Mayor Of Kingstown 4×02 – Promises to KeepTEMPO DI LETTURA 3 min

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4x02 Mayor of kingstown recensioneTornati da poco a Kingston per questa quarta stagione, ci si accorge di come sia difficile andarsene senza rimanerci secchi. Almeno per un bel po’ dei personaggi che popolano questa serie.

DIVERSE STORYLINE


L’impressione generale, anche dopo quest’episodio, è che il nuovo showrunner Dave Erickson stia cercando di dare senso alle storie dei vari personaggi facendoli convergere verso un scontro che probabilmente non risparmierà nessuno.
É evidente come le morti comincino a fioccare tra i personaggi storici, lasciando un effetto stranamente molto più di impatto rispetto a quelle “eccellenti” della scorsa stagione (Milo e Iris). Tutti sembrano essere doppiogiochisti (forse anche triplo…isti), facendo intersecare, almeno nella testa, possibili alleanze anche tra gruppi più improbabili. Ovviamente, facendo praticamente sparire il concetto di lato “giusto” della storia in favore solo dei propri tornaconti.
In pratica, ogni cadavere può essere attribuito ad uno qualunque dei gruppi etnici (e sociali) presenti nella serie, con le loro “ottime” ragioni. Prima fra tutte, la nuova responsabile del carcere Warden, pronta a tutto pur di far prevalere il suo potere.

IL POTERE E LA GLORIA


In fondo non è altro che questa la storia di Kingstown: gente intrappolata nella propria lotta per la scalata al potere dove i personaggi più positivi sono semplicemente quelli che cercano di tirare a campare; tutti si votano al compromesso col male minore in una città che sembra essere popolata solo da criminali. Tutto è marcio e senza speranza. Essere eroi vuol dire solo capire quanto si è disposti a seguire la propria idea di “cosa giusta da fare”.
La prima vittima eccellente è, in maniera inaspettata per come arriva, l’agente Carney, il più esposto in questa terra di nessuno che è divento il carcere di Kingstown. Personaggio molto operativo, narrativamente prezioso per fare da tramite tra il mondo di dentro (il carcere) e quello di fuori (gli intrighi delle varie fazioni). Fa appena in tempo a passare il ruolo di “protettore” di Kyle a Cindy (Laura Benanti) nei sei mesi di espiazione che ha deciso di sacrificare per il bene del gruppo dei protettori di Kingstown. Sarebbe però troppo banale farla diventare anche un nuovo interesse di Mike visto che Evelyn sembra essere “passata di moda” e, anzi, prossima vittima della lotta di potere in atto.

EPISODIO DI PASSAGGIO


Nuovo personaggio che aggiunge spunti (e problemi come Mike intuisce quasi subito) e il nuovo collaboratore di Bunny, Frank Moses. Calcolatore e stratega, sembra quello che può trarre maggior vantaggio da questa situazione incerta per estendere i suoi affari da Detroit.
L’unico personaggio che sembra avere una ragione sensata (quasi da personaggio solo positivo) è la moglie di Kyle, Tracy, che, nonostante pensi alle cose più ragionevoli da fare (tipo andare via da lì e vivere una vita senza troppi pensieri lontano dai guai di Kingstown), viene continuamente redarguita sul fatto di non appesantire il “soggiorno” di Kyle coi suoi “bagni di realtà”. In fondo è soltanto una donna sola con un neonato e un marito che ha scelto di andare in carcere per salvare i suoi “compagni di merende”.
Va detto che rispetto alle stagioni precedenti, queste scelte discutibili vengono prese meno dai vari personaggi, considerando che vivono in una città fittizia un po’ sui generis. Pertanto non ci si possono aspettare scelte ragionevoli, ma almeno verosimili. Questo non è sicuramente un aspetto positivo da considerare per la gestione della sospensione dell’incredulità che si chiede allo spettatore.
Per il resto, il ritmo è serrato e alcuni passaggi richiedono qualche riflessione in più per essere capiti.

 

THUMBS UP 👍 THUMBS DOWN 👎
  • Colpi di scena inaspettati anche se perfettamente sensati
  • Buon ritmo e focus multipoint comprensibile
  • Nonostante gli sforzi, le scelte ragionevoli dei personaggi non hanno spazio, anzi, vengono osteggiate come “egoistiche”

 

Secondo episodio di passaggio, ma godibile. Aiuta a tenere attento lo spettatore, stupendolo anche con colpi di scena inaspettati. Non si sarebbe detto dopo i risultati ottenuti nelle scorsa stagione.

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Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive solo per assecondare le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un'illusione. Sogna un giorno di produrre, o magari scrivere, qualche serie, per qualche disperata tv via cavo o canale streaming. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley ma, per non essere troppo snob, non si nega qualche guilty pleasure ogni tanto.

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