Pluribus 1×09 – La Chica O El MundoTEMPO DI LETTURA 5 min

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Recensione Pluribus 1x09Nel suo episodio conclusivo, Pluribus compie un gesto raro nella serialità contemporanea, scegliendo di non risolvere il proprio conflitto centrale, ma di cristallizzarlo in un’immagine morale definitiva, lasciando lo spettatore sospeso davanti a una scelta che non ammette né compromessi né consolazioni. “La Chica o El Mundo” non è soltanto un finale di stagione, ma una dichiarazione d’intenti che rilegge retroattivamente l’intero percorso narrativo, confermando come la serie di Vince Gilligan non sia mai stata un racconto su un’invasione aliena, bensì un’indagine ossessiva e stratificata sul valore dell’individualità, sul costo della felicità e sulla violenza implicita in ogni forma di armonia assoluta.

PACE GLOBALE VS LIBERO ARBITRIO


L’episodio si apre con una sequenza lunga e disturbante ambientata sulle montagne peruviane, dove Kusimayu, una delle ultime persone rimaste fuori dal joining, accetta finalmente di unirsi alla mente collettiva. La scena, costruita come un rito arcaico, pieno di canti, gesti lenti e attese solenni, culmina in un dettaglio apparentemente marginale ma narrativamente molto importante: l’abbandono di un cucciolo di capra, ignorato dopo l’assimilazione. In questo gesto a prima vista trascurabile, Pluribus concentra la propria tesi fondamentale, suggerendo che ciò che viene sacrificato non è la capacità di provare affetto, bensì la possibilità di provare un attaccamento unico, esclusivo e irripetibile. La compassione generalizzata sostituisce l’amore particolare, e qualcosa di imprescindibile viene perduto.
Questo prologo non funziona solo come semplice apertura suggestiva, ma come chiave interpretativa dell’intero episodio, che ruota attorno alla medesima domanda declinata su scala più ampia: cosa vale di più, la salvezza collettiva o la fedeltà a ciò che rende una vita autenticamente umana? La risposta non viene mai esplicitata, ma prende forma attraverso il conflitto aspro tra Carol e Manousos, finalmente riuniti nello stesso spazio narrativo dopo una stagione di avvicinamenti e attese.

PELO DI FI*A O CARRO DI BUOI


Il loro incontro, lungi dall’essere catartico, si configura come uno scontro tra due visioni inconciliabili del mondo. Carol, che ha progressivamente smussato la propria radicalità entrando in contatto con la serenità artificiale del joining, appare esitante, ambigua, quasi tentata dall’idea di rimandare indefinitamente una decisione definitiva. Manousos, al contrario, incarna l’urgenza assoluta, la convinzione che ogni compromesso con la mente collettiva equivalga a una resa morale. La barriera linguistica, sfruttata con intelligenza comica attraverso l’uso insistente e invadente dell’app di traduzione, non è un semplice espediente umoristico, ma la materializzazione di un’incomunicabilità più profonda, etica prima ancora che semantica.
La serie utilizza questo dialogo spezzato per mettere in scena due approcci opposti al trauma globale: da un lato, l’adattamento emotivo, la ricerca di un equilibrio personale anche a costo di ignorare l’orrore sistemico; dall’altro, la radicalizzazione, la volontà di distruggere il sistema anche a costo di sacrifici incalcolabili. Nessuno dei due personaggi viene presentato come moralmente superiore, e proprio in questa ambiguità risiede la forza drammatica dell’episodio.
Il cuore narrativo di “La Chica o El Mundo” si colloca nel momento in cui Manousos mette in pratica la propria intuizione scientifica, testando la frequenza radio capace di interferire con il segnale che mantiene sincronizzata la mente alveare. L’idea che il joining non sia soltanto un processo irreversibile, ma uno stato mantenuto da un equilibrio tecnologico fragile, apre improvvisamente uno spiraglio di speranza, suggerendo che l’umanità non sia stata cancellata, bensì compressa, silenziata, sospesa. Le convulsioni che attraversano simultaneamente i corpi dei joined, inclusa Zosia, trasformano la serenità artificiale in un’immagine di vulnerabilità estrema, rivelando così il prezzo fisico e psicologico dell’armonia forzata.
È in questo frangente che Carol compie la scelta più controversa dell’episodio, interrompendo l’esperimento con la forza e costringendo Manousos alla resa temporanea. Il gesto, che ha suscitato letture contrastanti, non va naturalmente interpretato come un semplice tradimento della missione, ma come l’atto disperato di una donna incapace di rinunciare all’unico legame affettivo rimastole. La domanda posta da Manousos – “vuoi salvare il mondo o avere la ragazza” – non è una provocazione retorica, ma la sintesi brutale del conflitto che Pluribus ha costruito sin dal primo episodio.

ILLUSIONI INFRANTE


La successiva fuga romantica di Carol e Zosia, articolata in una serie di luoghi iconici e sospesi fuori dal tempo, assume i contorni di una parentesi irreale, una bolla di benessere che contrasta violentemente con il vuoto del mondo circostante. La regia insiste su immagini di lusso, quiete e contemplazione, mentre la scelta del romanzo di Ursula K. Le Guin The Left Hand Of Darkness” (La Mano Sinistra Delle Tenebre) letto da Carol a bordo piscina, introduce un sottotesto letterario che rafforza il tema dell’alterità e dell’incompatibilità ontologica tra mondi diversi. Tuttavia, questa felicità si rivela fragile, costruita su una rimozione consapevole della verità.
Il dialogo finale tra Carol e Zosia, ambientato in un resort innevato, segna infine il punto di non ritorno emotivo dell’episodio. La rivelazione che la mente collettiva stia lavorando per trasformare le uova congelate di Carol in cellule staminali utilizzabili per la sua assimilazione infrange definitivamente l’illusione di una convivenza consensuale.
Il ritorno ad Albuquerque, suggellato dall’arrivo di una cassa contenente un ordigno nucleare, chiude quindi la stagione con un’immagine apocalittica che rifiuta ogni soluzione semplice. L’atomica non rappresenta soltanto una minaccia fisica, ma il simbolo ultimo della disperazione umana di fronte a un nemico che non può essere convinto, ma solo fermato o accettato.

 

THUMBS UP 👍 THUMBS DOWN 👎
  • La mano (d’oro) di Vince Gilligan. si nota sempre
  • Potente utilizzo del simbolismo visivo
  • Coerenza tematica rigorosa
  • Complessità morale dei protagonisti
  • Chiusura sospensiva, molto concettuale ma profonda
  • Ritmo volutamente dilatato che darà fastidio ai meno avvezzi alle puntate più introspettive

 

“La Chica o El Mundo” non chiude Pluribus, ma ne chiarisce definitivamente la posta in gioco, affermando che la sopravvivenza biologica non coincide necessariamente con la continuità dell’umano, e che la felicità priva di scelta può diventare una forma sofisticata di annientamento. Questo nono episodio si configura come un finale coerente, inquietante e filosoficamente ambizioso, capace di trasformare una premessa fantascientifica in una meditazione radicale sull’identità e sul sacrificio. Pur rinunciando a una chiusura tradizionale, l’episodio consolida Pluribus come un’opera che privilegia il pensiero al conforto, lasciando una domanda aperta che continuerà a risuonare nella mente dello spettatore ben oltre i titoli di coda.

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Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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