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Dr. Death 2×05 – 191TEMPO DI LETTURA 3 min

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“191” è l’episodio di svolta per Dr. Death: un concentrato di sofferenza, dolore, rabbia e ripudio di una figura come quella di Paolo Macchiarini che avvicinano lo spettatore alla tragicità dei fatti sfruttando un paziente e la sua terribile storia.
Ciò che sconvolge è che lo show non romanza (quindi ingigantendo) un semplice fatto, ma cerca in maniera precisa di seguire pedissequamente tutto il percorso del paziente. Da un certo punto di vista, quindi, c’è pedanteria nel continuo uso di didascalie per sottolineare il progredire delle operazioni subite da Yesim Cetir; dall’altra il numero finale rappresenta il titolo della puntata.
191 operazioni a cui la povera ragazza viene sottoposta senza troppi problemi. È da sottolineare l’assenza di Paolo Macchiarini: colpevole due volte, prima per la fallacia della sua tesi e in seconda battuta per il suo allontanarsi dalla paziente non rispondendo a nessuna delle segnalazioni che viene fatta dal dottor Gamelli (un ottimo Luke Kirby).

UNA RAGAZZA SMONTATA PEZZO DOPO PEZZO DOPO PEZZO


La caduta nel baratro è progressiva, ma senza sosta. Lo spettatore intuisce che le cose non andranno bene per la povera Yesim, ma è proprio per questo che l’incedere lento dell’episodio (sottolineando il numero delle operazioni) rende il tutto claustrofobicamente perfetto nella sua crudeltà. Il pubblico sa, ma non può che ritrovarsi ad osservare impietrito. Prima la trachea, poi un polmone, prima di arrivare ai reni, alla perdita di capelli e della vista, senza contare i molteplici arresti cardiaci e al trapianto multiplo di organi. Una sequenza talmente lunga di sofferenza e la percezione che la luce in fondo al tunnel sia talmente lontana che la povera Yesim, prima dolce volto del reparto chirurgico, si scaglia contro Gamelli (“why did you bring me back?”), aumentando il senso di sofferenza nello spettatore.
Una puntata che rappresenta una pugnalata in pieno petto per la cruda narrazione messa in atto e che rappresenta un coinvolgente passo avanti rispetto non solo a questa stagione, ma anche alla precedente dove una narrazione così “reale” era in un certo tal senso mancata nonostante le operazioni di Christopher Duntsch fossero seguite con più accuratezza rispetto a quelle di Macchiarini.
Una puntata che funziona, infatti, sia per la coinvolgente narrazione medica, sia per la mancanza delle diatribe amorose tra Paolo e Benita che ad ora hanno racimolato fin troppo minutaggio, sottraendolo al resto della storia.

OLTRE IL DANNO PURE LA BEFFA


Se la sofferenza di Yesim e la rabbia di Gamelli non fossero sufficienti, lo show aumenta ulteriormente il carico quando, sul finire della puntata, ricompare Macchiarini dicendosi sconvolto e arrabbiato per la gestione medica del Karolinska considerato che i suoi pazienti erano sani quando lui se ne era andato. Frasi che fanno ricadere la colpa sulle persone che fino a quel momento avevano accudito notte e giorno Yesim (come tanti altri), lasciando impunito Macchiarini che invece sembra lavarsene le mani.
D’altra parte è lui la star medica, l’uomo dei miracoli, quindi anche il board dell’ospedale sembra comprendere sempre con troppo ritardo la pericolosità della situazione visto e considerato che un trial sperimentale alla base dell’idea innovativa della trachea artificiale non c’è. Sono i pazienti le cavie; è Yesim ad essere la sperimentazione chirurgica di un medico che antepone il proprio ego ed il proprio nome a chiunque gli si pari di fronte. Un personaggio inizialmente apparso amorevole, nonostante la patina di ambiguità (dettata forse più dal fatto di essere il protagonista di questa stagione) e che ora si è rivelato come l’ennesimo macellaio.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tutto: personaggi, progressione della storia, il dilaniante dolore di Yesim, la rabbia di Nathan, l’impotenza dell’ospedale (e la sua complicità). Era impronosticabile che Dr. Death riuscisse a tirar fuori un episodio di questo tipo… grande sorpresa
  • Nulla da segnalare

 

Puntata emotivamente dilaniante, ottimo Luke Kirby e nient’altro da aggiungere. Che episodio.

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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