Non ci saranno gesta epiche o lotte di potere in questa serie, né guerre tra dinastie e battaglie tra draghi. E gli autori lo rendono chiaro sin dall’inizio: dopo una breve cold open, ecco che parte l’intro di Game Of Thrones e subito dopo una scena che di epico ha ben poco. Niente solennità, solo la semplicità della storia di un (per ora) comune cavaliere errante.
Parte così il nuovo spin-off di Game Of Thrones, sbarcato direttamente sulla nuova piattaforma, appena arrivata in Italia, HBO Max. Un prodotto che si dimostra sin da subito semplice e senza pretese ma che, come ben sanno i lettori dei libri, sa nascondere comunque una storia gradevole e appassionante.
Il Cavaliere Dei Sette Regni è infatti tratto dalle novelle di Dunk e Egg di George R.R. Martin che narra la storia di questi due personaggi in una Westeros ambientata 90 anni prima di GOT, ma circa 80 dopo House Of The Dragon.
LA NOVELLA DI DUNK E EGG
Per valutare questa serie la parola chiave è proprio “novella”. Contrariamente ai suoi predecessori, infatti, Il Cavaliere Dei Sette Regni non è tratto da un romanzo, o da una cronaca storica più articolata come successo per HOTD. Il materiale a disposizione è quindi più limitato, ma anche a livello stilistico e narrativo si tratta di una storia più elementare, quasi ingenua. E dopo aver conosciuto il protagonista questi aggettivi assumono ancora più senso.
Dunk emerge come il tipico ragazzone un po’ ignorante ma dal cuore buono. Da orfano a scudiero, la sua conoscenza del mondo e dell’essere cavaliere proviene tutta dai bruschi insegnamenti di ser Arlan Pennytree. Caratteristiche, queste, che fanno rientrare Dunk in una caratterizzazione stereotipata, ma che sicuramente non appare fuori luogo nel contesto che si sta narrando.
La caratteristica grossolana del protagonista lascia ampio spazio anche a situazioni più comiche, riprendendo sempre quegli elementi tipici di una novella. Ma, come in tutte le storie che si rispettino, a bilanciare questa situazione arriva il co-protagonista, diverso nei modi e nel pensiero. Egg (nominato a suo tempo nella serie principale dal maestro Aemon), è un ragazzino acuto e perspicace, lasciando intuire dai modi e dalle parole i suoi natali più alti rispetto a Dunk.
Da questo punto di vista, il pilot sorprende per la non rivelazione dell’identità di Egg che sarebbe stato un ottimo cliffhanger per concludere il primo episodio e sorprendere chiunque non sia ancora a conoscenza dell’albero genealogico del ragazzo.
Un ulteriore elemento, questo, che sottolinea quanto Il Cavaliere Dei Sette Regni non sia una serie che vuole colpire lo spettatore con gesti e rivelazioni, ma vuole semplicemente raccontare la storia quasi normale di questi due personaggi. E forse per una volta, fa anche bene assistere semplicemente ad un racconto modesto ma godibile.
IL GIOCO DELLE PARTI
Chiunque si approcci a questa serie ha sicuramente un background come fan di Game Of Thrones e, per questo, la parte interessante sta anche nel cercare di trovare i riferimenti con la storia a cui si è già assistito. Ancor di più, questo discorso vale per i sempre attenti lettori della saga di George R.R. Martin.
Ma al di là delle conoscenze pregresse, ogni personaggio che appare rientra in una specie di gioco delle parti, mentre si cerca di collocarlo all’interno di una determinata dinastia e storia. Si è già accennato di Egg, con un collegamento molto stretto con il maestro Aemon della Barriera nella saga originale, ma non guasta neanche lo sguardo a Lyonel Baratheon, antenato di Robert non solo di sangue ma anche caratterialmente e, a quanto pare, con una simile predisposizione all’alcol non indifferente.
Naturalmente, ancora tutti da scoprire saranno i collegamenti nella dinastia Targaryen, con connessioni più articolate in quanto riconducibili con solo al futuro e quindi con i personaggi visti in GOT, ma anche al passato con il ben più recente HOTD.
Il torneo ad Ashford Meadow si propone così come un grande palcoscenico per far sfilare personaggi e legami. Questo però non distoglie l’attenzione dai due protagonisti che, seppur partiti un po’ in sordina, promettono altri cinque episodi di una storia senza pretese e sensazionalismi, ma forse con una profondità più emotiva.
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Il Cavaliere dei Sette Regni non cerca di replicare la grandiosità di Game Of Thrones o l’intensità politica di House Of The Dragon e proprio qui sta la sua identità. La storia di Dunk e Egg è una storia che non vuole stupire, vuole solo essere raccontata e per pochi episodi è un viaggio che si intraprende volentieri. Per funzionare davvero, però, i prossimi episodi dovranno regalare qualcosa in più pur rimanendo nella loro semplicità.


