Arrivati al penultimo episodio della stagione, altre morti più o meno eccellenti continuano ad essere popolare questa serie, tanto da far immaginare una strage nel finale.
LAMAR E BREEN
Se si dovesse giudicare questo episodio in una sola parola, questa sarebbe prevedibilità. Tutto quello che sta succedendo è estremamente prevedibile. Non solo in termini puramente di trama ma anche come l’unica, inevitabile fine per quasi tutti i personaggi sia la loro morte violenta. Che Breen impazzisse era chiaro fin da quando è ricomparso in questa stagione. La sua vendetta contro il male rappresentato dai carcerati per compensare il suo fallimento personale e lavorativo risulta estremamente violenta, fino ad essere esagerata e poco credibile. In quanto alla sua morte, è inevitabile e si ricollega alla morale generale della serie: non si può fuggire da Kingstown se non morendoci.
Anche per Lamar vale lo stesso discorso. Posto che forse il suo doppiogioco si poteva rendere più interessante, anche lui viene ucciso per dare seguito alla trama di Moses, in questo caso il senso tragico che mancava ancora al personaggio anche se pure qui è tutto molto costruito ma non “sentito”. In fondo, non basta bersi insieme del whiskey per mostrare il valore di un’amicizia e un’esecuzione molto teatrale per convogliare tutto il suo risentimento.
Tutti vengono uccisi perché in qualche modo se lo meritano, come se non ci fosse possibilità di espiazione. Va detto che, non essendo approfonditi, questa espiazione non sarebbe sentita.
MOSES E MERLE
Moses si fa catturare in una maniera troppo facile. In attesa di capire se c’è dietro qualcosa nel prossimo episodio, sembra che finalmente un piano di Mike vada a buon fine. In fondo Kyle ora è fuori e manca solo Merle per dare un senso di chiusura a tutto. Il problema è che sembra tutto molto artificioso e instabile, non tanto in termini di trama ma molto per l’apparente ingenuità dei fatti che si susseguono. Fughe dal carcere, agguanti e arresti, vendette e omicidi. Tutto accade perché deve accadere, per portare la trama da A a B, posizionando la scacchiera. Solo che risulta tutto troppo meccanico a scapito del coinvolgimento. Troppe cose forti accadono col risultato che niente colpisce. Così se si dovrebbe essere contenti dell’arresto di Moses, questo non accade così come vedere Merle in fuga mangiare in fast food fa pensare soltanto alla facilita con cui i personaggi si muovono a Kingstown senza che nessuno se ne accorga.
Forse meno cose, ma scritte meglio sarebbe stata una soluzione migliore.
MIKE
Mike troverà la pace che riesce solo ad immaginare? Il punto è proprio quello: la ricerca della pace laddove non è contemplata. Un tema forte ed interessante che già da molti episodi sembra aver dato una risposta: no, non è possibile. Allora tutto quello che succede viene percepito come una ripetizione dello stesso concetto. Accumulando morti e sangue. Perdendo personaggi potenzialmente interessanti ma schiacciati dalle urgenze di trama. Almeno 10 personaggi di cui si sta seguendo il destino, dei quali nessuno realmente a fuoco.
Ecco il punto quindi. Mayor of Kingstown è una serie che vuole raccontare un mondo ma lo fa senza toccare il cuore dei personaggi. Non è un caso che sia quasi sempre ambientata in inverno e che non si veda mai il centro abitato nei suoi quartieri “normali”. Non c’è una vita dei personaggi se non in strada o al massimo dentro le mura di casa che vengono puntualmente violate.
Un peccato perché Sheridan e soci avevano abituato lo spettatore a spaccati di vita della classe medio bassa abbastanza realistici ed interessanti, essendo anche gli unici a farlo. Qui tutto è troppo al limite per essere percepibile come verosimile.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
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Il prossimo potrebbe essere l’episodio di chiusura del tutto. Sicuramente chiuderà parecchie trame, ma non compenserà il senso generale di occasione mancata dalle molte potenzialità della serie viste in questi quattro anni.
