Firebrand recensione

L’Ultima Regina – FirebrandTEMPO DI LETTURA 3 min

5
(3)
Gli ultimi giorni di vita di re Enrico VIII d’Inghilterra, visti attraverso gli occhi della sua sesta moglie, Catherine Parr. Mentre il sovrano agonizza, lei deve destreggiarsi fra gli intrighi di corte per salvaguardare i principi religiosi, politici e sociali che le stanno maggiormente a cuore.

Molto si è detto e si è scritto su Enrico VIII e le sue sei mogli. Le più famose sono le prime tre: Caterina d’Aragona – ripudiata -, Anna Bolena – fatta decapitare – e Jane Seymour. Quest’ultima morì di febbri puerperali dopo aver dato al sovrano il tanto sospirato erede maschio. Il re decise di farsi seppellire accanto a lei, definendola la “sua vera sposa”.
All’ultima moglie, Catherine Parr, i libri di scuola non dedicano molto spazio. Anche lei era già vedova quando sposò il re. Viene definita donna saggia e capace, prova ne sia che riuscì a sopravvivere all’augusto consorte. Il film di Karin Ainouz parte invece dal presentare la protagonista attraverso il suo impegno, innanzitutto religioso. Si parla infattti del suo legame con Anne Askew, predicatrice e riformatrice.

Eliminare una moglie di cui vi siete stancato non sarà cosa gradita ai vostri nemici.

In questo senso Catherine è Firebrand, una torcia che illumina, o anche brucia la stoppia per favorire un nuovo raccolto.

L’ANTAGONISTA, ASSENTE INGIUSTIFICATO 


Il modo in cui questo femminismo ante litteram fa da linea del basso alla narrazione è forse il minore dei difetti del film. Non bastano, purtroppo, bravi attori come Alicia Vikander e Jude Law (peraltro reso irriconoscibile dal trucco) a garantire il successo. Allo spettatore viene richiesta una conoscenza piuttosto specifica della storia inglese di quel periodo. Tanto per capire perché, ad esempio, a corte girino i fratelli Seymour e i fratelli Bolena. Non ci sono spiegazioni in merito.
Secondariamente, ma non per importanza, manca un vero villain. Re Enrico, pover’uomo, è ormai anziano e molto malato. Il pubblico si sente quasi portato a perdonargli le sue molte malefatte. Come antagonista, un vago “patriarcato” non funziona. E nemmeno il “bigottismo”.

INGREDIENTI NON BEN DOSATI E AMALGAMATI


Non basta nemmeno una scena raccapricciante, incentrata sulle piaghe del sovrano, che ricorda Game of Thrones. Per far capire che l’epoca e l’ambiente di cui si sta parlando sono una fonte primaria di ispirazione per George R.R. Martin ci voleva ben altro. Tuttavia dove il film crolla miseramente è nel finale.
Chi scrive ammette di non avere letto il romanzo di Elizabeth Freemantle, uscito nel 2013, da cui è stato tratto il film. Certe scelte narrative, però, sembrano decisamente azzardate e poco realistiche. Anche per un’epoca in cui la gente cercava di uccidersi con vestiti avvelenati. A parte ciò, non funziona nemmeno quello che potrebbe funzionare. Nello specifico, nel raccontare il rapporto fra Catherine Parr e la principessa Elisabetta – figlia del re e di Anna Bolena -: ci sono buone premesse, ma non adeguatamente sviluppate.

UN FINALE DISASTROSO


L’idea che la moglie del padre possa essere stata d’ispirazione alla giovane ci sta. Potrebbe averle fornito un esempio di come perseguire coraggiosamente i propri ideali, stando saldi. Questo spunto interessante, purtroppo, non viene sviluppato e il finale è uguale, parola per parola, a quello del film L’Altra Donna del Re. Anche quello traeva ispirazione da un romanzo, stavolta di Philippa Gregory. Il regista Justin Chadwick, però, ha saputo fare un lavoro di tutt’altro livello quanto a sentimenti e politica.
Non guasta nemmeno la presenza di un Eric Bana, capace di rendere l’idea di “Hulk taglia e gioca”, grazie ai suoi movimenti e alla sua imponente fisicità. Insomma, quando come nel caso di Firebrand, un film deve attendere due anni tra la realizzazione e l’uscita nelle sale non è mai buon segno. In questo caso, il prodotto si dimostra blando e fuori fuoco, abbastanza evitabile. Una buona occasione sprecata.

 

TITOLO ORIGINALE: Firebrand
REGIA: Karim Ainouz
SCENEGGIATURA: Henrietta Ashworth, Jessica Ashworth
INTERPRETI: Alicia Vikander, Jude Law, Erin Doherty, Junia Rees
DISTRIBUZIONE: Vertice 360
DURATA: 120′
ORIGINE: UK, 2023
DATA DI USCITA: 29/05/2025

Quanto ti è piaciuta la puntata?

5

Nessun voto per ora

FBruscoli

Casalingoide piemontarda di mezza età, abita da sempre in campagna, ma non fatevi ingannare dai suoi modi stile Nonna Papera. Per lei recensire è come coltivare un orticello di prodotti bio (perché ci mette dentro tutto; le lezioni di inglese, greco e latino al liceo, i viaggi in giro per il mondo, i cartoni animati anni '70 - '80, l'oratorio, la fantascienza, anni di esperienza coi giornali locali, il suo spietato amore per James Spader ...) con finalità nutraceutica, perché guardare film e serie tv è cosa da fare con la stessa cura con cui si sceglie cosa mangiare (ad esempio, deve evitare di eccedere col prodotto italiano a cui è leggermente intollerante).

Lascia un commento

Your email address will not be published.

The Walking Dead: Dead City 2x07 recensione
Precedente

The Walking Dead: Dead City 2×07 – 2×08 – Novi Dan, Novi Početak – If History Were A Conflagration

The Sandman 2x03 recensione
Prossima

The Sandman 2×03 – More Devils Than Vast Hell Can Hold