Dopo un avvio di stagione che, nell’idea degli sceneggiatori, doveva evidentemente segnare un cambio di scenario e di peso relativo ai personaggi (oltre che di clima generale), Mayor Of Kingstown si prende il tempo di soffermarsi sulla morte di un personaggio secondario per mostrare che, di fatto, non è cambiato assolutamente nulla.
Carney è stato freddato brutalmente all’interno della sua abitazione nel finale della precedente stagione e visto il suo ruolo di coordinatore (o spia, dipende dai punti di vista) all’interno della prigione della città per i traffici di Mike, si tratta di una figura abbastanza di rilievo nello scacchiere generale.
Il problema è che così non è mai stato fatto percepire nelle precedenti due stagioni (la figura di “tramite” nella prima stagione era coperta da Ed Simmons, sostituito proprio da Carney) e quindi la morte di questo personaggio finisce per risultare fredda, asettica, con cui è difficile empatizzare.
I problemi all’interno della prigione sono sempre sembrati molto più grandi di Carney tant’è che nella scorsa stagione Mike era ricorso ad una serie di arresti “forzati” per avere figure valide a tenere le file per tutti i clan, dall’interno.
Eppure ora gli sceneggiatori cercano di spacciare Carney come figura cardine, dedicandogli tempo e spazio.
UNA (QUASI) PERDITA DI TEMPO
Un cardine imprescindibile finisce per mancare e quindi l’intera città precipita nel caos: Mike vive la propria vita all’interno dell’abitacolo della propria auto, sfrecciando tra le via della città; Bunny scende addirittura dal tetto della propria dimora, occupandosi attivamente di questioni legate al suo business (stringendo nuove, pericolose, amicizie); Hugh Dillon sta scrivendo per il proprio personaggio (Ian) un progressivo declino verso la rovina; Robert sembra cercare in tutti i modi di risultare scomodo per poi essere malamente eliminato di scena.
Un caos generale, quindi, ma essenzialmente immotivato.
Prendendo come esempio quest’ultimo ramo narrativo che si è citato, si può facilmente avere chiaro cosa si intende: Robert, allontanato dal suo lavoro dopo il diverbio (con colpi d’arma da fuoco) con Kyle (finito in carcere per questo), sembra fuori controllo.
Ian e Mike si recano a casa del poliziotto per placarlo e di ricordargli la sua traballante posizione. Vengono scambiate 3-4 battute con frasi abbastanza confuse (minacce, invettive, frasi a mezza bocca) e stop. Ognuno torna al proprio posto.
In definitiva non si tratta di una “perdita di tempo” in senso stretto, visto che la sequenza occuperà forse 1 minuto. Ma l’utilità quale è? Serve a ricordare al pubblico che c’è un poliziotto scomodo che verrà presumibilmente eliminato di qui a pochi episodi? Altro oltre a questo? Non pervenuto.
UN NUOVO SCERIFFO IN CITTÀ
L’arrivo di Merle Callahan all’interno della prigione, figura ambigua e spietata, porta nuova linfa alla trama, introducendo un tipo di antagonismo più psicologico che fisico: un potere manipolatorio che non spara colpi ma insinua dubbi, mina certezze, sfrutta la fragilità altrui come arma.
Sarà interessante capire fino a dove si potrà spingere. Soprattutto tenendo ben presente che una rivolta in prigione già è stata portata in scena (la prima stagione) e quindi occorrerà virare verso altri lidi per non rischiare la reiterazione narrativa.
Parallelamente, la puntata arricchisce il quadro complessivo introducendo elementi che ampliano la dimensione criminale della serie. L’ascesa di Moses, con la sua logica imprenditoriale applicata al crimine, e l’ombra sempre più ingombrante del cartello colombiano costruiscono un tessuto di potere in cui la città diventa teatro e vittima al tempo stesso. Non è un semplice scenario, ma un organismo vivente, che reagisce, si adatta, assorbe la violenza come un’infezione cronica. La sceneggiatura si prende il tempo di mostrare i meccanismi dello spaccio e del contrabbando, non tanto per offrire un quadro realistico quanto per ribadire che in Kingstown tutto è sistema: la criminalità, la polizia, la politica, perfino le prigioni. Un qualcosa che al pubblico italiano è già noto visto e considerato che praticamente tutte le puntate di Gomorra si aprivano proprio con delle cold opening create ad-hoc per presentare la vita attorno al grande spaccio organizzato.
Relativamente al cartello colombiano, che si sta ritagliando il proprio spazio, c’è da segnalare la sequenza conclusiva dell’episodio, forse unico vero elemento degno di nota: una esplosione di brutalità e ferocia in grado di disintegrare un’intera abitazione e renderla teatro di un vero e proprio massacro.
| THUMBS UP | THUMBS DOWN |
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Sarà interessante capire fino a dove si spingeranno le violenze in città e quanto le alleanze potranno reggere, soprattutto ora che la minaccia russa al precario equilibrio di Kingstown sembra essere rientrata.
Molto dipenderà se e quando verrà decisa la fine di Mayor Of Kingstown e quanto attivamente verranno coinvolti Mike e Bunny nella trama principale. Da sottolineare “attivamente”: rintanarsi sopra un tetto per una stagione, sedersi serenamente e ridurre tutto a piani segreti e dialoghi non è da considerarsi qualcosa di “attivo”.
Nelle prossime puntate si scoprirà se questo messaggio è stato passato ai creatori dello show.
