La settima puntata della quarta stagione di Mayor Of Kingstown, “My Way”, si presenta come un episodio dichiaratamente interlocutorio, ma è proprio questa natura di transizione a metterne in luce alcuni limiti strutturali ormai ricorrenti nella serie. Se da un lato l’episodio consolida le linee narrative principali e prepara il terreno per il finale di stagione, dall’altro evidenzia una certa stanchezza nella gestione del ritmo, nella caratterizzazione dei personaggi e nell’economia delle sottotrame, che rischiano di diluire l’impatto emotivo complessivo.
TRAME PREVEDIBILI E DOVE TROVARLE
Il cuore dell’episodio resta il piano di Mike per ottenere la liberazione anticipata di Kyle, utilizzando Frank Moses come pedina da sacrificare in cambio del favore della procuratrice Evelyn Foley. In teoria, questa manovra dovrebbe rappresentare l’apice della proverbiale abilità strategica di Mike; in pratica, però, la scrittura la rende sorprendentemente prevedibile. Il percorso che porta Mike a questa soluzione appare più meccanico che ingegnoso, quasi obbligato dalla necessità di far avanzare la trama piuttosto che da un reale conflitto interno o da un rischio narrativo autentico. Basti pensare al fatto che giusto due episodi fa si era stretta una sorta di alleanza/patto proprio tra Frank, Mike e Bunny (disgraziatamente ferito non appena ha deciso di scendere dal tetto dove ha passato le ultime due stagioni).
La sensazione è che Mike continui a “vincere” più per inerzia che per reale superiorità morale o intellettuale, un elemento che, a lungo andare, indebolisce la tensione.
Ancora più problematica è la gestione della linea carceraria legata a Merle Callahan. Il trasferimento dall’isolamento e la successiva evasione, orchestrata con l’aiuto della fratellanza ariana, hanno un potenziale drammatico elevato, ma vengono sviluppati in modo piuttosto sbrigativo. Callahan torna a essere una minaccia sulla carta, ma la serie non investe abbastanza tempo per restituirne il peso psicologico e simbolico. L’evasione appare funzionale alla trama futura più che realmente vissuta nel presente dell’episodio, riducendosi a un evento “necessario” anziché a un momento di reale rottura dell’equilibrio.
BUNNY, NON SCENDERE DA QUEL TETTO
La gestione del personaggio di Bunny Washington è uno degli elementi emotivamente più forti, ma anche qui emergono alcune contraddizioni. Il risveglio dall’ospedale e il desiderio di vendetta sono coerenti con la sua caratterizzazione, tuttavia la scrittura insiste su una rabbia quasi monodimensionale, sacrificando la complessità che aveva reso Bunny uno dei personaggi più interessanti delle prime stagioni. Il risultato è una tensione efficace sul breve periodo, ma poco stratificata.
Uno dei passaggi più controversi dell’episodio è senza dubbio la scelta di Ian nei confronti di Robert. L’idea di eliminare Robert simulando un incidente domestico rappresenta un punto di non ritorno morale per il personaggio, ma la scena soffre di una certa rapidità esecutiva oltre la banale prevedibilità dell’epilogo stesso.
TANTE SOTTOTRAME, TUTTE GESTITE MALE
Anche il personaggio di Nina Hobbs continua a oscillare tra ambizione e sottoutilizzo. L’introduzione della minaccia del cartello colombiano e il ricatto legato alla figlia offrono finalmente una dimensione più umana al personaggio, ma arrivano forse troppo tardi e in modo troppo compresso. Hobbs resta intrappolata in una scrittura che alterna rigidità istituzionale e improvvisa vulnerabilità senza mai trovare una sintesi convincente. La sua sottotrama, pur interessante, sembra ancora una volta subordinata alla necessità di aggiungere complessità al mondo di Kingstown più che a costruire un arco narrativo realmente organico.
Dal punto di vista del ritmo, “My Way” soffre di una frammentazione evidente. Le numerose sottotrame (Mike, Kyle, Callahan, Bunny, Ian, Hobbs) si susseguono senza che nessuna riesca davvero a dominare l’episodio. Questo approccio corale rappresenta un enorme limite: l’episodio appare carico di informazioni ma povero di momenti realmente memorabili. La sensazione è quella di una lunga preparazione, in cui ogni scena è un passo necessario ma raramente coinvolgente sul piano emotivo.
A livello tematico, la puntata ribadisce concetti già ampiamente esplorati: la giustizia come compromesso, la violenza come linguaggio inevitabile, il potere come illusione di controllo. Tuttavia, l’episodio non aggiunge nuove sfumature a questi temi, limitandosi a riproporli in forme ormai familiari. Questo contribuisce a una percezione di stagnazione creativa, soprattutto per una serie che aveva costruito la propria identità sulla brutalità e sull’ambiguità morale. O almeno queste erano state le sensazioni iniziali, quando il progetto aveva preso piede.
| THUMBS UP | THUMBS DOWN |
|
|
In definitiva, la settima puntata della quarta stagione di Mayor Of Kingstown è un episodio necessario ma non particolarmente incisivo. Funziona come tassello di raccordo e prepara per gli eventi futuri, ma lo fa sacrificando intensità, profondità e sorpresa.
Resta ora da capire se gli episodi finali sapranno dare senso e peso a questa lunga fase di preparazione, o se la tensione accumulata finirà per disperdersi senza un vero punto di rottura.


