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Fargo 5×08 – BlanketTEMPO DI LETTURA 4 min

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Fargo 5x08 Recensione

Hai appena sognato di essere parte di un’oasi utopica per donne vittime di violenza domestica, ti svegli e scopri di essere in ospedale dopo un incidente stradale. Aumenta la preoccupazione, ma l’infermiera ti dice che tuo marito non ti ha lasciata sola un istante. In teoria, questo scenario dovrebbe mostrare un grande pericolo scampato. Nell’universo di Fargo, invece, è l’indicazione che il peggio debba ancora arrivare.
Il marito infatti non è Wayne Lyon, bensì lo sceriffo Tillman. Un uomo violento, corroso dal livore e dal desiderio morboso di piegare la volontà delle donne che gli stanno accanto. E, soprattutto, un uomo mediocre. Nel suo caso, la mediocrità è ben celata, nascosta sotto una patina di dialettica brillante e di atteggiamento da severo uomo di altri tempi. Tuttavia, nei momenti davvero duri, la qualità di ciascun individuo si rivela inesorabilmente e Roy Tillman ha dimostrato due verità definitive: da un lato sta rischiando la vita e la carriera per rapire Nadine/Dorothy, ma non ha pensato a cosa fare dopo aver portato a termine il rapimento; dall’altro lato lo sceriffo si è mostrato incapace perfino di gestire con saggezza una fastidiosa eco. E questo è potenzialmente uno spoiler per i prossimi due episodi.

L’ECO


“Well, say hello to the other candidates for Sheriff of Stark County. Roy Andrew Tillman, Roy Chester Tillman and Roy Roy Floyd Tillman.”

La più grande capacità di Fargo è sempre stata quella di mischiare situazioni drammatiche e di violenza estrema con momenti grotteschi, surreali e alquanto divertenti, seppur talvolta sinistramente. Questo episodio non ha fatto eccezione. Le elezioni per la carica di sceriffo della contea sono state menzionate diverse volte nel corso della stagione, senza mai dare un particolare peso alla notizia.
Partendo da un fatto apparentemente marginale, l’intero episodio si dipana attorno a esso, riuscendo a produrre con successo dei significativi avanzamenti di trama e – allo stesso tempo – anche a fornire uno spaccato sempre più chiaro del comportamento dei molti protagonisti di questa stagione.
L’eco dei finti candidati che si sono presentati con il nome Roy Tillman e ripetevano sequenzialmente ogni frase detta dallo sceriffo è ben presto entrata nella testa del vero Roy Tillman. Essendo un uomo la cui forza deriva esclusivamente dall’umiliazione e soggiogamento degli altri, lo sceriffo non poteva accettare un simile gesto di scherno nei suoi confronti.
La reazione violenta, di fronte alle telecamere e alla cittadinanza, testimonia la caduta della maschera che aveva indossato per decenni. La sua natura repressiva e brutale, che a lungo era stata nascosta dietro la patina del conservatore fautore dell’originalismo costituzionale, sta emergendo di fronte all’intera comunità.

UN ERRORE DI SOTTOVALUTAZIONE


“Here’s a question. If you’re so smart then why are you so dead?”

Come anticipato nel corso dell’introduzione, lo sceriffo Roy Tillman è un villain spietato ma, al tempo stesso, mediocre. Al contrario, Danish Graves è stato descritto sin dall’inizio come un uomo molto intelligente. La trovata di pagare 3 persone per cambiare nome in Roy Tillman e far deragliare un dibattito elettorale è una soluzione semplice ma raffinata e sicuramente efficace.
Nonostante ciò, nel momento del confronto diretto tra Danish e Roy, la sfida è stata vinta dal personaggio meno brillante, meno calcolatore, meno in grado di pianificare una strategia. Ciò accade perché l’avvocato ha ragionato in termini di benefici e conseguenze.
Accettare l’accordo era senz’altro la scelta più logica. Uccidere il collaboratore più stretto della donna a cui hai rapito la nuora è una decisione non ragionata e che porterà alla rovina Roy e il suo piccolo regno di potere e soprusi. In questo senso, l’errore di Danish è stato esattamente non capire che Roy Tillman ragiona secondo regole molto semplici, basate sulla necessità di affermare in ogni momento il suo predominio. Nel lungo periodo, ciò porterà inevitabilmente Roy a pagare un prezzo molto alto. Nell’immediato, però, è Danish ad avere la peggio.

QUELLI CHE ASPETTANO, SDRAIATI SU UN SEDILE


Gli eventi di questo episodio hanno delineato in modo chiaro e inequivocabile quale sarà l’esito di questa stagione, almeno per quanto riguarda Roy Tillman. Lo sceriffo, infatti, subito una doppia vendetta da parte di Lorraine – aiutata dall’ex agente Olmstead – e da Dorothy.
Quello che sarà importante, dunque, è il modo in cui tale conclusione sarà raccontata. Soprattutto perché, oltre alla vendetta delle donne della famiglia Lyon, non bisogna dimenticare la figura di Ole Munch. L’uomo è infatti in vigile attesa, sdraiato sul sedile dell’auto di Gator. Anche in questo caso, le aspettative non possono che essere alte, data la costruzione del personaggio di Munch nel corso della stagione.
In termini generali, il giudizio sulla stagione fino ad ora è assolutamente positivo. A due episodi dal termine, infatti, tutti i personaggi sono stati ben delineati e caratterizzati. Inoltre, le storyline hanno avuto un buon avanzamento e ora c’è tutto il tempo per costruire una conclusione in pieno stile Fargo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Uno, dieci, centomila Roy Tillman
  • La maschera dello sceriffo sta cadendo
  • La lotta di Dorothy in ogni momento della puntata
  • L’omicidio di Danish
  • Ole Munch sdraiato sul sedile dell’auto di Gator
  • Difficile reggere il paragone di una puntata del livello della precedente

 

Un’ottima stagione, con la speranza che i due episodi finale si dimostrino all’altezza.

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Romano, studente di scienze politiche, appassionato di serie tv crime. Più il mistero è intricato, meglio è. Cerco di dimenticare di essere anche tifoso della Roma.

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