DiggerTEMPO DI LETTURA 7 min

06/10/2026
Digger
Recensione FilmDigger Digger Cinema

La satira climatica di Iñárritu con Tom Cruise è un'opera ambiziosa, divisiva e più interessante nei suoi picchi che nella sua tenuta complessiva.

Sinossi

Digger Rockwell, descritto come l’uomo più potente del mondo, scatena accidentalmente una catastrofe ambientale di proporzioni globali. Mentre una gigantesca massa di ghiaccio minaccia le coste europee, il magnate intraprende una frenetica corsa contro il tempo per trasformare la propria responsabilità in una prova di eroismo e presentarsi come il salvatore dell’umanità.

Digger è il tipo di film che può dividere con estrema facilità: nasce da ambizioni enormi, mette insieme alcuni dei nomi più importanti del cinema contemporaneo e sceglie deliberatamente di complicare una premessa che, in apparenza, sembrerebbe appartenere al più classico dei disaster movie. Iñárritu non vuole semplicemente raccontare una catastrofe, ma usare la catastrofe per parlare del modo in cui gli esseri umani costruiscono, deformano e vendono la propria realtà.
Il risultato è irregolare, spesso eccessivo, ma difficilmente anonimo.

UN PROGETTO ENORME TRA IÑÁRRITU E TOM CRUISE


Alejandro González Iñárritu torna al cinema in lingua inglese per la prima volta dai tempi di The Revenant (2015) con Digger, sottotitolato A Comedy of Catastrophic Proportions, presentato in anteprima mondiale a Londra il 22 settembre 2026 e arrivato nelle sale italiane il 1° ottobre, un giorno prima dell’uscita statunitense e britannica distribuita da Warner Bros. Pictures. Alla sceneggiatura, oltre allo stesso Iñárritu, figurano i veterani di Birdman Nicolás Giacobone e Alexander Dinelaris Jr., insieme a Sabina Berman, mentre Jez Butterworth è accreditato per il soggetto. A produrre, insieme a Iñárritu, sono Tom Cruise e Mary Parent.
La genesi del progetto racconta già molto delle ambizioni che lo attraversano. Iñárritu ha dichiarato di aver concepito l’idea di Digger subito dopo aver completato The Revenant, nel 2015, salvo accantonarla per dedicarsi al suo film più personale, Bardo (2022). Il coinvolgimento di Cruise è invece più recente: l’attore è stato ufficialmente scritturato nel febbraio 2024, pochi mesi dopo aver firmato un accordo con Warner Bros. Discovery per sviluppare e produrre film destinati alle sale. Non è un caso isolato nella carriera di Cruise, che nei mesi precedenti aveva più volte espresso pubblicamente la propria ammirazione per il cinema di Iñárritu, ricordando di aver visto Amores perros al suo esordio, venticinque anni prima.
Tra le curiosità produttive spicca anche il titolo di lavorazione del film, inizialmente pensato come Blah, Blah, Blah: lo ha rivelato lo stesso regista, spiegando come quella frase racchiudesse già il tema portante dell’opera, ovvero il potere del linguaggio di distorcere la percezione della realtà. Sul fronte del cast, per trasformarsi in Digger Rockwell, Tom Cruise si è inoltre affidato al prosthetic makeup designer premio Oscar Kazu Hiro, lo stesso artista che ha reso irriconoscibile Gary Oldman nei panni di Winston Churchill ne L’ora più buia.

 

UNA SATIRA CLIMATICA CHE RIFIUTA LA LINEARITÀ


Nella sua premessa, Digger racconta una storia lineare: le trivellazioni petrolifere volute da Digger Rockwell, magnate americano descritto nel materiale promozionale come l’uomo più potente del mondo, provocano in Groenlandia il distacco di un’enorme porzione di banchisa, soprannominata Judy, alta oltre cento metri e grande quanto un’intera città, destinata a riversarsi sulle coste europee generando uno scenario di catastrofe climatica concreta e imminente. Digger, inizialmente negazionista delle proprie responsabilità, si getta in una frenetica corsa contro il tempo per presentarsi come il salvatore di una crisi che lui stesso ha scatenato.
È una struttura che sulla carta ricorda il disaster movie satirico già esplorato da altri titoli recenti, da Don’t Look Up in giù, ma che Iñárritu, fedele al proprio stile, rifiuta di raccontare in modo lineare. Il film si costruisce per strati che si sovrappongono e si rimescolano, portandosi dietro quella cifra metanarrativa che aveva già reso Birdman un caso cinematografico capace di dividere pubblico e critica. Accanto a Cruise, un cast internazionale di peso costruisce questo mosaico: Sandra Hüller, Riz Ahmed, John Goodman, Michael Stuhlbarg, Jesse Plemons, Sophie Wilde ed Emma D’Arcy si muovono in un impianto corale che, già nella sua premessa, promette più di quanto il film possa effettivamente mantenere.
Digger è un film pensato per dividere: difficile non apprezzare la prova dinamica e insolita di Cruise, ma era facile prevedere una reazione fredda da parte del pubblico generalista. Soprattutto considerati i precedenti lavori del regista.

FINALE SPIEGATO, COLPO DI SCENA E SIGNIFICATO


Attenzione: questo paragrafo contiene spoiler.
Il colpo di scena che ribalta la prospettiva arriva dopo circa mezz’ora di film: quello che fino a quel momento sembrava il racconto diretto del disastro si rivela in realtà essere la prova generale di un’opera teatrale satirica, intitolata Fossil Fools, costruita proprio su quegli eventi. Tom Cruise non interpreta solo Digger Rockwell, ma Curtis Markson, attore alle prese con un blocco creativo che non gli permette di entrare in sintonia con il personaggio a ridosso del debutto in scena.
È lo stesso meccanismo di messa in abisso tra attore e personaggio già sperimentato in Birdman, qui riportato su scala più ampia e con un bersaglio satirico ancora più esplicito: la responsabilità collettiva nel continuare a ignorare una crisi di cui, in fondo, siamo già tutti complici. Il momento più alto di questa operazione resta il monologo da dieci minuti, girato in un unico piano sequenza, che Digger pronuncia davanti a un tribunale internazionale dai tratti europei: non una confessione, ma un atto d’accusa capovolto, in cui il magnate rivendica di aver semplicemente fornito ciò che il mondo, con la propria dipendenza strutturale dal petrolio, continuava a pretendere.
Il film si chiude poi su un’immagine altrettanto ambigua: Digger, davanti alle acque ormai sollevate, sparge le ceneri della propria gatta e si lascia cadere nel vuoto, in un gesto che oscilla tra resa personale e ultimo atto performativo di un uomo incapace, fino alla fine, di distinguere la propria vita dal personaggio che interpreta.

REGIA, FOTOGRAFIA E INTERPRETAZIONI


Sul piano tecnico, il film è di inoppugnabile bellezza. La fotografia di Emmanuel Lubezki, storico collaboratore di Iñárritu, girata interamente in VistaVision su pellicola, è senza dubbio uno degli elementi più solidi dell’intera operazione, capace di restituire un’immagine densa e materica che passa con naturalezza dall’intimismo delle scene teatrali alla scala quasi documentaristica delle sequenze catastrofiche.
Tra le note positive c’è anche da segnalare la prova di Tom Cruise, tra le più audaci e fisiche della sua carriera recente. Accanto a lui, Riz Ahmed e John Goodman danno corpo e credibilità a dei ruoli che altrimenti rischierebbero di restare una semplice funzione narrativa. Una cosa sicuramente non semplicemente considerato l’impianto di scrittura verboso e i dialoghi spesso urlati più che recitati.
Tra gli aspetti negativi occorre evidenziare una seconda parte di pellicola che perde la tensione dell’apertura, trascinandosi in ripetizioni tematiche che appesantiscono un impianto già di per sé ambizioso.
Digger è, in definitiva, un film che chiede molto allo spettatore e non sempre restituisce in proporzione. L’ambizione autoriale di Iñárritu, la prova fisica e totale di Tom Cruise, la fotografia di Lubezki e un impianto satirico che non ha paura di essere scomodo restano gli elementi più convincenti di un’operazione che, nel complesso, fatica a tenere insieme i propri due strati narrativi. Il meccanismo metanarrativo, già sperimentato in Birdman, qui si allarga ma resta sviluppato meno di quanto meriterebbe, lasciando che gran parte del minutaggio resti ancorata alla storia più convenzionale del tycoon in cerca di redenzione.

Scheda film
Titolo originaleDigger
RegiaAlejandro G. Iñárritu
SceneggiaturaAlejandro G. Iñárritu, Alexander Dinelaris Jr., Nicolás Giacobone, Sabina Berman
InterpretiTom Cruise, Riz Ahmed, John Goodman, Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg, Jesse Plemons, Emma D’Arcy, Sophie Wilde
Distribuzione / PiattaformaWarner Bros. Pictures / Cinema
Durata129 minuti
OrigineStati Uniti, Regno Unito, Messico, 2026
Data di uscita1 ottobre 2026 (Italia)
Il giudizio di Recenserie

THANK THEM ALL

Il risultato è un film che convince più nei singoli momenti, il monologo su tutti, che nella tenuta complessiva e che probabilmente pagherà proprio questa radicalità presso il grande pubblico, come la stessa stampa di settore aveva previsto fin dalle prime proiezioni. Resta comunque un’opera che si fa notare in un panorama di blockbuster sempre più prevedibili, sorretta da un’interpretazione di spessore e da scelte visive che pochi altri registi oggi avrebbero il coraggio di portare fino in fondo.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

Aldo Longhena è autore di Recenserie conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

12 Comments Lascia un commento

  1. Ho dovuto pensare a lungo, per stabilire che il film non mi ha soddisfatto. In primis non c’è nessun colpo di scena finale (io ho visto la versione o.v.), se non la spiegazione del nipote di Digger, che spiega di aver comprato un grande spazio dismesso per costruire una rappresentazione fedele dei fatti, già immortalati da 25 anni. Infatti nei primi tratti del film, quando cade l’albero posticcio si capisce già che trattasi della prova generale di una piece. Per il resto il film è perfetto, salvo qualche sbavatura nella scelta del cast (vice president Stati Uniti e nipote grande di Digger). Per altro ho trovato fantastiche le interpretazioni di Tom Cruise, da Oscar, e quella breve di Sandra Huller.

    • Ciao e grazie per il commento! Relativamente al colpo di scena sì, come scrivo è circa dopo mezz’ora, proprio quando Digger e il POTUS stanno parlando di fronte alla finestra e l’albero “cade” di fronte a loro. Per il resto non credo fosse intenzione di Inarritu aggiungere un colpo di scena anche sul finale, quanto piuttosto di raccontare tutta una lunga premessa di come la società sia arrivata a vivere come si scopre poi nelle ultime sequenze.
      E sì, tra fotografia, regia e Tom Cruise questo film lo rivedremo quasi certamente ai prossimi Oscar.

  2. Sono anni che non vedo un film così onirico, inquietante, in certo modo catartico.
    E il pubblico, me compreso, si trova a disagio, poiché gli mette di fronte quello che abbiamo di fronte ogni giorno, e che neghiamo perché fa paura.
    Penso abbia bisogno di essere digerito lentamente. Poi potrebbe diventare un film cult

    • Sono della stessa opinione e andato a vederlo in sala due volte.
      Adoro Birdman e per me questo è appena sotto, ma comunque ottimo film. Immagino che in America farà fatica ad affermarsi.

      • Concordo sul fatto che occorrerà tempo per lasciarlo “decantare” come un buon vino rosso. E come dici, Fausto, siamo tornati ai livelli di Birdman: personalmente Bardo non mi aveva lasciato affatto impressionato né mi aveva colpito. Qui siamo decisamente su di un altro livello.

  3. Sono andato a vederlo ieri sera con mia moglie, in sala eravamo solo noi due. Entusiasta di Birdman, indifferente a Revenant sono stato colpito da sensazioni simili a quelle di Birdman, e credo che lo rivedrò appena possibile in streaming. Capisco l’insuccesso dal punto di vista di pubblico, Iñárritu non si fa certo amare facilmente, ma per me è bello così, ti da un senso di intimità con il regista che non puoi avere in un film della Marvel.

    • Il fatto che la sala fosse vuota è un problema che ho riscontrato anche io: alla prima, primo orario disponibile, in sala saremo stati forse forse in 20. Un vero peccato considerata l’entità del pubblico. Ma non sono nemmeno stupito considerato l’impegno che può occorrere per una pellicola di questo tipo.
      Ma concordo sul fatto che sia anche bello così.

  4. Poca gente in sala, forse è pubblicizzato meno del dovuto perché racconta verità scomode e palesi in modo grottesco. Un film di ideazione, realizzazione e interpretazione notevoli, però con poca dinamica di trama una volta capito il senso nel suo sviluppo. Ma del resto tutti i disaster movie hanno questa pecca. Il fatto è che viviamo per davvero e colpevolmente in un disastro annunciato e non c’è molto altro da dire.
    Rimane un film notevole.

    • Inarritu gioca con un tema decisamente spinoso e si impegna nel mostrare i tipici tratti dell’uomo in determinate situazioni: omertà, mancanza di realismo, scarica barile ecc ecc
      Sulla mancanza di poca dinamica sono parzialmente d’accordo: nel momento in cui si svela il vero nocciolo del film effettivamente tutto progredisce in una determinata direzione senza troppi “scossoni”. Però a mio avviso non è un punto negativo. Sono altre le debolezze della pellicola a mio avviso, ma sicuramente non intaccano il prodotto in sé.

    • Le critiche sono state polarizzate un po’ da parte di tutti, sia negli USA, sia in Italia (per esempio).
      E’ sicuramente un film difficile da digerire, ma non voglio farne un discorso di “preparazione” o “bravura” (ossia che le recensioni positive siano quelle delle persone che hanno capito davvero il film). Credo che molte delle recensioni negative siano legate alla struttura del racconto, molto particolare e su quella che può essere vista come una critica spicciola della società odierna e di come affronta determinate tematiche. Ma a mio avviso era improbabile che il film raccogliesse il tema in modo strettamente serio: non è un tratto tipico di Inarritu e si sarebbe parlato di documentario o qualcosa di simile. In poche parole sarebbe stato un film completamente diverso.

  5. Film sui generis, nel complesso mi ha colpito e di conseguenza piaciuto. Mi è piaciuto per alcuni aspetti ma non per il messaggio complessivo che vuole trasmettere il film. Mi è piaciuta la scenografia e gli ambienti, insuperabili, nei particolari minimi. Gli attori principali da recitazione oscar. Parodia e satira sono all’eccesso, a volte al limite del sopportabile ma d’effetto. Nasce una contraddizione: la critica al capitalismo estremo Usa che può innescare bombe ecologiche distruttive (ma non sono da meno altre potenze come la Cina, la Russia no è solo un satellite della Cina e non ha la stessa potenza), è un tema serio e nemmeno nuovo tanto da stupire solo chi è disinformato, però poi si ride per il comportamento e le battute esilaranti dei personaggi. Un modo rappresentativo tipico della rappresentazione teatrale, infatti poi si scopre che si tratta proprio di una rappresentazione teatrale. Ma il punto che non mi piace è che una satira così feroce e molto pesante finalizzata ad un giudizio negativo completo del capitalismo, può sfociare in un rifiuto totale del sistema economico globale. Un concetto che piace molto alle giovani generazioni per il loro sentire pessimista del futuro. La realtà non è mai così nettamente nera o bianca, il sistema di cui si parla e si critica contiene anche gli aspetti positivi che produce, non solo catastrofi. Altrimenti di fronte ad una critica così radicale, che cosa proponi di alternativo che non ci faccia però tornare indietro? Nonostante l’eccessiva retorica in alcuni momenti dei dialoghi e la visione che induce al completo pessimismo sul futuro, questo insolito film mi è piaciuto e l’ho trovato interessante.

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