Pluribus 1×07 – The GapTEMPO DI LETTURA 4 min

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“The Gap”, il settimo episodio di questa prima stagione di Pluribus, è ad ora uno dei momenti più ambiziosi ma anche più problematici dell’intero arco narrativo della serie.
Dopo una prima metà di stagione che ha costruito con metodo il proprio universo tematico (fatto di fratture identitarie, vuoti emotivi e personaggi dal carattere molto forte e ben definito), l’episodio tenta un salto qualitativo, spostando il baricentro dalla progressione della trama alla riflessione psicologica. Il risultato è un capitolo denso, spesso affascinante, ma non sempre equilibrato nella sua esecuzione.

L’ANALISI DELLA DISTANZA


Dal punto di vista strutturale, “The Gap” rallenta in modo deciso il ritmo della serie. Questo è percepibile anche soltanto a livello uditivo, visto e considerato il minutaggio molto risicato di dialoghi e monologhi: i silenzi e i confronti interiori, in particolare attorno al personaggio interpretato da Rhea Seehorn, fanno da padrone incontrastato della scena. È una scelta coerente con l’identità autoriale di Pluribus (oltre che con episodi del passato di Vince Gilligan, come “Fly”), che fin dall’inizio ha mostrato una certa diffidenza verso i meccanismi narrativi più tradizionali.
Tuttavia, questa dilatazione temporale rischia di trasformarsi in immobilismo, soprattutto per uno spettatore che, arrivato al settimo episodio, si aspetta un’accelerazione o almeno un qualche tipo di rivelazione.
Il cuore tematico dell’episodio è il concetto stesso di “gap”: la distanza tra ciò che i personaggi sono, ciò che raccontano di essere e ciò che temono di diventare. La sceneggiatura lavora su questo vuoto in modo quasi ossessivo, insistendo su dialoghi interrotti e scene che sembrano costruite più per suggerire che per dare certezze. In alcuni momenti, questa strategia funziona molto bene, soprattutto quando il non detto diventa più eloquente di qualsiasi spiegazione esplicita. In altri, però, l’impressione è che la serie confidi eccessivamente nella propria ambiguità, spacciandola per profondità.

CAROL E MANOUSOS


Il personaggio di Carol (Seehorn) resta il fulcro emotivo dell’episodio, ma “The Gap” ne mette in evidenza anche i limiti narrativi. Il suo conflitto interiore è tratteggiato con grande attenzione ai dettagli psicologici, ma la reiterazione degli stessi nodi emotivi (senso di colpa, rimozione, paura della verità) comincia a dare l’impressione di una stagnazione. La serie sembra più interessata a osservare Carol mentre riflette, piuttosto che a costringerla a scelte realmente destabilizzanti. Ne deriva un arco emotivo raffinato, ma parzialmente autoreferenziale. Il ritorno di Zosia (e la successiva sequenza di Carol che la abbraccia scoppiando in un pianto liberatorio) aiuta a giustificare solo in parte l’episodio nella sua interezza, da questo punto di vista.
Più problematica è la gestione delle rivelazioni che coinvolgono Manousos e le dinamiche che emergono attorno al passato condiviso dei personaggi. “The Gap” suggerisce che alcune verità fondamentali siano ormai a portata di mano, ma decide deliberatamente di non mostrarle per intero. Questa sospensione può essere letta come una scelta di eleganza narrativa, ma rischia anche di apparire come un artificio dilatorio. La sensazione è che la serie stia trattenendo informazioni cruciali non tanto per necessità tematica, quanto per prolungare la tensione fino al finale di stagione.

REGIA E TEMATICHE: MANCA QUEL PASSO IN PIÙ


Dal punto di vista registico e visivo, l’episodio è coerente con lo stile sobrio e controllato della serie. L’uso degli spazi vuoti, delle inquadrature statiche e dei tempi morti rafforza il senso di alienazione che attraversa la serie. Tuttavia, questa coerenza stilistica diventa anche un limite: “The Gap” appare visivamente meno incisivo rispetto ad altri episodi, quasi prigioniero della propria estetica minimalista.
Un altro elemento critico riguarda la coralità della serie. Se nei primi episodi Pluribus riusciva a bilanciare efficacemente i diversi punti di vista, qui molti personaggi secondari finiscono ai margini, ridotti a funzioni narrative o a semplici specchi emotivi della protagonista. Questo sbilanciamento accentua la centralità di Carol, ma impoverisce il mondo narrativo complessivo, che appare improvvisamente più piccolo e meno stratificato. Cosa a cui la prima parte di stagione, invece, aveva dedicato molto tempo specialmente con le cold opening.
Tematicamente, “The Gap” insiste su questioni di identità, memoria e responsabilità morale, ma senza introdurre reali variazioni rispetto a quanto già esplorato. L’episodio riflette molto, ma rischia di dire poco di nuovo: questa mancanza di avanzamento concettuale pesa più del previsto.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Episodio molto intimista e cambio di registro apprezzabile
  • L’introduzione (anche se parziale) di Manousos
  • Il ritorno di Zosia
  • Il confronto con le precedenti puntate
  • Una stagnazione ed un immobilismo che, purtroppo, pesano
  • Ridondanza di temi e dialoghi/frasi

 

“The Gap” è un episodio ambizioso, formalmente curato e interpretato con grande misura, ma anche uno dei più divisivi della stagione. Funziona come studio psicologico e come pausa riflessiva, ma fallisce parzialmente nel mantenere viva la tensione narrativa.
Chiarisce le intenzioni autoriali della serie, ma allo stesso tempo ne mette a nudo i limiti: una scrittura raffinata che, in alcuni momenti, sembra più interessata a contemplare se stessa che a spingere davvero i personaggi oltre il loro punto di rottura.

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

1 Comment

  1. Mi permetto di dissentire: finora l’episodio più intenso di tutta la serie, a parer mio.

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