Stranger Things 5×05 – Chapter Five: Shock JockTEMPO DI LETTURA 4 min

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Recensione Stranger Things Netflix 5x05 Capitolo Cinque: La ScossaQuando si parla di Stranger Things, si sta parlando, senza ombra di dubbio, della serie più importante dell’ultimo decennio. Non perché sia la migliore o la più vista in assoluto, ma perché è riuscita a trasformarsi in un fenomeno globale capace sia di dominare le classifiche streaming, sia di entrare nell’immaginario collettivo di milioni di spettatori. Netflix con questa serie non ha semplicemente riportato in voga gli anni ’80: li ha ripensati e reinterpretati, rendendoli un prisma da cui è impossibile distogliere lo sguardo. Musica synth-pop, arcade, walkman, continui riferimenti pop dell’epoca: tutto è amplificato, reso più nitido, più social, così perfetto da sembrare un sogno. L’iconicità del periodo ha fortemente attenuato i difetti e i limiti reali dell’epoca, mentre il male degli anni ’80, come l’abuso di sostanze, la discriminazione e il degrado urbano qui rimangono sullo sfondo, nonostante fossero la cornice di un momento storico tutt’altro che semplice.

“It was not drugs that gave us powers, Jane. It was Henry. Only one of us.. was truly like him. They will find you, and they will create more! More like you! Like Henry!.”

IMPATTO CULTURALE E CLESSIFICHE MONDIALI


La serie creata dai Duffer Brothers quasi nove anni fa ha raccolto l’eredità di Game of Thrones come serie più mainstream della sua epoca, riuscendo a sfondare il muro del piccolo schermo e diventando presente ovunque. Grazie alla sua popolarità, è persino riuscita a “resuscitare” la canzone  Running Up That Hill (A Deal With God), facendola tornare nelle top ten delle classifiche mondiali. Un impatto culturale così forte ricorda, oltre a GoT, anche fenomeni come Lost e Friends, serie-evento che hanno ridefinito e modernizzato i loro generi.
Eppure la gemma più preziosa di Netflix, al di là di questo incredibile traguardo, è l’unica altra serie al mondo a dominare le classifiche di streaming al pari di titoli come Squid Game (stagione 1: oltre 265 milioni di visualizzazioni totali, record di show non in lingua inglese su Netflix), Mercoledì (stagione 1: circa 252 milioni di visualizzazioni nei primi 91 giorni, primo posto tra le serie in lingua inglese) e Adolescence (oltre 141 milioni di visualizzazioni nei primi mesi, diventando la seconda serie in inglese più vista su Netflix). Prodotti della piattaforma che non hanno un impatto culturale simile a quello di Stranger Things, ma che al momento della loro uscita hanno monopolizzato ogni discussione seriale per settimane intere.

BATTIBECCHI E TRIANGOLI


Come era facile aspettarsi, questo appuntamento stagionale di Stranger Things è al contempo una frenata e una ripartenza verso la corsa che porta al finale di serie. Non era umanamente possibile mantenere il ritmo frenetico di “Capitolo Quattro: Lo Stregone”, che aveva reso l’attesa di “Capitolo Cinque: La Scossa” difficilmente gestibile. La macchina delle emozioni non si era fermata dato che la ricerca nell’Upside Down è continuata, proprio come nel finale della scorsa parte di stagione. Eppure gli eventi nel mondo reale sono ripartiti con calma, fino a riaccendersi nel finale di puntata con un climax ascendente che ha visto ancora una volta come protagonista “the sorcerer” Will Byers.
A fare da intervallo a questa accelerazione sono stati purtroppo gli intermezzi che hanno abbassato il livello della prima parte della stagione: i continui litigi tra Dustin e Steve e il problematico triangolo formato da Nancy, Steve e Jonathan. L’evoluzione e la caratterizzazione dei personaggi non sono mai state il punto di forza della serie, eppure la gestione del rapporto tra Dustin e Steve rischia di offuscare la memoria di un duo apprezzatissimo fin dai tempi della prima stagione. Un avvicinamento tra i due probabilmente arriverà nel finale, con la speranza che non rappresenti l’ultimo momento di una coppia che, secondo la toto-morte della fanbase, difficilmente sopravviverà.

“Max if you hear me, you need to run!” 

SHOCK JOCK


Il titolo originale di questo episodio ha un duplice significato: Shock Jock era il soprannome dato ai DJ provocatori degli anni ’80 e ’90, come Howard Stern, noti per il linguaggio esplicito e per suscitare scandali usando la propria trasmissione come vetrina di idee e musica. D’altra parte “jock”, nel gergo inglese è sinonimo di antenna, e nel contesto della serie questa funzione è rappresentata da Will, proprio come nel piano suggerito da Joyce.
Ed è nei momenti in cui Will utilizza i suoi poteri che la serie prende velocità, dimostrando la potenza del legame indissolubile tra lui e Vecna. Questa connessione ha reso il personaggio interpretato da Noah Schnapp una vittima per tutte le stagioni precedenti, ancora più passivo di Lucas. Eppure, la rivelazione della scorsa puntata rappresenta finalmente un punto di svolta, consentendogli per la prima volta di diventare una parte attiva della storia.
Will rimane comunque un’antenna che da sola non può sconfiggere Vecna, ma che necessita del ritorno di Eleven come protagonista centrale della battaglia, e non relegata a side-stories riempitive come in tutta la quinta stagione finora. Il momento per distruggere l’Upside Down è arrivato. Per ottenere il miglior finale di stagione possibile, si spera che il tempo delle chiacchiere, dei battibecchi e degli inutili triangoli amorosi sia finalmente terminato.

 

THUMBS UP 👍 THUMBS DOWN 👎
  • Ovviamente Derek
  • La rivelazione di 008
  • Will The Sorcerer
  • Triangolo amoroso
  • Litigio tra Dustin & Steve
  • Eleven do something…

 

Se proprio non è possibile rinunciare ai riempitivi per non sovraccaricare le puntate di eventi, sarebbe comunque più che gradito dedicare decine di minuti a Derek mentre insulta cose e persone. Grazie.

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Detto anche Calendario Umano, si aggira nel sottobosco dei prodotti televisivi e cinematografici per trovare le migliori serie e i migliori film da recensire. Papà del RecenUpdate e Genitore 2 dei RecenAwards, entra in tackle in pochi ma accurati show per sfogarsi e dire la propria quando nessuno ne sente il bisogno.

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