Anche in “Please, Carol” viene confermata questa struttura narrativa che Vince Gilligan sembra voler adottare, mostrando una “slice of life” in apertura di puntata, per poi passare a raccontare la storia così come il precedente episodio l’aveva lasciata in sospeso. Sì, perché non sembrano esserci grosse ellissi temporali in Pluribus, sono passati soli pochi giorni dall’evento che ha dato il via al tutto, e anche tra i vari episodi non vi è mai un grosso spazio tra gli eventi. Mentre per lo spettatore passano settimane, ogni venerdì si torna ad avanzare di poche ore nella grossa indagine di Carol nei confronti di questa “pluralità”.
Un modo anomalo di raccontare, soprattutto per una serie televisiva, ma che rende il tutto alquanto accattivante, visto che allo spettatore sembra di vivere proprio tutti gli istanti che stanno caratterizzando questa nuova era dell’essere umano, chiaramente con gli occhi di Carol. Sicuramente Pluribus si sta confermando di essere, insieme ad illustri colleghi (di cui molti usciti sempre su Apple TV), uno degli show dell’anno. Non era scontato che lo fosse, ma ora si attende ogni venerdì per scoprire un piccolo pezzetto di questo grande carrozzone orchestrato dal solito, enorme, Vince Gilligan.
PIACERE, MANOUSOS
La cold opening di “Please, Carol” mostra l’altra faccia della medaglia di un frangente di “Grenade“, andando ad aprire una prima parentesi su Manousos, personaggio che – date le specifiche competenze – potrebbe certamente rientrare tra i personaggi che avranno un peso specifico significativo nell’economia della serie. Tuttavia, il commerciante paraguaiano interpretato da Carlos-Manuel Vesga non sembra passarsela proprio benone.
Una lunga scena, in cui la regola “show don’t tell” viene incorniciata e resa una legge scolpita nella pietra, portando in scena quel tratto distintivo di Vince Gilligan, che con le semplici azioni dei suoi personaggi riesce a far percepire allo spettatore ogni singolo tratto della sua personalità. Le parole sono superflue, se non quelle poche – abbastanza riconoscibili – che hanno caratterizzato il dialogo telefonico tra Manousos e Carol.
SIERO DELLA VERITÀ
Ciò che affascina maggiormente della scrittura di Pluribus sono ovviamente i dialoghi, le parole date in pasto agli ottimi attori su schermo, che contribuiscono a delineare i contorni etici e morali di una situazione apocalittica e allo stesso tempo tutt’altro che catastrofica. Gli scambi tra Carol e i vari umani “infetti” da questa pluralità sono di livello assoluto, in cui la protagonista in maniera sottile cerca di trovare un segno di incoerenza, una falla nel sistema troppo bello e felice per sembrare vero delle persone che le sorridono e la salutano costantemente intorno.
L’escamotage sta nel non detto: piuttosto che dirle una scomoda verità, non potendo mentire, si preferisce dire una mezza verità o, in casi estremi, non rispondere. Da qui si mette in moto il pericoloso piano di Carol che consiste nel farsi procurare – dato che verrà sempre accontentata su tutto – dell’eroina, per arrivare a drogare Zosia. La furbizia e l’acume di Gilligan risiede nel modo in cui fa verificare l’efficacia dell’eroina a Carol, facendole ammettere l’attrazione che prova nei confronti della sua “assistente” interpretata da Karolina Wydra. Quanto basta per capire che l’eroina è, forse, una strada troppo estrema.
POSSIAMO SALVARLE LA VITA?
Chiaramente, il piano di Carol andrà inevitabilmente a finire male. Anzi, risulta un tentativo praticamente estremo quello di drogare un essere umano unito ad una mente alveare così fragile. Non va dimenticato che questa pluralità sembra essere molto sensibile alle proprie emozioni, provocando crisi epilettiche fatali con un semplice comportamento irascibile. Dato ciò, solo una disperata come appunto Carol può pensare di rischiare così tante vite umane per provare però a strappare un’informazione cruciale, essenziale per il ritorno del normale status quo umano sulla Terra.
Zosia va in arresto cardiaco, non è chiaro se a causa del pentothal o per l’estremo dispiacere nel non poter rispondere a Carol, e forse non è nemmeno troppo importante, dato che le due cose vanno di pari passo e si mescolano, con il siero della verità ad amplificare la percezione delle emozioni della pluralità. L’ultima scena è un cult istantaneo, con sempre più persone che arrivano a popolare e circondare lo spazio in cui Zosia sta per morire, piangendo e ripetendo tutti la stessa frase, chiedendo addirittura il permesso a Carol di poterle salvare la vita. La pluralità – è ovvio ormai – non sta bluffando, è proprio così come sembra, altrimenti non sarebbe disposta a rischiare così tanto per il libero arbitrio di Carol. Vogliono assimilarla, ma vogliono anche rispettarla, ma resta un grande interrogativo su cosa abbia la priorità tra la volontà di Carol e l’istinto di sopravvivenza della pluralità.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
|
|
Un altro episodio di pregevole fattura per Pluribus che si può già considerare, ancor prima di giungere a metà stagione, una delle serie dell’anno. A mani basse.
