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Fargo 5×07 – LindaTEMPO DI LETTURA 4 min

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Fargo 5x07 recensioneLa sensazione di essere stati appena investiti da un camion è pienamente comprensibile (oltre che condivisibile con Dorothy/Nadine): Linda” è un episodio travolgente che racconta a modo suo moltissime verità ma è anche altrettanto (volutamente) vago e confuso nella sua personale visione.
Gli episodi onirici non sono una novità per il piccolo schermo ma onestamente non ci si aspettava di vederne uno in Fargo, specialmente non uno così forte e avvincente. Si perché, bisogna ammetterlo, in generale le puntate che si rivelano essere sogni o esperienze extracorporee sono sempre un po’ troppo filler e sono principalmente utili per far respirare la trama in stagioni da 22-24 episodi e far “ritrovare” il/la protagonista con sé stesso.
Linda” non è molto distante da quest’ultimo obiettivo ma il vero scopo è un altro e ha a che fare con il rivelare la vera storia di come Nadine Tillman sia diventata Dorothy “Dot” Lyon e, ovviamente, far empatizzare lo spettatore ancora di più con la protagonista, cosa che non fa mai male.

I was 15 and he didn’t look at me like a wolf. He was big and stern like a dad, but funny.
[…] You see how that happened? How she pushed me towards him, made sure we could be alone? Things were bad for Linda, then, but that’s no excuse for what happened next.
[…] The next day, Roy said Linda had to go visit her sister and that I was the woman of the house till she got back. You tell me she didn’t know what was gonna happen.
[…] It got worse after that: he’d beat Linda every night and then come to me smelling like sweat and cigarettes. And then she was gone. Packed a bag, Roy said, and left in the wee hours. But he wasn’t sad, he said, because he had me.
And what we had was true love. And then I was his puppet.

CAMP UTOPIA


A visione ultimata, se si lascia da parte il comprensibile sentimento di essere stati truffati abilmente da Hawley (che è anche parte del prezzo del biglietto), non si può che andare a ritroso e riconsiderare tutti quegli elementi/indizi che avrebbero potuto far intuire che fosse tutto un sogno.
Il primo è sicuramente il nome del rifugio con un ambivalente “utopia”, l’altro è anche l’utilizzo di un nome unico per tutte le donne Linda del rifugio, infine la rievocazione dei drammi subiti tramite uno spettacolo di marionette create proprio dalle vittime stesse. E forse quest’ultimo, più di tutti gli altri, avrebbe dovuto far suonare tutti i campanelli d’allarme perché è veramente troppo strano per essere credibile anche se, e bisogna fare i complimenti a Hawley nuovamente, ha un suo senso nel modo “non violento e non coercitivo” di fare terapia e raccontare la propria storia ad altre Linde.
Rimane sicuramente un grossissimo fondo di verità che, alla fine, è il vero scopo della puntata e oggettivamente viene trasposta in un modo che è addirittura più efficace rispetto alla riproposizione in carne ed ossa dei flashback. Non era assolutamente facile come mossa ma la drammaticità degli eventi riproposta sotto forma di burattini aggiunge sicuramente un effetto di innocenza che viene brutalmente portata via da un uomo che ha sì dimostrato di essere padre e padrone, ma non si pensava fino a questo punto.

CAMP REALTÀ


Dal punto di visto dei fatti veri e propri, la trama in realtà procede verso due inesorabili momenti su cui Noah Hawley ha cominciato a piantare i semi di una tensione crescente già da diverse puntate: da un lato la faida tra Gator e Ole Munch, dall’altro l’incontro evitato con tutti i mezzi tra Nadine e Roy.
Se il primo ha un’importanza secondaria ai fini della trama principale visto che crea un problema “parallelo” a quello principale, il secondo è quello che spalanca le porte agli ultimi tre capitoli della stagione che si preannuncia ricca di violenza, FBI e rivincite. O almeno così si spera. E, visto e considerato quali sono state le circostanze che hanno portato Nadine a essere vittima degli abusi di Roy, la riproposizione di una scena simile sul letto d’ospedale con Dorothy nuovamente impossibilitata a reagire è di una potenza disarmante e non si può che lodare Hawley per essere riuscito  a trasmettere la sofferenza della protagonista allo spettatore.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • È tutto un sogno
  • La riproposizione della storia in formato burattini è un tocco inaspettatamente magico e catartico
  • Juno Temple semplicemente fantastica
  • Camp Utopia è, effettivamente, un’utopia
  • Linda(s)
  • È tutto un sogno

 

È veramente difficile trovare un difetto a questo episodio, sicuramente a non tutti sarà piaciuto l’escamotage del sogno però è altrettanto vero che, una volta ingurgitato il boccone, il pugno allo stomaco ricevuto durante la visione rimane comunque ben più doloroso del disappunto per una “realtà onirica” che comunque è piuttosto reale.

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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