Parlare di The Sandman non è mai facile. Che si tratti del fumetto o del suo adattamento televisivo, in entrambi i formati è un’opera che rifugge dagli schemi narrativi tradizionali; li stravolge, alle volte sembra seguirli per poi disattenderli platealmente. E questo lo si è visto benissimo nel secondo episodio di questa stagione, “The Ruler of Hell“.
Tutto sembrava presagire uno scontro senza esclusione di colpi fra Morfeo e Lucifero, e invece quest’ultimo ha deciso di mollare e lasciare le chiavi dell’Inferno. Lo si vede ancora meglio in questo terzo episodio, “More Devils Than Vast Hell Can Hold“, una citazione che arriva dritta dritta dall’immortale penna di William Shakespeare. E non a caso.
SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
La puntata ha una struttura tripartita, come già visto in “Season of Mists“, seppur qui il segmento iniziale ambientato nel presente duri pochi minuti. Il dialogo tra Morfeo e Nuala innesca infatti un lungo flashback che fa tornare indietro nel tempo fino al 23 giugno 1593, nell’Inghilterra elisabettiana. Nello scenario silvestre del Sussex, di fronte al colossale Uomo Lungo di Wilmington (un disegno preistorico opera di qualche antichissima comunità delle isole britanniche) si tiene la prima assoluta di uno dei capolavori di Shakespeare: Sogno di una notte di mezza estate.
Ma, e qui sta la genialità, Gaiman gioca con la metanarrazione, facendo sì che gli spettatori d’onore dell’opera siano i suoi stessi personaggi: gli abitanti del mondo fatato. Ci sono tutti, a partire dalla regina Titania, il re Oberon, persino il malandrino Puck, interpretato – piccola chicca per gli appassionati di serie televisive -, da Jack Gleeson, che forse ricorderete nei panni dell’odioso Joffrey Baratheon in Game of Thrones. Qui è ancora una volta strepitoso, decisamente meno odioso, ma non meno inquietante.
Si viene a scoprire che la rappresentazione è un dono di Morfeo al popolo delle Fate, un modo di rendere immortale il loro nome fra i mortali e ricucire così un’antica e profonda frattura che si era creata fra il signore dei sogni e la regina Titania. Tuttavia questo aspetto, che potrebbe ampliare la lore, passa in secondo piano rispetto al vero tema di questo segmento narrativo: la sottile e a volte assai facilmente valicabile linea che separa il sogno dalla realtà, la finzione dai fatti veri.
Ciò è messo bene in luce non solo dal fatto che i protagonisti della commedia siano lì presenti come spettatori, ma anche dalla figura del già citato Puck, che a un certo punto sale sul palco e interpreta sé stesso nel celeberrimo monologo finale. Visto sotto questa prospettiva, il flashback – che poteva apparire inutile ai fini narrativi – assume invece un’importanza notevole per portare avanti tutto il discorso relativo al rapporto tra il mondo dei sogni (che a quanto pare è contiguo a quello dell’ispirazione e dell’arte, visto lo stretto rapporto fra Shakespeare e Morfeo) e la nostra realtà.
IL NUOVO PADRONE DELL’INFERNO
La parte più succosa della puntata, però, riguarda la scelta del nuovo proprietario delle chiavi dell’Inferno. Si è visto come alla porta di Morfeo si siano presentati esseri di ogni natura nel tentativo di ottenere il controllo del mondo dei dannati. E di carne al fuoco ne è stata messa tanta, fra dèi norreni che vorrebbero evitare il Ragnarok, demoni ambiziosi, angeli inviati dal Padreterno e tizi strambi che venerano una scatola.
Anche in questo caso però, purtroppo o per fortuna – a seconda dei punti di vista -, la trama non esplode. Non ci sono combattimenti fra entità sovrannaturali, non si creano grandi conflitti. A eccezione dell’attacco di Azazel contro il signore dei sogni, che però serve sostanzialmente a liberare Nada e si risolve in un battito di ciglia. Ecco, se proprio si vuole trovare un difetto alla storia, è che Morfeo è talmente potente che di avversari al suo livello finora non ne abbiamo visti, e quindi ogni scontro si conclude troppo rapidamente. Ma è anche vero che quello di Gaiman non voleva essere un fumetto supereroistico, e non lo vuole essere la sua trasposizione.
Alla fine, la chiave va agli angeli Duma e Remiel, inviati da Dio stesso, e il ragionamento alla base di tale scelta è abbastanza sensato. L’Inferno deve esistere come riflesso del paradiso, come il suo opposto, un luogo di dannazione eterna in contrapposizione alla beatitudine celeste. Ed è quindi giusto che a governarli sia il medesimo “amministratore di condominio”. È una chiusura che qualcuno potrebbe trovare eccessivamente anti-climatica, e in effetti lo è, ma è in linea con lo stile dell’opera.
CHI ARRIVA E CHI PARTE
Risolta la questione infernale, è tempo per le sale del sogno di salutare i tuoi ospiti. Ma non proprio tutti: a sorpresa, Nuala resta. O forse non proprio a sorpresa, perché era chiaro che si stesse creando un certo feeling con Morfeo. Sarà interessante vedere se resterà sullo sfondo o se il suo ingresso nella corte del re dei sogni avrà un impatto notevole.
Tanto più se si pensa che l’atteso confronto fra Morfeo e Nada finalmente è arrivato, ma non si risolve come lui avrebbe voluto. Il signore dei sogni vorrebbe ricominciare da dove si è interrotta la loro relazione, come se nulla fosse successo. Non gliene si può fare una colpa: un’entità del genere non può immaginare cosa significhi perdere la propria gente e passare diecimila anni all’Inferno, tra i dannati. Più che comprensibile che Nada decida di lasciare le terre del sogno e tornare sulla Terra, mossa dal desiderio di ricominciare una nuova vita e di vedere come si è evoluta la civiltà in quel lasso di tempo.
Però il fatto che Morfeo, caso più unico che raro, arrivi a chiedere scusa per ciò che ha fatto lascia intendere che qualcosa sta cambiando. Ecco, se si volesse individuare un filo comune alle vicende viste in questi tre episodi, quello potrebbe essere il cambiamento. Nulla resta immutato: Lucifero va in “pensione”, l’Inferno cambia padrone, e un Eterno può ammettere i suoi errori.
Infine, c’è la questione Loki. Il dio più inaffidabile del pantheon norreno riesce, con la sua solita astuzia, a evitare di essere rinchiuso ancora nella sua prigione eterna. Ma a quale prezzo? Il patto stretto con Morfeo è tutt’altro che chiaro (una caratteristica con la quale gli spettatori ormai hanno fatto l’abitudine), ma si intuisce che avrà un suo peso nel prosieguo. Resta solo da vedere come e quando, perché l’impressione che finora si sia visto solo un lungo prologo è forte.
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La conclusione della “mini-saga” dell’Inferno non è ciò che lo spettatore affamato di grandi emozioni si aspettava, ma ha un suo senso e porta con sé importanti novità. Fra l’ingresso di un nuovo membro nell’entourage di Morfeo, la decisione di Nada e il patto con Loki di carne al fuoco ce n’è.
