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Mayans MC 3×01 – Pap Struggles With The Death AngelTEMPO DI LETTURA 7 min

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Recensione Mayans MC 3x01 FX Mayans MC torna con la sua terza stagione e lo fa con una premiere che ha il compito di reinserire il pubblico all’interno della narrazione quasi due anni dopo lo scorso season finale.
Complici una trama non troppo difficile nonostante l’impronta inconfondibile lasciata da Kurt Sutter e un bel piazzato “previously on…” molto esplicativo ad inizio episodio, lo spettatore si trova nuovamente catapultato all’interno dell’universo narrativo di Sons Of Anarchy senza troppe difficoltà, messo di fronte al consueto mondo fatto di pestaggi, uccisioni, amori, tradimenti e pericolosi segreti che immancabilmente riescono a trovare la forza di ritornare a galla.

L’ALLONTANAMENTO DI KURT SUTTER


Potrà sembrare la classica affermazione da fan frustrato legato sentimentalmente all’opera madre (e forse è così), ma il licenziamento di Kurt Sutter – dovuto a comportamenti del regista giudicati inappropriati nei confronti della troupe e del cast – con successivo passaggio del timone al co-ideatore Elgin James, pare aver portato sostanziali cambiamenti all’interno dello show, percepibili distintamente (soprattutto per i fan frustrati di cui sopra) fin dai primi minuti della puntata. Prima di approfondire la questione, occorre però fare un po’ di chiarezza su quanto avvenuto alla fine della scorsa stagione ai vertici di FX.
Al termine del 2019, con una lettera diretta al team di Mayans MC, Kurt Sutter annunciava il suo allontanamento forzato da FX e le cause che avevano portato al suo licenziamento. Parafrasando quanto detto dall’ex showrunner, il suo comportamento, tanto quanto le sue assenze sul set, avrebbero creato una situazione di caos ed ostilità sul luogo di lavoro, portando inoltre autori, produttori, cast e troupe, a percepire questo suo atteggiamento come un abbandono. Almeno questo, continua Sutter nella sua lettera, fu ciò che interpretò la Disney – al controllo di FX come conseguenza dell’acquisizione di FOX – che non ci pensò due volte prima di interrompere ogni rapporto lavorativo in seguito alle ripetute lamentele mosse nei suoi confronti. L’ideatore di Sons Of Anarchy, prima di chiedere scusa a chi non si è sentito sostenuto o valorizzato, ha naturalmente espresso il suo rammarico per la fine di un rapporto di lavoro durato 18 anni, rassicurando il pubblico ricordando che aveva già passato le redini in mano ad Elgin prima che tutto ciò accadesse e mostrandosi positivo in merito al futuro della sua creatura e all’aiuto che, sicuramente, FX avrebbe dato al nuovo showrunner per sviluppare al meglio la sua visione di questo ambizioso progetto televisivo.
Sebbene in un comunicato ufficiale JD Pardo e Clayton Cardenas ci tengano a rassicurare i fan, affermando che l’acquisizione da parte di un’azienda family friendly qual è la Disney non ha intaccato il lavoro compiuto in questa terza stagione di Mayans MC, è possibile ravvisare un cambiamento, quantomeno estetico-formale, già al termine di questo primo episodio stagionale. Secondo le dichiarazioni dei protagonisti, l’acquisizione da parte della Casa del Topo avrebbe portato soltanto miglioramenti all’interno del set, garantendo inoltre totale libertà creativa e quindi preservando l’integrità dell’opera di Sutter. La realtà dei fatti però è un po’ diversa.
Uno degli elementi cardine della mitologia e della narrativa di Sutter ai tempi di SOA era senza dubbio la componente violenta ascritta allo show. Violenza indiscriminata ed efferata, talvolta motivata, talvolta utilizzata come semplice mezzo per veicolare una determinata visione del mondo vista attraverso gli occhi dell’autore. Lo spettatore, preso per mano da Sutter, si è così ritrovato a percorrere questo amletico sentiero fatto di macchinazioni, bugie e tradimenti, scandito sistematicamente da randomici o pianificati atti di violenza, resi ancor più plateali da una gestione quasi fumettistica dell’opera, in grado di conferire leggerezza ad un prodotto che di leggero non aveva proprio nulla.
Con il debutto di Mayans MC molti furono i dubbi e le preoccupazioni circa un’alterazione o un travisamento dell’universo narrativo di SOA, ma fu chiaro fin da subito che la serie da semplice spin-off aveva tutte le carte in regola per diventare un’opera a sé, con un’identità propria e pronta a camminare con le proprie gambe dopo un primo momento di assestamento fatto di camei e richiami alla sua opera madre. È naturalmente troppo presto per fasciarsi la testa, ma al netto di quanto visto in questo primo episodio stagionale, fatto di dialoghi a volte forse troppo melensi, violenza indiscriminata ma utilizzata in maniera meno organica all’interno della narrazione e personaggi caratterizzati in maniera piuttosto frammentaria e oggettivamente meno iconici di Jax e colleghi e facilmente dimenticabili nell’intervallo di tempo che intercorre tra una stagione e l’altra, questo Mayans di certo patirà molto l’assenza del suo unico e vero creatore.

LA SCELTA DI EZEKIEL


Problemi interni a parte, non si può certo dire che Mayans MC non riesca a intrattenere lo spettatore (anche quello frustrato del paragrafo precedente), offrendo anzi un’ottima ora di intrattenimento “leggero” (almeno secondo i soliti canoni dello show) in grado di far provare qualsivoglia genere di emozione senza mai risultare noioso o ripetitivo. Certo, di base le dinamiche sono sempre le stesse: i protagonisti si innamorano, tradiscono e vengono traditi, uccidono e fanno uccidere, il tutto in un panorama, quello messicano, che decisamente si presta bene allo sviluppo di una storia incentrata sull’illegalità e sulla costante caccia al criminale da parte delle autorità locali, in costante equilibrio tra la vita e la morte.
In seguito agli eventi accorsi nello scorso finale di stagione, e come si può evincere anche dal titolo che ne fa riferimento indirettamente, questo nuovo arco narrativo sembra voler partire da un presupposto particolare: la scelta consapevole di Ez di andare fino in fondo con il club, a prescindere da quanto le sue mani possano sporcarsi di sangue. Il titolo, “Pop Struggles With The Death Angel”, fa quindi riferimento al conflitto interiore che Reyes senior sta affrontando in questo momento, deluso dal suo fallimento in quanto padre, che in qualche modo avrebbe condotto Ezekiel fuori dal sentiero di onestà sempre auspicato per il suo secondogenito.
Al dramma familiare naturalmente si alterna la questione legata al club, che purtroppo appare zavorrata da una diffusa dispersività narrativa relativa ai suoi membri, tutti abbastanza relegati al ruolo di personaggi secondari fatta eccezione per i due fratelli Reyes, a cui viene dedicato gran parte del minutaggio di questo primo episodio. I ritmi risultano così abbastanza smorzati, proprio a causa di questa natura quasi passiva dei suoi personaggi secondari, spesso portati ad affrontare la vita mossi unicamente da questa depressione di fondo che aleggia nell’aria e che si manifesta in modi differenti a seconda del grado di tristezza/rabbia del character preso in questione. Modalità decisamente poco innovativa e a tratti anche inconsistente.
Infine, l’ultima critica va fatta alla gestione del comparto femminile, all’interno del quale troviamo ottime attrici costrette a rivestire i panni di personaggi ben poco tridimensionali e sfortunatamente legati a stilemi narrativi triti e ritriti che ai giorni nostri risultano del tutto anacronistici. Sebbene queste scelte restino in qualche modo legate al contesto socio-culturale entro cui si muovono i protagonisti, in poche parole la dura vita in zone di confine dove odio e violenza sono all’ordine del giorno, è un vero peccato che gran parte dei personaggi femminili risulti relegata al ruolo di madre o di vittima dell’uomo problematico di turno. Tutte dinamiche ripetitive e molto deboli dal punto di vista narrativo, legate ad un modo di scrivere oramai sorpassato e per nulla al passo coi tempi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Episodio introduttivo ma tutto sommato dai ritmi buoni
  • Atmosfera, anche grazie al contesto geografico, sempre ansiogena
  • Sequenza finale cruda e d’impatto
  • L’assenza di Sutter al timone si percepisce
  • Uso della violenza meno organico all’interno della narrazione
  • Avvio stagionale a tratti troppo melenso

 

La terza stagione di Mayans MC riparte un po’ in sordina rispetto a quanto ci si potesse aspettare. L’assenza di Sutter è percepibile in alcuni momenti ma Elgin James sembra avere le idee chiare in merito al futuro dello show e la fiducia del creatore di Sons Of Anarchy sembra essere ben riposta. È ancora presto per azzardare un giudizio sulla stagione appena iniziata, quindi non resta che sedersi, attendere pazientemente e godersi il viaggio scevri da qualsivoglia pregiudizio di fondo.

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Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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