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Dr. Death 2×07 – Compassionate UsesTEMPO DI LETTURA 3 min

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Si tratta di un racconto sospeso nel vuoto quello riguardante Paolo Macchiarini, ad ora. L’attesa per vedere finalmente il medico inchiodato per tutte le malefatte è tanta, ma lo show si sta prendendo diverso tempo per poterci arrivare con tutte le carte da gioco correttamente posizionate.
Il finale di “Compassionate Uses”, infatti, crea il fantomatico ponte narrativo tra le due sottotrame investigative riguardanti il chirurgo e dichiara lo show arrivato al proprio capitolo conclusivo.
Questa settima puntata rappresenta la decostruzione di quel “miracle man” ben presentato e costruito durante i primi episodi. Gamelli, Svensson e Lasbrey non perdono tempo e iniziano fin da subito a raccogliere prove, testimonianze e dati per poter costruire un vero e proprio caso da presentare al board del Karolinska. Un saggio a tutti gli effetti, considerata la dimensione del documento, sintomatico delle numerose lacune mediche da cui Macchiarini è sempre uscito incolume. Un po’ per salvaguardia personale degli ospedali in cui ha lavorato, un po’ per omertà generale, un po’ per “bravura” personale (se così si può definire) nell’ingannare le persone.

LE BUGIE DI PAOLO, LA VERITÀ CHE SI FA ATTENDERE


A proposito di inganno, Benita dopo aver dissipato ogni dubbio riguardo la falsità di Paolo, cerca ora di costruire una storia per screditarlo e presentarlo come realmente è. Il problema è che il suo ultimo articolo riguardante Paolo era stato scritto con intenzioni diametralmente opposte ed era stato seguito dalla rivelazione di una storia d’amore tra i due. Non a caso, quindi, la sua proposta di articolo viene considerata poco più di una rappresaglia tra ex amanti, problematiche in cui magazine e giornali cercano di non invischiarsi, ignorando totalmente la storia e la veridicità della stessa.
Si tratta a conti fatti della porzione di show meno interessante e magnetica: Dr. Death nel momento in cui si allontana dalla sala operatoria o dalle tematiche prettamente mediche sembra perdere di appeal e interesse. Complici, da questo punto di vista, gli sceneggiatori non in grado di presentare in maniera più convincente una porzione di storia (la ricerca della verità da parte di Benita) che doveva rappresentare il grilletto da premere per poter dare il là al processo di smascheramento di Paolo Macchiarini. Il tutto, invece, è diventato un goffo tentativo da parte della donna di scoprire ridicole bugie. Per esempio dell’impossibilità del Papa ad officiato il matrimonio tra Benita e Paolo non perché “occupato” ma perché il Pontefice ignorava totalmente anche solo l’esistenza del chirurgo italo-svizzero. È stata data enfasi a passaggi che potevano essere gestiti in maniera più rapida e viceversa.

MACCHIARINI IN FUGA DALLA REALTÀ


Esattamente come accaduto per “191”, Macchiarini resta sullo sfondo apparendo decisamente meno rispetto agli altri co-primari. Un ritorno al Karolinska, incontrando Ana, che regala una parentesi di grande suspense, sottolineando ulteriormente la macchinosità e l’ambiguità della figura del medico.
Uno scambio di saluti normale, come se nessuno dei due sapesse la verità sull’altro (Paolo che lei ha cercato di sabotare l’operazione di Yulia; Ana che lui opera con una tecnologia mai testata), prima che Lasbrey ceda e svuoti il sacco gettandogli addosso tutto il risentimento che prova. Paolo (un Edgar Ramirez ancora una volta convincente) è impassibile, glaciale ad ogni tipo di sentimento e sicuro di essere una sorta di intoccabile, soprattutto perché per arrivare a lui l’ospedale avrebbe dovuto prendersi parte della colpa e questo era altamente improbabile.
A livello di crudeltà, Duntsch resta un macellaio di primissimo livello, ma come ambiguità e capacità di estraniarsi dalla realtà, Macchiarini non ha eguali e questa puntata lo sottolinea ancora una volta.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’indagine e la stesura del paper per portare Macchiarini allo scoperto
  • Benita e i tre medici: le trame sembrano potersi collegare, finalmente
  • L’operazione di Yulia e il destino segnato della povera ragazza
  • Finale di puntata e incontro tra Ana e Paolo
  • Puntata di media bellezza, senza un vero apice di intrattenimento scenico o di trama

 

Un buon episodio, nel complesso, ma resta la sensazione che l’apice della stagione sia stato raggiunto con “191” e che nemmeno il finale sarà in grado di eguagliare la scabrosa bellezza di quella puntata.

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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