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King Richard film
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Una Famiglia Vincente – King Richard

Un Will Smith in stato di grazia si rende protagonista di una storia delle origini molto curata ma parzialmente faziosa e leggermente troppo lunga.

Nella Compton degli anni ’90, malfamato quartiere di Los Angeles, vive la famiglia Williams: madre, padre e cinque figlie tra cui le due future superstar del tennis, Serena e Venus Williams. Richard Williams (Will Smith), il padre, le allena sin dall’infanzia ogni giorno a tennis e ha deciso che le figlie avranno un futuro da tenniste e fa di tutto affinché il suo sogno diventi realtà.

In un periodo storico in cui, finalmente, viene dato molto più risalto alle storie della popolazione afroamericana, non poteva non arrivare il turno di proporre quello delle sorelle Williams seppur in un formato diverso. Un po’ come successo con l’inarrivabile successo della docuseries The Last Dance che ha immortalato un Michael Jordan in maniera impressionante, in maniera diversa si era proposto Tiger che, pur con i suoi difetti, ha offerto una discreta rappresentazione di Tiger Woods. Due campioni che hanno eccelso in due sport in gran parte dominati da “white people” (anche se il basket ormai non è più così) e che sono emersi agli onori delle cronache anche per il colore della loro pelle oltre che per l’indiscutibile bravura.
La storia delle sorelle Williams arriva al pubblico in un formato più cinematografico e molto meno documentaristico, il che non è relativamente un problema di per sé, ma è interessante comunque constatarlo.

This next step you about to take, it would… It would be hard for anybody. But for you, you not gonna just be representing you, you gonna be representing every little Black girl on Earth. And you gonna be the one gotta through that gate.

NON È DESTINO MA SUDORE E SACRIFICIO


A scrivere la sceneggiatura di King Richard ci si potrebbe aspettare qualche rodato sceneggiatore ed invece c’è un nome nuovo a tutto e tutti, tale Zach Baylin, alla sua prima volta come sceneggiatore ma già assoldato per scrivere il sequel di Creed II. Come a dire: il ragazzo, con un passato come “art department” in vari set, ha del talento. E a giudicare da quanto si vede nei 145 minuti della pellicola lo si può confermare serenamente.
La regia è invece affidata a Reinaldo Marcus Green, altro nome non altisonante ma che ha nel curriculum almeno due film (Monsters And Men e Joe Bell). Ed è una regia molto curata, a tratti epica ma che, bisogna ammettere, soffre in parte in alcuni momenti fatti di rallenty non necessari ed alcune scene un po’ troppo lunghe.
Nel complesso, la storia messa in scena da Baylin e Green funziona perché è una di quelle che ispira il pubblico grazie al sacrificio e alla forza di volontà che trasudano da ogni scena. Una storia reale, va detto, e che prende larga ispirazione da quel padre che, quando le figlie avevano circa 4 anni, si è messo a scrivere un piano di 78 pagine su come avrebbe portato le due figlie sul tetto del mondo del tennis.

They’re terrific, I think… I think you might just have the next Michael Jordan on your hands.

IL RICHARD WILLIAMS NASCOSTO DI PROPOSITO


Pur essendo una storia che tratta le origini delle sorelle Williams, tra l’altro veramente ben interpretate dalle giovani Saniyya Sidney (Venus) e Demi Singleton (Serena), il vero mattatore del film è Will Smith, sia per il ruolo che interpreta, sia per la qualità che è visibile nella sua recitazione. Il cinquatatreenne di Philadelphia sforna una di quelle performance della vita per cui verrà ricordato in futuro e lo fa anche permettendo agli altri attori e attrici di risplendere nelle scene in comune. Per quanto sia bravo Smith, infatti, ogni personaggio non appare né fuori posto, né offuscato dalla sua ingombrante presenza. Sia di attore che di personaggio.

Have fun!

Il Richard Williams proposto dalla pellicola è infatti molto duro, diretto, caparbio e a tratti inadeguato e frustrante per i suoi colloquianti. Una serie di aggettivi che enfatizzano una personalità molto particolare che deriva da un passato difficile, specialmente con la figura paterna, che emerge di tanto in tanto in alcune scene chiave. Però, ciò che Baylin decide di omettere è il passato dell’uomo che non ha collegamenti con Serena e Venus. Richard Williams ha avuto infatti altri figli con la sua precedente moglie, figli che non vengono mai menzionati a parte una volta e che, ovviamente, offrono anche indirettamente una prospettiva ancora più diversa rispetto a quella del film.
Se da un lato è comprensibile l’omissione, vuoi per la mancanza di aderenza alla storia, vuoi per una questione di minutaggio già lungo di per sé, dall’altro è una mancanza perché crea un’immagine di Richard Williams che non è a tutto tondo e questo va sottolineato.

IL TENNIS BIANCO


Oltre a quanto già detto, King Richard riesce in un’altra crociata personale: mostrare un certo tipo di razzismo presente nel tennis senza mai ostentarlo necessariamente come problema.
Green e Baylin chiaramente non possono evitare di toccare questo tema, anzi, è proprio nel loro interesse quello di affrontarlo ma invece che farlo di petto ci girano intorno. Pur non essendo la questione principale, ci sono diversi momenti in cui la pellicola affronta con tatto e a suo vantaggio il tema del razzismo, il tutto senza calcare troppo la mano. Ed è inutile dire che i pregiudizi circa delle tenniste non bianche fossero più che palesi all’epoca.
A sorpresa invece, è anzi quasi più rilevante constatare come vengano rappresentati i genitori delle adolescenti che partecipano ai tornei e come Richard, nonostante il suo essere duro e metodico, avesse un approccio molto diverso più improntato al “have fun” piuttosto che alle imprecazioni.


King Richard è un gran bel film capitanato da un Will Smith in grande spolvero che fa sua la figura di Richard Williams in ogni movenza ed espressione. È molto difficile immaginare che Will Smith non vinca nessun premio per la sua interpretazione che lo riporta direttamente ai fasti de La Ricerca Della Felicità, sfortunatamente non si può dire lo stesso della pellicola che è molto curata ed intrattiene ma pecca nel minutaggio e nell’omissione di alcuni fatti della vera storia di Richard che, pur venendo leggermente accennati, offrono una parziale visione dell’uomo dietro Serena e Venus.
Ed è questa l’unica vera pecca del film.

 

TITOLO ORIGINALE: King Richard
REGIA: Reinaldo Marcus Green
SCENEGGIATURA: Zach Baylin
INTERPRETI: Will Smith, Aunjanue Ellis, Saniyya Sidney, Demi Singleton, Tony Goldwyn, Jon Bernthal
DISTRIBUZIONE: Cinema
DURATA: 145′
ORIGINE: USA, 2021
DATA DI USCITA: 19/11/2021 (USA); 13/01/2022 (Italia)

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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