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Recensione film The Father Anthony Hopkins Oscar
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The Father

Recensione di The Father, esordio alla regia di Florian Zeller con Anthony Hopkins, nominato agli Oscar per miglior film e miglior attore protagonista.

Un uomo rifiuta tutta l’assistenza di sua figlia con l’età. Mentre cerca di dare un senso alle sue mutevoli circostanze, inizia a dubitare dei suoi cari, della sua mente e persino del tessuto della sua realtà.

 

Florian Zeller è un drammaturgo francese salito alla ribalta con la sua opera “Le Père” (Il Padre), tradotto e inscenato anche a Broadway, che gli è valso un premio Molière e una candidatura ai Tony Awards. The Father è l’adattamento sul grande schermo di tale pièce teatrale, già adattata da Philippe Le Guay nel 2015 con Florida.
La pellicola dell’esordiente alla regia cinematografica Zeller è stata presentata in anteprima al Sundance Film Festival 2020, così come altri film nominati agli Oscar quali Una Donna Promettente e Minari. Sì, perché The Father ha fatto incetta di premi all’inizio della award season, oltre ad essere candidato agli Oscar 2021 per premi del calibro di miglior film, attore protagonista (Anthony Hopkins), attrice non protagonista (Olivia Colman) e miglior sceneggiatura.

Paris. They don’t even speak English there.

VOLTI


La regia cala subito lo spettatore nei panni dell’arzillo vecchietto Anthony (nome non casuale). Subito si riconosce il magnetismo e il fascino di un vero gentiluomo inglese di buon gusto e dalle buone maniere. Anthony Hopkins (Westworld, Il Silenzio degli Innocenti), fa un lavoro straordinario nel mettere in scena un personaggio istrionico, catalizzatore di attenzioni grazie a ogni parola, ogni sguardo e ogni movimento mai casuale.
Dopo la prima mezz’ora di pellicola inizia la confusione, ricercata, di volti, nomi e situazioni. Colei che si credeva essere Anne, la figlia premurosa di Anthony, assume altri connotati, così come suo marito, o forse ex-marito, o forse solo partner. Il disordine è quello di Anthony, afflitto da Alzheimer, e per questo sempre più in difficoltà nel riconoscere visi e nomi. Il tempo scorre senza accorgersene, e le situazioni sono ambigue, simili ma diverse per interpreti e conclusioni, unica briciola lasciata allo spettatore sono i costumi. I vestiti degli attori sono l’idea brillante che consentono allo spettatore di fare mente locale e seguire con lucidità il lento aggravarsi della malattia del padre.

I don’t need any help from anyone. And I’m not going to leave my flat. All I want is for everyone to fuck off.
Having said that… it’s been a great pleasure. Au revoir. Toodle-oo.

PUNTI DI VISTA


Il disturbo di Anthony, tuttavia, aleggia sin dalle battute iniziali, grazie alle toccanti interpretazioni di tutti i comprimari. In primis Olivia Colman (The Crown, Fleabag, The Night Manager, Doctor Who), che interpreta la figlia Anne, unica persona rimasta a prendersi cura di un padre malato. Il dramma si percepisce dagli occhi di Anne, rassegnati ma pur sempre pieni di amore, combattuta internamente sull’abbandonare o meno un padre malato. Nel mentre si impegna a trovare una nuova badante, come Laura, che però assomiglia tanto a sua sorella Lucy.
La foto sul comodino di Anthony rappresenta una chicca eccezionale, che permette di riconoscere volti, comprendere la confusione nella mente dell’anziano. Allo stesso modo l’estenuante ricerca dell’orologio di prima mattina, per non rimanere mai ignaro del tempo che scorre. A tal proposito interviene proprio il compagno della figlia, unico personaggio maschile all’infuori di Hopkins, che ha delle accezioni del tutto negative, indipendentemente dal fatto che si tratti dell’attuale genero, dell’ex-marito della figlia, o di un semplice dottore. Tutte persone indistinte e accomunabili dal cattivo modo di porsi nei suoi confronti.
In più c’è l’appartamento di Anthony, lussuoso per un ingegnere in pensione, e adornato con i quadri della figlia pittrice. Un lavoro incredibile di scenografia nel mettere in piedi una dimora sempre diversa, così com’è nei ricordi del padre, diverso da dove si trova ora, senza che però lui se ne accorga.

I feel as if I’m losing my all leaves.

RICORDI


Uno dei grandi misteri del film riguarda la secondogenita Lucy, pittrice. Dagli sguardi della sorella maggiore Anne, e dalle parole del padre a riguardo, traspare quasi un’invidia da parte di una sorella trascurata nei confronti della figlia preferita, che però non si cura del padre malato. Ma non è tutto come sembra, e il film gioca continuamente con lo spettatore e con le sue emozioni. La sceneggiatura si lascia scoprire pian piano, senza far capire sin da subito, per esempio, lo svolgersi in modo non cronologico delle azioni.
Una sceneggiatura, quella di Zeller e del premio Oscar Christopher Hampton, che trasuda teatralità da tutti i pori, e non possono che giovarne gli attori. Persino i personaggi minori, come Mark Gatiss, Rufus Sewell e Imogen Poots, riescono a dare il meglio di loro risultando veri e tridimensionali, guidati nei tempi da un superbo Hopkins e una bravissima Colman.
I due protagonisti, padre e figlia, invece, dipingono istanti poetici di vita quotidiana. Dal semplice dialogo davanti a un tè, alla preparazione della cena, passando dal vestirsi. C’è l’aiuto ad un padre malato, in difficoltà anche con un semplice maglioncino, che però non perde mai la sua dignità e ci tiene sempre a fare bella figura, anche di fronte a una semplice badante. Un uomo tutto d’un pezzo (“I am very intelligent”), fiero di ricordarsi la sua veneranda età e la sua data di nascita (non casuale), che però ha difficoltà nel riconoscere sé stesso e i suoi cari.


The Father è un grandissimo film. La preziosa prova d’esordio di Zeller eleva la pellicola, dirigendola nella sua narrazione innaturale senza però mai perdere il filo del discorso. Tutto il cast risulta ottimo, toccando dei picchi in alcune scene forti, così come in semplici ritratti domestici, fino ad arrivare al finale dopo un grandissimo climax nella mente di Anthony.
La colonna sonora è molto delicata, quasi a non voler invadere la scena, e tiene per mano lo spettatore, accompagnandolo tra i ricordi del padre che dà il titolo al film. Le musiche di Einaudi sono continuamente alternate ad un’ottima musica classica, che contribuiscono a delineare il personaggio del protagonista, in una sceneggiatura originale negli intenti e nella messa in scena. Si lascia scoprire lentamente, mettendo luce sulla vita di Anthony, attraverso gli occhi di chi gli sta accanto.

 

TITOLO ORIGINALE: The Father
REGIA: Florian Zeller
SCENEGGIATURA: Christopher Hampton, Florian Zeller

INTERPRETI: Anthony Hopkins, Olivia Colman, Mark Gatiss, Olivia Williams, Imogen Poots, Rufus Sewell
DISTRIBUZIONE: BiM Distribuzione
DURATA: 97′
ORIGINE: Francia/Regno Unito, 2020
DATA DI USCITA: 26/02/2021 (USA)

Giovane musicista e cineasta famoso tra le pareti di casa sua. Si sta addestrando nell'uso della Forza, ma in realtà gli basterebbe spostare un vaso come Massimo Troisi. Se volete farlo contento regalategli dei Lego, se volete farlo arrabbiare toccategli Sergio Leone. Inizia a recensire per dare sfogo alla sua valvola di critico, anche se nessuno glielo aveva chiesto.

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