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Recensione film I Mitchell Contro le Macchine Netflix

I Mitchell Contro le Macchine

Katie Mitchell è stata ammessa alla scuola di cinema dei suoi sogni. L’intera famiglia parte per accompagnare la ragazza in California, ma i piani dei Mitchell vengono interrotti da una rivolta delle macchine. Rimasti gli unici esseri umani ancora in libertà, la famiglia dovrà lavorare insieme per salvare il mondo.

 

Dopo quel gioiellino di Spider-Man: Un Nuovo Universo, che si è anche aggiudicato l’Oscar per miglior film d’animazione nel 2019, la Sony Pictures Animation rilascia (con l’aiuto di Netflix) il suo ultimo (capo)lavoro. I Mitchell Contro le Macchine è un film ultra-cinetico e iper-coloratissimo, oltre ad essere un omaggio al cinema originale e un prodotto senza precedenti.
Ne eredita da Spider-Man: Un Nuovo Universo la “fumettosità”, ma la rielabora rendendola unica e differente dalle precedenti applicazioni. Le nuove tecniche di animazione di Sony riescono a tratteggiare uno stile inconfondibile e mai visto prima nella storia del cinema d’animazione, risultando un abito perfetto nel panorama di questo 2021.
La presenza come produttori di Phil Lord e Chris Miller, le menti dietro The LEGO Movie, non è un caso, visto che le due pellicole condividono più di un tratto in comune. I registi/autori Mike Rianda e Jeff Rowe sono infatti degli esordienti del grande schermo, dopo una lunga gavetta in Gravity Falls per Disney Channel. Per i più curiosi, i due registi compaiono anche nei titoli di coda, insieme a tutta la crew, immortalati con le loro vere famiglie.

ALLA (RI)SCOPERTA DELLA FAMIGLIA


Dopo un quarto d’ora del film è già evidente la prima tematica, trattata peraltro in maniera per niente superficiale. La giovane Katie, appassionata di cinema sin da bambina, è un pesce fuor d’acqua e sente di appartenere a persone che in realtà non ha mai conosciuto di persona, ma solo tramite videochiamate, e con cui è accomunata esclusivamente dalla passione per il cinema.
Ovviamente, partendo da questi presupposti, si arriverà a momenti di profonda commozione in cui sarà difficile trattenere le lacrime. Tali passaggi sono però sapientemente alternati a siparietti estremamente divertenti, senza far mai pesare lo stacco tra lacrima e risata. La Pixar è maestra in questo, proponendo in ogni sua pellicola un momento strappalacrime che lo spettatore già sa che prima o poi arriverà. Qui la scelta però non ricade su un cliché. La chiave è infatti il distacco dalle cose che si amano, che sia una famiglia oppure siano sogni infranti, con la conseguente paura di un padre nel vedere sua figlia rimanere delusa.

“PAL” IS THE NEW “HAL” (9000)


La vera genialità di Rianda e Rowe, però, risiede nel catapultare un film sulla famiglia, e in particolare sul legame padre-figlia, nel bel mezzo di un’apocalisse delle macchine. Le citazioni e i riferimenti si sprecano, partendo da quelle palesi, come a 2001: Odissea nello Spazio per la scelta del nome dell’AI a capo della rivolta. Viene citato da Katie Interceptor, mentre i robot sentinella richiamano palesemente i vari Terminator.
L’estremizzazione dell’IoT è un concetto spesso portato al cinema, ma I Mitchell Contro le Macchine si differenziano nel non vedere tutto il bicchiere come mezzo vuoto. La tecnologia qui è croce ma anche delizia, diventando talvolta anche un’arma per combattere le macchine stesse. Persino il padre, Rick, uomo estremamente negato in ambito tech, dovrà affrontare le sue lacune per salvare il mondo. Il messaggio di Rianda e Rowe è che gli estremi, personificati da Katie e Rick, non portano da nessuna parte. Occorrerà che gli estremi collaborino, completandosi, per sventare la pericolosa minaccia di un’intelligenza artificiale – con la voce, tra l’altro, del Premio Oscar Olivia Colman (The Father, The Crown).

CANE? MAIALE? PANE IN CASSETTA!


Ennesima nota positiva è la caratterizzazione tridimensionale e variegata di tutti i personaggi della stravagante famiglia Mitchell. Oltre a Katie e Rick, anche i due personaggi “minori” Linda e Aaron sono delineati precisamente. Ognuno di loro percorre un arco narrativo ben preciso, partendo da un punto A per arrivare a un punto B nel terzo atto del film. Persino il cane, Monchi, vera star del film, ha un’evoluzione.
Monchi è anche uno dei migliori comic relief degli ultimi vent’anni. Le gag che lo vedono protagonista sono esilaranti, grazie anche a tempi comici dettati con maestria dalla regia e dal montaggio, oltre alle animazioni che fanno ovviamente la loro parte. Il maiale pane in cassetta cane è anche protagonista di tanti cortometraggi di Katie, che citano titoli come Il Delitto Perfetto, Chinatown, Essi Vivono, Toro Scatenato, Thelma & Louise, Paura e Delirio a Las Vegas, fino ad arrivare al recente Ritratto della Giovane in Fiamme. Un vero e proprio excursus nella storia del cinema, di cui fa parte anche Kill Bill, omaggiato in una delle scene finali.


I Mitchell Contro le Macchine è un gran bel film d’animazione. La pellicola è una ventata di aria fresca, simile a quella che aveva già portato il suo “cugino” Spider-Man: Un Nuovo Universo. La sensazione, percepita per tutto il film, è di assistere ad un’opera fatta con il cuore, frutto di un genuino sforzo creativo da parte di tutto il team. Questa tesi viene avvalorata anche dai titoli di coda, in cui si evince che i Mitchell sono liberamente ispirati alla famiglia del regista (Mike Rianda), rendendolo un film semi-autobiografico. Ciò che è certo è che al termine della visione lo spettatore rimarrà affezionato a tutti i personaggi protagonisti, merito di una sceneggiatura solidissima nonostante una sinossi che avrebbe fatto storcere il naso a molti.

 

TITOLO ORIGINALE: The Mitchells vs the Machines
REGIA: Mike Rianda, Jeff Rowe
SCENEGGIATURA: Mike Rianda, Jeff Rowe

INTERPRETI: Abbi Jacobson, Danny McBride, Maya Rudolph, Mike Rianda, Eric Andre, Olivia Colman, John Legend
DISTRIBUZIONE: Netflix
DURATA: 113′
ORIGINE: USA, 2021
DATA DI USCITA: 30/04/2021

Giovane musicista e cineasta famoso tra le pareti di casa sua. Si sta addestrando nell'uso della Forza, ma in realtà gli basterebbe spostare un vaso come Massimo Troisi. Se volete farlo contento regalategli dei Lego, se volete farlo arrabbiare toccategli Sergio Leone. Inizia a recensire per dare sfogo alla sua valvola di critico, anche se nessuno glielo aveva chiesto.

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