Marvel Zombies 1×02 – Episode 2TEMPO DI LETTURA 4 min

5
(1)

Recensione Marvel Zombies 1x02

La seconda puntata di Marvel Zombies, miniserie animata targata Disney+ ed esperimento d’animazione rivolta a un pubblico decisamente più adulto del solito, consolida con forza l’identità del progetto, ribadendo una scelta stilistica e narrativa che rifiuta qualsiasi compromesso con il linguaggio consueto del Marvel Cinematic Universe.
L’episodio porta in scena un mondo devastato dove il sangue scorre senza sosta, i corpi si frantumano senza pudore e la brutalità diventa linguaggio naturale, trasformando l’apocalisse zombie in una rappresentazione tanto spettacolare quanto disturbante di un universo dove nessuno, nemmeno i protagonisti, sono mai completamente al sicuro.

TESORO, MI SI SONO ALLARGATI GLI ZOMBIE


Sin dalle prime sequenze, l’episodio introduce lo spettatore in uno scenario dominato dal caos urbano, dove non solo orde di zombie devastano la città, ma anche creature gigantesche – uomini, insetti e anche gli stessi zombie – amplificano la sensazione di catastrofe assoluta. La sequenza in cui decine di corpi cadono a grappoli dai palazzi risulta emblematica, restituendo una crudezza quasi disturbante che sottolinea ancora una volta l’intenzione della serie di non voler censurare l’orrore visivo, mentre sullo sfondo Shang-Chi e la sua amica Katy tentano disperatamente di trovare riparo tra le macerie della città.
L’ellissi narrativa di cinque anni permette alla serie di esplorare una dimensione estetica e tematica nuova, avvicinandosi chiaramente alle suggestioni di classici del genere post-apocalittico come Mad Max o Ken Il Guerriero. Il deserto, popolato da sopravvissuti in tenute da guerrieri della sabbia, trasmette un immaginario visivo che combina il linguaggio supereroistico con le dinamiche tipiche della fantascienza distopica, e intanto Shang-Chi e Katy, sopravvissuti ma profondamente segnati, incontrano Kamala, Alexei, Yelena e Blade Knight, introducendo il primo momento di convergenza tra linee narrative differenti.

THE LAST OF US


La rivelazione della City on the Sea, una struttura enorme che emerge dalle acque come un’utopia galleggiante, rappresenta un momento chiave nell’economia visiva e narrativa dell’episodio. L’architettura della città-nave utilizza prospettive verticali e giochi di luce che accentuano simultaneamente la sua imponenza e l’inquietudine sottesa, rendendo tangibile la contraddizione tra promessa di salvezza e realtà morale. E infatti, non sorprende la scoperta che la sopravvivenza degli abitanti si fondi sul sacrificio dei più deboli, dati in pasto agli zombie, per mano del loro leader Baron Zemo, trasformando l’ambientazione in veicolo di narrazione e simbolo della corruzione del potere.
Il climax della sequenza si manifesta con l’assalto degli zombie subacquei, tra cui spicca la versione zombificata di Namor, la cui violenza brutale e sproporzionata ridisegna lo spazio circostante mentre ogni suo colpo letale accentua il senso di pericolo imminente anche nei confronti dei protagonisti principali; la coreografia, che alterna piani ravvicinati e ampie panoramiche, genera un ritmo serrato che rende tangibile la portata della minaccia e l’imprevedibilità dell’azione, mentre la morte sistematica dei personaggi secondari amplifica la tensione e sottolinea la vulnerabilità dell’universo narrativo, dimostrando come la serie sfrutti la struttura corale per destabilizzare le aspettative del pubblico senza mai ridursi a semplice spettacolo.

SUPEREROI CADUTI IN DISGRAZIA


Dal punto di vista tecnico, l’animazione mantiene lo stile consolidato di What If…?, con linee decise, colori saturi e movimenti fluidi che valorizzano tanto le sequenze d’azione quanto le ambientazioni estreme, dai deserti post-apocalittici agli abissi marini infestati, creando un linguaggio visivo coerente che sostiene la tensione narrativa e amplifica l’impatto delle esplosioni di violenza grafica; l’uso calibrato di luci e ombre contribuisce a intensificare l’atmosfera opprimente, rendendo palpabile la desolazione di un mondo in putrefazione senza mai sacrificare chiarezza e leggibilità delle sequenze complesse.
Ciò che colpisce maggiormente è la capacità della serie di sovvertire le aspettative tradizionali del mito Marvel: gli eroi, privati della loro invulnerabilità, vengono trasformati in mostri insaziabili o in sopravvissuti disperati, mentre ogni potere appare insufficiente e ogni sacrificio inevitabilmente consumato dal fallimento; questa decostruzione del supereroismo tradizionale produce una riflessione meta-narrativa che aggiunge profondità al racconto, facendo emergere le fragilità intrinseche dei miti contemporanei e il senso di impotenza che permea il nuovo universo narrativo.
Il finale, con Shang-Chi che indica New Asgard come nuova destinazione, amplia ulteriormente gli orizzonti della narrazione, suggerendo un intreccio tra dimensioni terrestri e cosmiche che promette di estendere la portata del conflitto; l’anticipazione di futuri scontri in un contesto più ampio intensifica la tensione e sottolinea come la sopravvivenza dei protagonisti non possa più limitarsi a scenari terrestri, ma richiederà un confronto con minacce di portata decisamente maggiore.

 

THUMBS UP 👍 THUMBS DOWN 👎
  • Azione e riflessione integrate con efficacia
  • Ambientazioni e design visivo curati
  • Decostruzione del mito Marvel con eroi vulnerabili
  • Ritmo narrativo serrato e coinvolgente
  • Il sacrificio di Yelena (anche se non si è vista morire) un po’ ridondante
  • Il trailer della serie aveva già spoilerato quasi tutti i momenti migliori dell’episodio

 

Con un equilibrio efficace tra azione frenetica e riflessione tematica, questo secondo episodio amplia le possibilità narrative della serie, mostrando sia la brutalità dell’apocalisse che la fragilità dei protagonisti. Le scelte stilistiche e visive, pur ricalcando modelli già noti, risultano coerenti e funzionali, mentre le tensioni morali e i sacrifici creano un legame effettivo con lo spettatore. Finora, tutto molto bene.

Quanto ti è piaciuta la puntata?

5

Nessun voto per ora

Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Marvel Zombies 1x01 Recensione
Precedente

Marvel Zombies 1×01 – Episode 1

Marvel Zombies 1x03 recensione
Prossima

Marvel Zombies 1×03 – Episode 3