Michael McClusky – comunemente conosciuto come ‘Mike’ – viene riconosciuto da molte persone come il vero sindaco della città di Kingstown. Si tratta di una persona che, ponendosi teoricamente in una posizione di neutralità, si impegna a negoziare con tutti i principali stakeholder (polizia, magistratura, direttori degli istituti penitenziari, bande di ariani, gang afroamericane, etc. etc.) per mantenere uno status quo fondato su fragili equilibri, per evitare che la violenza e il caos abbiano la meglio.
Nel corso delle stagioni precedenti, questa presunta abilità è stata spesso messa in dubbio, dato che la situazione sembrava sfuggire di mano a causa di Milo, Iris e altri personaggi. Mai come in questo quarto ciclo di episodi, però, la leadership e l’autorevolezza del Sindaco sono state così tanto sgretolate. E questo declino non poteva che partire dal vero punto nevralgico della città di Kingstown: il carcere.
“Well, he’s working you to get at me. You understand that? This is the nastiest motherfucker I’ve ever known. Don’t buy it. Don’t buy anything. Hey, look at me. I’m gonna get him moved, okay? Don’t take anything from him, advice or otherwise. You hear me? If you offer your hand, he’ll bite it the fuck off. Don’t let him know that he’s made, either.”
UN DISASTRO STRATEGICO
Lo spettatore di Mayor Of Kingstown conosce oramai molto bene la routine di Mike McClusky. Gran parte della giornata viene passata in auto, parlando al telefono con vari soggetti e facendo promesse irrealistiche o comunque difficili da mantenere. Almeno una volta al giorno, una telefonata porterà Mike a compiere una brusca inversione a U lungo la strada. Inoltre, quando scende dall’auto in una delle soste intermedie del suo interminabile peregrinare, Mike è spesso pronto ad aggredire fisicamente alcuni dei suoi interlocutori.
La puntata in oggetto non mostra deviazioni rispetto a questo schema. Dopo aver saputo che Merle Callahan è il vicino di cella di suoi fratello Kyle, Mike arriva allo scontro fisico con il vice-direttore del carcere, ossia Torres. Acciecato dalla rabbia, Mike commette vari errori strategici. In primo luogo, non si rende conto che Hobbs e Torres non agiscono da soli, ma hanno alle spalle alleanze e protezioni. Inoltre, non capisce che non solo loro due non sono persone con le quali può negoziare un accordo, ma che sono fondamentalmente diversi da Kareem.
Accortisi di questa situazione, i nuovi responsabili del carcere giocano le carte a loro vantaggio, facendo credere a Mike di aver vinto. L’inganno nella decisione di separare Kyle e Merle era fin troppo evidente. Nonostante ciò, a Mike non è mai venuto in mente che questa promessa volesse dire mandare Kyle tra i detenuti comuni. Una combinazione di arroganza (essendo l’auto-proclamato sindaco, nessuno si permetterebbe di spostare il fratello tra i detenuti comuni) e impossibilità di concentrarsi su un unico aspetto (anche in questa stagione ci sono molteplici fronti aperti da fronteggiare) che rischia di essere fatale per Kyle.
SILENZIA IL TESTIMONE
Mentre Mike continua a perdere la sua influenza all’interno della struttura carceraria, il suo alleato più fedele – ossia Ian – prosegue nella discesa agli inferi assieme a un Robert sempre più fuori controllo. Dopo aver ricevuto la notizia in merito alla probabile imputazione nei loro confronti da parte del Grand Jury, i due accusati si mettono alla ricerca del testimone chiave.
Mentre la pericolosità di Robert è stata assodata da tempo, Ian rappresentava – fino al termine della scorsa stagione – una figura sicuramente corrotta e poco limpida, ma che agiva razionalmente per supportare il lavoro del sindaco. In questa stagione, invece, ha intrapreso una spirale discendente che non potrà che portare a esiti catastrofici. Dopo aver provato a uccidere Evelyn, Ian si rende complice dell’omicidio del testimone.
Sebbene i due si fossero detti di spaventarlo soltanto, era ovvio che Robert avrebbe finito per ucciderlo. Ian, dunque, non può fingersi sorpreso dell’inevitabile esito. Per di più, questa vicenda si ricollega anche alla perdita di potere da parte di Mike all’interno della città. Dopo essere stato pressoché escluso dalle carceri, anche un altro caposaldo della sua rete di alleanze – ossia KPD – si sta sgretolando.
I COLOMBIANI
Il terzo asse sul quale si fondava il potere di Mike McClusky – oltre al sistema carcerario e alla polizia di Kingstown – era Bunny Washington. Tuttavia, anche il capo della principale gang della città sta mostrando evidenti segnali di cedimento. In primo luogo, è caduto completamente nella trappola che gli sta tendendo Frank Moses. Dopo aver parlato per anni contro le gang di forestieri (es: russi) che volevano prendere il controllo di Kingstown, Bunny sta involontariamente aiutando un gangster di Detroit a realizzare esattamente questo.
Inoltre, Bunny non ha reagito in maniera tempestiva all’evidente escalation da parte dei colombiani (che ha coinciso con l’arrivo di Hobbs e Torres). A causa degli errori strategici commessi (un fil rouge che lega molti dei protagonisti), Bunny conclude l’episodio guardando il suo impero finire in fiamme. Il centro di potere di Kingstown è sotto attacco da tutti i fronti, e i personaggi principali se ne stanno accorgendo solo in questo momento.
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Rispetto alle scorse stagioni, bisogna dare credito a Mayor Of Kingstown per aver congegnato dei villain più credibili, meno tediosi ed effettivamente in grado di mettere in discussione il potere di Mike e dei suoi allegati.
