, chiude un capitolo narrativo denso di violenza, lutti e compromessi, gente che vive sui tetti o che trascorre l’intera giornata all’interno dell’abitacolo dell’automobile, il tutto lasciando deliberatamente aperte alcune linee narrative: si prospetta una guerra aperta con i colombiani nella probabile quinta stagione, considerata la fuga di Cortez.
Il risultato è un finale emotivamente forte, a tratti efficace, ma anche rappresentativo dei limiti strutturali che hanno accompagnato l’intera quarta stagione: una scrittura che punta spesso sull’impatto immediato più che sulla coerenza di lungo periodo e una tendenza a risolvere conflitti complessi attraverso soluzioni drastiche e talvolta convenzionali.
MERLE E I FRATELLI MCLUSKY
Il fulcro dell’episodio è la resa dei conti con Merle Callahan, antagonista centrale della stagione. Un ruvido e credibile villain giustamente tenuto in naftalina fino a circa metà di questa stagione e mai preso effettivamente in considerazione.
Dopo essere riuscito a sopravvivere a una lunga serie di minacce e inseguimenti, Merle decide di consegnarsi alle autorità, confidando nel carcere come unico luogo in grado di proteggerlo dalla vendetta dei McLusky. A leggere queste poche righe già si intravede il pattern: in una città dove la giustizia è legata a doppio filo con la criminalità, Merle decide di consegnarsi spontaneamente sperando di riuscire ad essere ri-immesso nel “sistema” da cui era lui stesso scappato pochissimo episodi fa. Ha effettivamente senso questa scelta? Evidentemente no. Il piano di Merle avrà successo? Abbastanza limpido dedurre come andrà a finire.
La decisione di Merle sembra quindi più dettata dalla necessità narrativa di condurlo verso un epilogo chiaro che da una reale evoluzione del personaggio. Occorreva arrivare al punto B partendo dal punto A e così è stato fatto.
SPUNTI NON SFRUTTATI E UNA STORIA POCO CONVINCENTE
La vendetta di Kyle costituisce il momento emotivamente più potente dell’episodio. Dopo una stagione segnata dal trauma e dalla perdita della moglie Tracy, Kyle trova finalmente Callahan e lo uccide in una sequenza brutale, carica di rabbia e dolore. La scena è intensa, ben interpretata e costruita per colpire lo spettatore, culminando in un momento di apparente catarsi quando Kyle, ormai svuotato, si abbandona al pianto tra le braccia di Mike. Tuttavia, questa risoluzione così netta solleva più di un dubbio: la serie sembra indulgere in una vendetta “liberatoria” che mal si sposa con la tradizionale visione pessimistica dello show, storicamente più interessato a mostrare l’inutilità della violenza che a celebrarne gli esiti.
In parallelo, il finale mette in scena l’ennesima esplosione di caos all’interno della prigione. La decisione della direttrice Nina di revocare il lockdown provoca una rivolta violenta tra gang rivali, con conseguenze immediate e sanguinose. Il tutto immediatamente dopo aver revocato il lockdown stesso. Sebbene la sequenza restituisca bene il senso di instabilità cronica del sistema carcerario, la sua gestione risulta caotica e poco focalizzata. Alcuni personaggi chiave coinvolti in questa escalation non hanno ricevuto, nel corso della stagione, uno sviluppo sufficiente per rendere pienamente significativo ciò che accade.
La morte di Kevin, guardia carceraria legata a Bunny, è un esempio. Colpito mortalmente dopo la rivolta mentre stava cercando di eseguire un ordine, Kevin diventa l’ennesima vittima di un sistema che divora indistintamente alleati e nemici. È una morte dura, coerente con il tono della serie, ma trattata con una rapidità che ne riduce l’impatto emotivo: ancora una volta, Mayor of Kingstown sembra usare la perdita come strumento di shock più che come vero punto di riflessione narrativa.
Il finale dedica spazio anche alle conseguenze psicologiche della violenza, ma in modo frammentario. Cindy Stephens, la guardia che aveva ucciso un collega per salvare Kyle, appare visibilmente traumatizzata, ma il suo stato emotivo resta sullo sfondo, accennato senza essere davvero esplorato. È un’occasione mancata, perché il personaggio avrebbe potuto incarnare uno dei temi più interessanti della stagione: il prezzo umano delle scelte estreme in un contesto dove il confine tra giusto e sbagliato è sempre più labile.
PARAGONE CON LE PRECEDENTI STAGIONI
Inserito nel quadro più ampio della serie, questo finale evidenzia anche uno scarto significativo rispetto alle stagioni precedenti. Nei primi capitoli di Mayor of Kingstown, la forza dello show risiedeva nella sua capacità di mantenere una tensione costante e sistemica: la violenza non era mai una vera risoluzione, ma una condizione permanente, un ciclo senza sfogo né redenzione. I finali di stagione tendevano a essere amari, volutamente incompleti (nel bene e nel male, ma soprattutto nel male), lasciando i personaggi intrappolati in equilibri precari. Il finale della quarta stagione, invece, sembra scegliere una strada più tradizionale e risolutiva. La morte di Callahan per mano di Kyle offre allo spettatore un punto di arrivo chiaro, emotivamente leggibile, ma anche più convenzionale. È una scelta che segna un cambio di tono: la serie appare meno interessata a lasciare ferite aperte e più propensa a concedere momenti di apparente giustizia, pur restando immersa nella brutalità. Questo cambio, però, comporta una perdita di rigore tematico. Se le stagioni precedenti apparivano più compatte nel loro discorso sul fallimento strutturale del sistema, la quarta stagione moltiplica le linee narrative e gli scoppi di violenza senza sempre riuscire a ricondurli a una visione unitaria.
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In conclusione, “Belly of the Beast” è un finale capace di offrire sequenze forti e memorabili, ma anche emblematico delle ambiguità della quarta stagione. La chiusura delle sottotrame presentate è sotto certi punti di vista illusoria:
– La distanza tra Kyle e Mike non potrà essere rinsaldata dalla sequenza conclusiva, considerati i dialoghi avuti tra i due fratelli negli ultimi episodi;
– Kyle ha vissuto in perenne equilibrio la sua vita da poliziotto ed ora si ritrova ad essere un criminale fatto e finito, difficile prevedere il suo futuro arco evolutivo;
– La questione disciplinare di Ian è stata totalmente messa in disparte dal Capitano stesso della polizia;
– Bunny avrà sconfitto i colombiani, ma solo per il momento;
– La situazione in carcere è tutto fuorché calma;
– In città vige l’anarchia totale e a nessuno sembra veramente interessare qualcosa;
Resta un finale potente, circoscrivendolo alla scena di Kyle e Merle, ma imperfetto per il restante minutaggio. La quinta stagione, evidentemente necessaria per dare seguito alla sequenza di Bunny e Cortez, rappresenterà il finale del progetto, oppure si tenterà di mantenere ancora in vita questo show?
