Gomorra – Le Origini 1×01 – A’ SirenaTEMPO DI LETTURA 4 min

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recensione Gomorra - Le Origini 1x01Dopo ben 5 anni dal finale di Gomorra, serie tv tratta dai libri di Roberto Saviano che ha fatto la storia del palinsesto Sky Original italiano, ecco arrivare sul piccolo schermo la tanto attesa serie spin-off dedicata al percorso di formazione di uno dei personaggi più iconici dello show: Pietro Savastano.
Gomorra – Le Origini è infatti uno show coming-of-age dove il giovane Pietro entra a contatto con il mondo della criminalità napoletana degli anni 70. Un’epoca di transizione in cui la camorra si evolve e diventa una delle mafie più potenti al mondo.
Già con questa premessa è facile capire come la serie abbia creato molto hype per la sua uscita.
Anche se, va detto, la maggior pubblicità allo show al momento l’ha fatta il governo italiano con una nuova proposta di legge che vorrebbe limitare questo tipo di rappresentazioni televisive per paura che queste diventino “apologia” dello stesso male che vogliono raccontare.

C’ERA UNA VOLTA A NAPOLI…


Francesco “A’ Macchietta”: “Che vita di merda. Cresciuto con una puzza di merda sotto al naso, sempre. Un tanfo costante. Che ti ricorda sempre quello che sei: un povero stronzo.”

Al di là delle considerazioni politiche, però, com’è questo spin-off di Gomorra?
Già dal primo episodio si può tranquillamente affermare che ci si trova di fronte ad un prodotto di altissima qualità. La produzione si affida nientepopodimeno che ad uno degli attori protagonisti della serie originale: Marco D’Amore, che (con già esperienze di regia alle spalle) imbastisce un episodio pilota decisamente perfetto soprattutto dal punto di vista tecnico-stilistico.
Come già detto, l’ambientazione è quella napoletana degli anni 70 che viene ricostruita con una precisione davvero maniacale, dai costumi, agli oggetti e alle scenografie. Ma, soprattutto, con un pullulare continuo di citazioni cinematografiche e pop particolarmente studiate che vanno da C’era Una Volta In America a Quei Bravi Ragazzi, con una scena di ballo iniziale (con riferimenti alla nota trasmissione Discoring) che sembra richiamare anche La Febbre del Sabato Sera.
Già da qui si capisce fin da subito il mood della storia che si sta svolgendo, in cui i protagonisti sono il giovane Pietro e i suoi amici che si barcamenano fra la classica vita di adolescenti con dei sogni più grandi di loro e una realtà difficile che non esita a sfruttare proprio tali sogni per affari poco leciti.

I DOLORI DEL GIOVANE PIETRO


In questo contesto, infatti, ad emergere è la personalità del giovane Pietro Savastano, qui interpretato da Luca Lubrano. L’attore offre un’interpretazione decisamente diversa e originale del personaggio. D’altra parte si tratta di un Pietro ancora “vergine” dal mondo criminale, quindi molto più sognatore e ingenuo rispetto al temuto boss con le fattezze di Fortunato Cerlino, anche se all’interno del suo gruppo di amici è già quello che dimostra, più di tutti, un certo carisma da leader.
Al momento la sua massima aspirazione è semplicemente quella di sfuggire a quello che sembra essere il destino già scritto per lui e per gli altri ragazzi di Secondigliano. Pietro, infatti, è orfano di padre e vive assieme a due suoi amici in una sorta di “casa-famiglia” allargata. Il suo modello di riferimento principale, per il mondo degli adulti, diventa quindi Angelo “A’ Sirena” (Francesco Pellegrini), piccolo boss locale legato alla famiglia camorristica dei Villa. Un personaggio che, dal canto suo, sogna il “salto di qualità” per non essere più un semplice “dipendente” della criminalità organizzata, ma un vero boss a tutto tondo.
L’incontro fra questi due co-protagonisti della serie, durante una circostanza ben poco fortunata in cui avverrà una sorta di “battesimo del fuoco” per Pietro, sarà la molla che farà scattare tutta la trama orizzontale dello show.

CONCLUSIONE


O’ Paisano: “E Napoli cos’è? Napoli sono io… sei tu… siamo tutti quanti noi. E come faccio io ad essere Napoli domani, se tu non ci sei più? […] Napoli è una sola. È intera. O è tutti quanti noi, o non è niente.” 

Un vero e proprio percorso di formazione criminale in cui il giovane Pietro, alla fine della puntata, comincia la sua evoluzione verso quello che diventerà il futuro “boss Savastano”. Un passaggio che passa necessariamente attraverso la violenza e il sangue. Tuttavia mai mostrato del tutto e nel dettaglio (come succedeva più spesso nello show originario). Il tono rimane, almeno per il momento, molto fiabesco ed “edulcorato” in un certo senso. E rimane anche ben lontano da una “romanticizzazione” della storia raccontata.
Nel suo climax di tensione crescente, la poca violenza mostrata fa comunque il suo effetto, soprattutto nella psiche del giovane Pietro Savastano, che alla fine dell’episodio perde, di fatto, la sua innocenza cominciando così la sua discesa negli inferi della camorra.
Menzione necessaria per la stupenda scena finale dell’episodio dove un misterioso personaggio, detto “O’ Paisano” (Flavio Furno), si conferma già come uno dei character più interessanti dello show.

 

THUMBS UP 👍 THUMBS DOWN 👎
  • Ricostruzione storica della Napoli degli anni ’70
  • Regia e colonna sonora
  • Cast
  • Riferimenti e “easter eggs” alla serie originale e a una certa cinematografia
  • Scena finale e “O’ Paisano”
  • Al momento nulla di rilevante

 

Spin-off di Gomorra in cui si raccontano le origini del boss Pietro Savastano, qui solamente “Pietro”, un giovane della periferia napoletana che aspira ad entrare a far parte del mondo della criminalità organizzata. In particolare della banda di Angelo detto A’ Sirena, piccolo boss locale con grandi ambizioni. Una rapina durante una bisca organizzata da Angelo è l’occasione ideale per mettersi in luce…

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Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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