Black Rabbit 1×01 – 1×02 – The Cyclone – The Black RabbitsTEMPO DI LETTURA 4 min

4
(1)

Black Rabbit 1x01 recensione

La nuova serie Netflix con protagonisti Jude Law e Jason Bateman parte con un’accoppiata di episodi che mettono subito in chiaro una cosa: la qualità di regia e recitazione non è in discussione, ma il ritmo è tutt’altra faccenda. Black Rabbit sceglie di introdurre il suo mondo criminale con calma esasperante, e nel caso del pilot, “The Cyclone”, questa calma si trasforma in un peso quasi insostenibile.
Il paragone con Ozark è inevitabile, non solo per la presenza di Jason Bateman e per il marchio Netflix, ma anche per la regia (firmata da Bateman stesso e da Laura Linney, sua partner anche nella vita oltre che in Ozark). I colori, i contrasti visivi, le dinamiche tra innocenza apparente e brutalità criminale richiamano il tono dell’altra serie Netflix quasi volutamente, con una differenza sostanziale: Ozark si era presentata fin dal pilot con colpi di scena assestati con precisione chirurgica. Qui, invece, lo shock narrativo arriva solo alla fine del secondo episodio, con un ritardo che penalizza il coinvolgimento iniziale e potenzialmente perde un buono stuolo di spettatori nelle due ore.

IL FLOP DEL PILOT


Con i suoi 61 minuti, il primo episodio è di fatto un pilot debole, incapace di trattenere lo spettatore per l’intera durata. A parte il flashforward iniziale e quello finale – due lampi di tensione che avrebbero meritato più spazio – l’episodio si arena in un mare di scene dilatate, ridondanti e spesso superflue. Un pilot, per definizione, deve essere incisivo: presentare i personaggi, stabilire i conflitti e catturare l’attenzione in maniera decisa.
“The Cyclone”, invece, preferisce accumulare immagini e momenti che pesano sul risultato complessivo, annacquando il potenziale della storia. Non bastano né la solidità della regia né l’ottima prova degli attori per compensare la lentezza esasperante di questo avvio.

LA 1×02 SALVA TUTTO


Fortunatamente, la seconda puntata cambia registro agigustandosi e costruendo sulla lunga premessa del pilot. “The Black Rabbits” dura addirittura 68 minuti, ma riesce a dare l’impressione opposta: il minutaggio qui è riempito in maniera molto più coerente. Il ritmo cresce in maniera costante, la tensione si fa più tangibile, e la sensazione di pericolo che circonda i due fratelli diventa finalmente palpabile. In parallelo, si infrange quel velo di segretezza che fino a quel momento aveva ostacolato la piena comprensione dei rapporti tra i personaggi. Informazioni non dette e reticenze vengono gradualmente spazzate via, dando respiro a una narrazione che finalmente trova una direzione precisa.
È questo episodio, più che il pilot, a salvare la serie dall’essere etichettata come un’inutile esercitazione di stile. Senza “The Black Rabbits”, Black Rabbit rimarrebbe confinata in uno stato di attesa snervante, lontana anni luce dalle potenzialità che pure emergono qua e là. Ma con la seconda puntata, la serie mostra di avere un’identità: oscura, stratificata e con uno sguardo impietoso sul rapporto tra “persone comuni” e criminalità organizzata.

TROY KOTSUR SPACCA


Ciononostante, Black Rabbit può già vantare un punto di forza indiscutibile: il cast. Jude Law e Jason Bateman convincono nella loro interpretazione di fratelli, con una chimica che funziona proprio perché lavora sui non detti, sulle fratture sottili e sui silenzi più che su dichiarazioni esplicite.
Ma il vero asso nella manica è tutto nella potenza silenziosa di Troy Kotsur, premio Oscar per CODA, nei panni di un villain sordomuto. La sua presenza scenica è magnetica, capace di dominare lo schermo anche senza parole. I suoi sguardi, la fisicità e il modo in cui la regia lo valorizza convergono in un personaggio che si preannuncia come l’elemento più originale e inquietante della serie. Il suo ingresso “ufficiale” nel finale del secondo episodio segna, di fatto, il vero inizio della storia: un incipit tardivo, ma di grande impatto.

 

THUMBS UP 👍THUMBS DOWN 👎
  • Cast di alto livello, con Jude Law e Jason Bateman solidi e credibili
  • Troy Kotsur straordinario come villain sordomuto
  • Regia e fotografia evocative, debitrici di Ozark ma comunque incisive
  • Secondo episodio solido, con ritmo crescente e tensione palpabile
  • Il video musicale
  • Pilot lento, dispersivo e privo di colpi di scena significativi
  • Minutaggi eccessivi che penalizzano la fluidità
  • Avvio tardivo: la serie entra davvero nel vivo solo alla fine del secondo episodio

 

Black Rabbit non parte con il piede giusto, ma mostra abbastanza nella seconda puntata da giustificare la fiducia. Il pilot, con la sua lentezza e il suo approccio dispersivo, rischia di scoraggiare lo spettatore; la seconda puntata, invece, riscatta le incertezze iniziali e piazza le basi per una storia che potrebbe davvero decollare. È ancora presto per capire se la serie riuscirà a imporsi come nuova erede spirituale di Ozark, ma a livello di cast, regia e atmosfere la strada sembra quella giusta.

Quanto ti è piaciuta la puntata?

4

Nessun voto per ora

Federico Salata

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Marvel Zombies 1x03 recensione
Precedente

Marvel Zombies 1×03 – Episode 3

Slow Horses 5x01 recensione
Prossima

Slow Horses 5×01 – Bad Dates