| Quattro miliardari della Silicon Valley si ritrovano in un esclusivo rifugio di montagna per discutere affari e potere. Tra tensioni, arroganza e giochi psicologici, la convivenza si trasforma in una lotta per la supremazia mentre l’app di uno dei quattro scatena una crisi mondiale con false notizie create dall’IA. Quando uno di loro diventa bersaglio di un piano per eliminarlo, il confine tra alleanze e tradimenti si fa sempre più sottile, trasformando il film da dramedy satirico ad un semi thriller imprevedibile. |
Chi scrive queste righe ha aspettato di vedere Mountainhead con la bava alla bocca sin da quando ha scoperto che Jesse Armstrong, noto per essere il creatore di Succession, avrebbe scritto e diretto la pellicola. E la bava è aumentata dopo la visione del trailer che ha confermato le potenzialità della trama: quattro miliardari che si confrontano su potere, arroganza e politica mentre sono immersi in un ambiente chiuso che amplifica tensioni e paranoie per un weekend.
Purtroppo, questa premessa promettente si perde in un secondo atto che (e qui va fatto un piccolo ma doveroso spoiler per poter capire appieno il perchè della seguente critica del film) vira inaspettatamente verso un thriller quasi surreale, con l’inserimento di un tentato omicidio interno al gruppo (non mostrato nel trailer) che è fin troppo assurdo per essere anche solo considerato come reale nel contesto in cui è stato sviluppato il film. La scelta di trasformare la pellicola da dramma psicologico e satira sociale a thriller melodrammatico confonde il pubblico e spezza la coesione narrativa con una svolta che fa perdere di vista il tono originario, rendendo il film quasi un ibrido mal riuscito.
If we’re constructing an intellectual barricade, what are my weak points?
Armstrong, per sua stessa ammissione, ha voluto scrivere la sceneggiatura del film dopo che è entrato in un “rabbit-hole” di podcast fatti da miliardari e founder di startup della Silicon Valley (tra cui sicuramente ci sarà stato All-In), e prima ancora aveva cominciato ad addentrarsi in questo mondo di “tech-bro” dopo aver recensito un libro su Sam Bankman-Fried per il Times Literary Supplement alla fine del 2023.
Il film avrebbe sicuramente beneficiato di un montaggio più ridotto (il che è strano da dire visto che dura 1 ora e 49, titoli di coda inclusi) visto che ci sono una mole abnorme di discussioni e citazioni estremamente fini a loro stesse ma anche difficili da capire se non si è molto dentro la cultura americana contemporanea. Dialoghi e citazioni che hanno senso di esistere visto che sono frutto di discussioni che nascono da quattro miliardari che sono costantemente lì a misurarsi le dimensioni del proprio membro per capire chi ce l’ha più lungo, ma sono anche dialoghi eccessivi nelle citazioni e nella quantità, diventando fastidiosi per il pubblico e di conseguenza aumentando la percezione di una pellicola troppo lunga e didascalica.
Sul fronte tematico, Mountainhead tenta di sondare le dinamiche di potere e di esclusione sociale all’interno di una élite iper-ricca, ma lo fa in modo troppo superficiale. La riflessione sul capitalismo tech e sulle sue derive autoritarie rimane più in superficie che non in profondità, e questo fa sì che lo spettatore fatichi a empatizzare o a trovare un reale punto di vista critico nel film.
Il ritmo del film risulta altalenante, con un primo atto piuttosto calibrato e una seconda parte che perde il controllo narrativo per le motivazioni già esposte sopra. La sensazione è quella di un’opera che tenta di unire troppi generi senza riuscire a padroneggiarli tutti. Il passaggio da satira a thriller e poi di nuovo a satira è completamente innaturale e non è giustificato da una solida evoluzione dei character.
Nothing means anything and everything’s funny and cool.
Dal punto di vista delle interpretazioni, il cast di attori di spessore (Steve Carell, Jason Schwartzman, Cory Michael Smith, Ramy Youssef) prova a tenere in piedi una sceneggiatura che si diluisce, ma non basta. L’intento di mostrare l’arroganza insostenibile di questi magnati della tecnologia risulta spesso eccessivamente caricaturale e poco credibile, andando a perdere il mordente satirico che ha reso Armstrong celebre.
Dal punto di vista tecnico, invece, il film presenta qualche buona intuizione: la fotografia aiuta a creare quell’atmosfera claustrofobica del rifugio di montagna, che diventa quasi un personaggio a sé stante, mentre la colonna sonora, volta a riproporre quella musica classica che ha tanto funzionato in Succession, non risulta affatto memorabile e, almeno a chi scrive queste righe, è sembrata più una brutta copia di quella che si avrebbe potuto avere con un po’ più di cura.
Ci sarà sicuramente una fetta di pubblico più indulgente del sottoscritto che apprezzerà la scelta di Armstrong di sperimentare rompendo gli schemi narrativi classici, portando all’eccesso una situazione che potenzialmente poteva serenamente non virare verso tinte più dark. Anche perchè, pensandoci a mente fredda, coprire le tracce di un omicidio durante un weekend tra amici ha delle ripercussioni molto difficili da non pronosticare. Però al tempo stesso riflette anche quella superiorità invincibilità di cui i quattro si sentono ammantati, un’invincibilità data dal denaro che li eleva a divinità e, come tali, non sentono alcun tipo di regola da rispettare, soprattutto non quella etica.
Quindi, da questo punto di vista, Armstrong ha sicuramente scritto Mountainhead seguendo questo principio ma è una scelta di scrittura più apprezzata nella teoria che nella pratica e magari funzionerebbe meglio a teatro piuttosto che in un film.
Mountainhead è un film che si lascia guardare ma l’unico segno che lascia è quello nella colonnina delle occasioni perse. Armstrong fonde un insieme di generi diversi all’interno di quella che, in fin dei conti, è una satira volta a mostrare al mondo quello che, a suo dire, è il modo di pensare e di comportarsi dei tech bro. Peccato per la svolta thriller molto confusa, troppo lunga e con dialoghi fini a sè stessi.
| TITOLO ORIGINALE: Mountainhead REGIA: Jesse Armstrong SCENEGGIATURA: Jesse Armstrong INTERPRETI: Steve Carell, Jason Schwartzman, Cory Michael Smith, Ramy Youssef DISTRIBUZIONE: HBO DURATA: 109′ ORIGINE: USA, 2025 DATA DI USCITA: 31/05/2025 |



