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The ReagansTEMPO DI LETTURA 5 min

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The Reagans docuseries recensioneCitando il creatore di The Crown Peter Morgan: “la promessa di non raccontare fatti accaduti meno di 20 anni fa è un elemento importante per conservare un’adeguata obiettività storica“. Ed effettivamente, specie negli ultimi anni con la crescente disinformazione derivante da fake news, si sente sempre più la necessità di prendere una pausa dalle notizie per poi riguardarle in maniera oggettiva. Non è quindi un caso se questa nuova docuseries viene rilasciata 31 anni dopo la fine della carriera presidenziale di Reagan e 16 anni dopo la sua morte.
The Reagans arriva in un momento storico che, sicuramente, verrà analizzato ulteriormente in futuro (Trump sarà sicuramente protagonista di svariati documentari dal 2040 in poi) e, proprio per questo motivo, aiuta a mettere in prospettiva come si sia arrivati a dove si è ora in USA.
Showtime presenta questa docuseries, girata da Matt Tyrnauer, che punta a ricreare la parabola che ha portato Ronald Reagan da Hollywood alla Casa Bianca. Tuttavia va detto che questa non è nemmeno la prima opera ad occuparsi della famiglia Reagan visto che nel 2003, quindi quando Ronald era ancora vivo (è morto nel 2004), Showtime aveva prodotto e mandato in onda un omonimo film con protagonisti James Brolin e Judy Davis. Un film che tra l’altro ha scatenato diverse critiche ed un’accesa controversia proprio dovuta alla “vicinanza” della storia con la politica americana degli ultimi anni. Come si diceva: è importante mantenere un’adeguata obiettività storica.

EROE AMERICANO


Ron Reagan:His story was one of a hero in his mind. Playing a politician, though, he got to be that hero. He could do that by having wealthy, powerful friends, but he had always depended on my mother to be his rock. She knew he was an actor at his core, so she would give him encouragement.

Per questi quattro episodi Matt Tyrnauer sceglie un approccio cronologico alla storia di Reagan e si capisce il perché a posteriori, al termine della visione.
Ronald Reagan, per tutta la sua vita, ha vissuto con l’idea di essere l’esemplificazione del classico eroe americano, quello che nei film ricopre il ruolo di protagonista ed è amato da tutti. Questa idea di essere l’incarnazione dell’eroe coincide esattamente con i ruoli che ha maggiormente ricoperto nella sua carriera, il tutto finché non si è poi trasformata in una mera mistificazione.
Tyrnauer gioca molto con questa percezione che Reagan ha prima dato (durante il suo periodo come attore) e poi creato (nella sua carriera da politico) di se stesso: in un paese in cui la cultura cinematografica e quella sociale vivono in un connubio indissolubile, rappresentare l’eroe su pellicola aiuta sicuramente ad essere identificato come tale anche in politica. Trump ne è poi parzialmente un esempio. Sottolineando il parzialmente.

SOGNO AMERICANO


Ron Reagan:He trained himself to ignore the negative and accentuate the positive.

Premesso quindi che Ronald Reagan è l’eroe che gli Stati Uniti aspettavano, i quattro episodi da 1 ora ciascuno di cui è composta la serie sono perfetti per mostrare in maniera piuttosto oggettiva (e si tornerà più avanti su questo punto) in che modo Reagan sia riuscito a mantenere la sua figura di eroe del cinema che creava il “sogno americano” e adattarla alla sua politica rendendola il punto focale di tutte le sue campagne.
The Reagans, ovviamente, è ricco di interviste e contributi che tentano di dare una prospettiva completa di Ronald e di Nancy. Se gli 8 anni di presidenza di Reagan parlano da sé, il taglio e le risposte date dai vari intervistati confluisce in maniera naturale verso una critica, blanda ma costante, sia di Ronald che di Nancy. A scuotere molto sono anche le svariate dichiarazioni di Ron Reagan, uno dei figli della coppia, nonché l’unico ad essere stato sempre in aperto contrasto con le idee politiche del padre. Ed è ovviamente una critica ad effetto, potente ma anche non imparziale e di questo ne va tenuto conto.

ALZHEIMER AMERICANO


Ronald Reagan:There have been times in this office,” Reagan responded, “when I wondered how you could do the job if you hadn’t been an actor.

Da metà docuseries in poi, The Reagans comincia ad affrontare la lenta decaduta di Ronald e della sua politica ma, al tempo stesso, mette in evidenza come ci sia una costante che non abbandona mai né la politica, né la storia americana: la memoria corta. Matt Tyrnauer è molto bravo nel mettere in aperto contrasto dichiarazioni e fatti di un Reagan che vive in aperta contraddizione con se stesso, la sua stessa storia ed una realtà che non combacia con quella che si ostina ad idealizzare.
Se negli ultimi anni da POTUS Ronald è andato via via perdendo potere probabilmente a causa di un Alzheimer galoppante, la figura da burattinaio di Nancy e le sue manovre dietro le quinte hanno preso via via più potere. Si dice che dietro un grande uomo ci sia sempre una grande donna ed in questo caso l’affermazione è più che corretta visto che Nancy si è dimostrata, pur con tutte le sue fisime (astrologia, set di porcellane, vestiti “regalati”), la bussola che ha aiutato il marito a navigare tutti i temi difficili della sua presidenza.
AIDS, seconde elezioni, lotta ai sindacati ed un costante peggioramento del potere d’acquisto e dello status quo delle categorie meno abbienti generalmente rappresentate da minoranze etniche: Tyrnauer non si fa mancare niente e contestualizza azioni e reazioni degli 8 anni di Reagan con immagini che parlano da sole ed enfatizzano le due facce e le due memorie di un’America sempre più divisa.
E questa è alla fine la vera critica che Tyrnauer vuol far emergere: quanto ci si può dimenticare delle cose sbagliate fatte da Reagan e sua moglie? E quanto ancora possono permettersi gli Stati Uniti d’America di vivere una divisione che è nata esattamente sotto la presidenza di Ronald e Nancy?

…THEM ALL!


The Hollywood Myth Machine 1×01
The Right Turn 1×02
The Great Undoing 1×03
In The Stars 1×04

 

Dal Ronal attore al Ronal presidente (e alla Nancy first lady): questi quattro episodi della nuova docuseries mandata in onda da Showtime sono un ottimo resoconto storico di un uomo (e di una donna) che hanno governato gli Stati Uniti d’America per otto anni tra astrologi, bugie ed uno stoico negazionismo della realtà. Merita decisamente una visione.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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