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Yu Yu Hakusho 1×01 – Episodio 1TEMPO DI LETTURA 3 min

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Yu Yu Hakusho 1x01 recensioneMagari il titolo potrebbe risvegliare qualche memoria sopita negli albori degli anni ’90-’00; magari il nome Yu Degli Spettri potrebbe funzionare meglio per sbloccare un ricordo; magari associare la visione a MTV potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso delle memorie. Ad ogni modo, Netflix sforna a sorpresa un nuovo adattamento di un manga (e anime) di fama planetaria dopo il sorprendente successo riscosso con la prima stagione di One Piece (rinnovato subito per una seconda annata) ma anche con il precedente tonfo di Cowboy Bebop (morto silenziosamente dopo il disappunto generale).
Per questa prima stagione sono stati concepiti solamente cinque episodi invece dei canonici otto o dieci, assolutamente lodevole come scelta controcorrente ma un po’ strana considerando che il manga creato da Yoshihiro Togashi nel lontano 1990 consta di 175 capitoli mentre l’anime ha 112 episodi in totale. Giusto per dovere di cronaca, bisogna informare il gentile lettore che sì: Yoshihiro è la stessa persona che sta ancora scrivendo con tutta calma Hunter × Hunter dal lontano marzo 1998, ma Yu Yu Hakusho ha effettivamente un finale.

Ascolta Yusuke Hurameshi: intendo riportarti in vita per diventare un detective del mondo degli spiriti.

In realtà la serie era stata annunciata nel dicembre 2020 ma era anche passata in sordina visto che, sebbene l’idea di una potenziale versione live-action sia stata accolta con entusiasmo da parte del pubblico, la stragrande maggioranza ha dimostrato anche un certo scetticismo a causa di una (giustificata) diffidenza delle reinterpretazioni live-action di anime e manga.
A sceneggiare questa prima stagione c’è il misconosciuto (anche in Giappone) Tatsuro Mishima, mentre a dirigere tutte le puntate c’è il più conosciuto (ma non in Occidente) Shô Tsukikawa. Il cast è invece composto da attori giapponesi abbastanza rinomati in patria come il protagonista Takumi Kitamura, fresco dal successo nel ruolo principale nella trilogia live-action di Tokyo Revengers, o i vari Jun ShisonKanata HongōShuhei Uesugi, il che implica anche un certo tipo di recitazione che, pur essendo sopra le righe come ogni serie/film giapponese, risulta comunque credibile.

UNA CERTA ADERENZA


La serie si apre con un’introduzione attentamente elaborata, sintetizzando efficacemente la trasformazione del protagonista, Yusuke Urameshi (interpretato da Kitamura), da teppista a eroe detective dell’aldilà.
Il primo episodio è una vera e propria prova del fuoco, sia dal punto di vista della CGI (che non delude, anzi), sia dal punto di vista della trama e della recitazione che si lasciano ampiamente guardare. La morte e resurrezione di Yusuke, catapultato nella sua prima missione ufficiale come detective spirituale dopo la sua morte imprevista, è resa scenicamente molto bene. Certo, ci sono alcune cose diverse rispetto a manga/anime e per ottenere una visione completa delle differenze sarebbe necessario guardare i primi cinque episodi della serie animata, però già con questo pilot si ha una buona infarinatura generale dell’aderenza. Il tutto anche considerando come il finale dell’episodio si concluda preparando il terreno per l’introduzione di altri personaggi (Hiei e Kurama) e la battaglia con i fratelli Toguro (che non è uno spoiler).
Decisamente ci si poteva attendere un risultato ben peggiore, invece la striscia positiva iniziata con One Piece continua.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Le scene d’azione sono il fiore all’occhiello dello show
  • Un protagonista amabile anche se strano
  • Piccolo Enma poteva essere molto ridicolo e invece non lo è
  • Hiei non convince pienamente
  • Recitazione giapponese a volte sopra le righe: o piace o non piace, c’è poco da fare

 

Con somma sorpresa generale, questo pilot si rivela essere decisamente buono dimostrando tutte le proprie doti nelle scene d’azione invece che nel resto. La scena finale introduce gli altri due character principali che mancavano all’appello e aumenta ulteriormente l’interesse per i restanti quattro episodi. Era difficile sperare in un risultato migliore di questo.

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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