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Fallout 1×07 – The RadioTEMPO DI LETTURA 6 min

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Recensione Fallout 1x07 The RadioEvery generation has their own dumbass ideas…

Continuando a vagare in uno scenario post-apocalittico dominato dall’odio e la violenza e intriso di misteri e pericoli, le vicende di Lucy e Maximus si dipanano quindi tra le rovine del Vault 4, struttura che sembrava nascondere – tanto per cambiare – qualche terribile cospirazione nel vietatissimo Livello 12 e che invece sembra essere uno dei pochi posti rimasti con un po’ di umanità…frutto comunque di una cospirazione governativa avvenuta molti anni prima e che prevedeva esperimenti nei quali gli scienziati combinavano il DNA umano con animali resistenti alle radiazioni.
Operazione che ha anche finito per creare mostri come quello affrontato negli episodi precedenti dai vari protagonisti in cerca della tanto famigerata testa del Dott. Wilzig. Mostri che potrebbero rifarsi nel design ai Gulper, creature già presenti in Fallout 4 nel DLC Far Harbor e poi riproposte in Fallout 76, molto simili nei tratti biologici a questo mostro albino gigante con dei polpastrelli al posto dei denti.

IL FAVOLOSO MONDO DI LUCY


Il Sovrintendente Benjamin e la sua assistente Birdie rimproverano quindi Lucy, ammanettata a una scrivania per aver violato il divieto di accesso al famigerato livello 12 e per aver ferito un altro abitante del Vault nel mentre. Attraverso la riproduzione di un olonastro, vengono rivelate quindi le oscure origini del Vault 4: Lloyd e Cassandra Hawthorne, insieme ai loro collaboratori, avevano perpetrato i suddetti esperimenti di ibridazione tra esseri umani, ingannati dalla promessa di sicurezza offerta dal Vault contro le creature resistenti alle radiazioni che popolano la Zona Contaminata.
Lucy viene quindi condannata a morte per esilio, ma senza fretta e con due settimane di provviste, a confermare l’irrazionale e ingiustificata gentilezza tipica degli abitanti dei Vault, anche di quelli aperti a tutti gli abitanti della Zona Contaminata come questo. Al termine della lunga serie di fraintendimenti che porterà, come al solito, a qualche abitante del Vault svenuto e contuso, Lucy scopre finalmente la vera identità di Maximus e il suo passato, perdonandolo alla luce del suo stesso pentimento e invitandolo, in futuro, a venire a vivere nel Vault 33 con lei dopo aver salvato suo padre.
Questa storia, nella sua totale assurdità, porta quindi lo spettatore a riflettere, in maniera quantomeno non convenzionale, sulla natura umana, sulle scelte difficili e sui piccoli atti di gentilezza che possono emergere anche nei contesti più cupi e violenti. In un mondo post-apocalittico dominato da morte e distruzione, Fallout ci ricorda che la speranza e la compassione possono ancora fiorire, in questo caso incarnate nelle azioni, pure e disinteressate, di una giovane abitante di un Vault.
Certo, è anche vero che l’insegnamento seguente potrebbe riguardare la totale inconcludenza del suddetto approccio, portando a ferite, menomazioni o anche a scenari peggiori proprio ai danni della povera Lucy e del suo nuovo innamorato. Ma per il momento meglio continuare con la faccenda della speranza e della compassione.

HO UN SERPENTE RADIOATTIVO NELLO STIVALE


La quest del Ghoul assume tutta una serie di nuove sfumature dopo la perdita di Lucy, personaggio che con il suo graduale mutamento da abitante ingenua del Vault a sopravvissuta – un pochino più sgamata, ma neanche troppo – della Zona Contaminata, rappresenta il riflesso perfetto, sebbene a distanza di anni, di una caduta, quella del ghoul, oramai già compiuta. Lucy sembrava dovesse condurlo verso un grado di moralità più elevato, qualcosa che si potesse inserire tra le categorie “sceriffo dal cuore nobile” e “assassino amorale”.
Tra minorenni fucilati sul posto, cani accoltellati e poi rianimati, torture e massacri quotidiani, il personaggio di Walton Goggins si distingue come il tipico anti-eroe western. La sua relazione con Moldaver è avvolta nel mistero, ma è evidente che lei sia diventata il suo bersaglio principale dopo l’abbandono di Lucy. Il recupero di Dogmeat, che evoca dolci ricordi del suo amico a quattro zampe, Roosevelt, sottolinea il ruolo simbolico dei cani come emblema di libertà primordiale, assente nella claustrofobica esistenza nei Vault, ma sempre presente nelle vite dei sopravvissuti della Zona Contaminata.
La ricerca di Cooper e le sue azioni ambigue sono il riflesso di una lotta eterna per la sopravvivenza e per il mantenimento di un equilibrio morale in un contesto dominato dal caos e dalla disperazione. Riflettendo le atmosfere distopiche e senza speranza del videogioco, questo percorso narrativo testimonia la mutevolezza e la pericolosità del deserto post-apocalittico, dove il confine tra giusto e sbagliato si fa sempre più sfumato e la morale è un concetto altamente instabile in un mondo devastato dalla guerra nucleare.

È NATA PRIMA LA GALLINA O QUELLO CHE SE LA VUOLE MONTARE?


“The Radio” funziona, quindi, soprattutto ai margini, quando regala più tempo allo spettatore per crogiolarsi nella magnetica assurdità della Zona Contaminata. Più che gradito è il ritorno di Jon Daly nei panni del medico/venditore ambulante che ama accoppiarsi con le galline (accreditato come Snake Oil Salesman), reintrodotto in modo esilarante mentre cerca di farsi saltare la testa con una lunga pistola artigianale prima di distrarsi dal suo compito per seguire Thaddeus e il suo piede maciullato. Più di tutte le altre, l’interazione tra questi due personaggi racchiude perfettamente il tono comico-demenziale sotteso a tutta l’opera di Bethesda, e sia Daly che Pemberton dimostrano di aver capito esattamente come fare per restituire allo spettatore le medesime sensazioni e atmosfere della saga videoludica.
Certo, lo show non funzionerebbe se fossero tutti spacciatori psicopatici che si accoppiano con animali nel buon nome della curiosità scientifica, ma quel livello di commedia demenziale dai toni dark è sempre al centro dei momenti migliori della stagione. Come se non bastasse, ecco arrivare anche i camei di Chris Parnell nel ruolo del Sovrintendente ciclope del Vault 4 e di Fred Armisen nei panni dell’operatore della stazione radio DJ Carl, che non accetta richieste ed è pronto a decapitare chiunque non ami le composizioni al violino registrate analogicamente prima della guerra con le sue gigantesche trappole per orsi. Altre due delle tante guest star che questa stagione ha sfoderato per dare spessore anche a personaggi che fanno letteralmente soltanto una comparsata all’interno della serie. Un altro elemento in comune con la saga videoludica, nel corso della quale capiterà spesso di incrociare il proprio cammino con personaggi secondari percepiti istantaneamente come iconici per via della loro totale assurdità, nonostante la loro completa inutilità ai fini di qualsivoglia trama.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Solita trama malata attorno alla genesi di un Vault
  • Walton Goggins e il suo ghoul sempre più spietato
  • I personaggi di Fred Armisen, Chris Parnell e Jon Daly
  • Atmosfere e scenografie sempre impeccabili
  • Bello il momento romantico tra Lucy e Maximus
  • L’unico aspetto negativo è che otto episodi sono pochissimi e bisognerà pure aspettare almeno un anno per la seconda stagione

 

In conclusione, uno show televisivo non può essere giudicato esclusivamente dalla sua trama, ma anche dalla sua capacità di favorire uno sviluppo sempre coerente della storia. “The Radio” offre momenti esilaranti, gag ben congegnate e tocchi di romanticismo che intrattengono il pubblico, ma la sua autentica forza risiede nella sua capacità di gettare le basi per gli eventi futuri, preparando il terreno per il finale e per ciò che avverrà all’interno della già confermata stagione due. Quindi, sebbene risulti maggiormente concentrato sull’impostare il palcoscenico per gli eventi futuri, questo settimo episodio non manca comunque di intrattenere, mantenendo sempre alto l’entusiasmo dello spettatore e lasciandolo desideroso di scoprire quali altre assurdità nasconde la Zona Contaminata.

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Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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