Occorre una premessa. Scrivere di The Sandman avendo una conoscenza assolutamente parziale dell’opera madre, ovvero il fumetto di Neil Gaiman, potrebbe essere fonte di opinioni parziali, addirittura errate. Fatto sta che, per chi non conosce il prodotto cartaceo, la 2×10 rappresenta un punto di non ritorno non indifferente.
La faccia del protagonista cambia senza essere Doctor Who. Anzi, cambia proprio il protagonista. Daniel, con le fattezze di Jacob Andersen, prende lo scettro di nuovo signore dei sogni, verosimilmente proprio nel momento in cui Dream si allontana con sua sorella, una che non è mai buon segno incontrare.
MOMENTI ALTI
Indubbiamente tutta la sequenza finale è carica di suggestione e di gravitas, tanto che anche lo spettatore più disincantato arriva a dispiacersi per l’inevitabile destino di Dream. L’efficacia della figura di Death, con la sua delicatezza e affabilità, in contrasto con il suo effettivo ruolo, aiuta ad acuire maggiormente l’impatto per la fine del protagonista. Un protagonista che riesce a trasmettere in maniera estremamente efficace la sua stanchezza e incapacità di sopportare oltre che persone vicine a lui possano soffrire a causa sua.
Tutta la sequenza del sacrificio può non essere un qualcosa di chissà quanto innovativo e di mai visto, però l’obiettivo lo centra e il buon esito dell’episodio è portato a casa.
Da sottolineare come il nuovo inserimento del Corinzio sia stato particolarmente efficace. Dopo una discreta assenza dalle scene, la sua rinnovata presenza si inserisce perfettamente tra i sodali del protagonista, barricati impazienti di avere notizie. L’armonia tra queste figure risulta particolarmente calibrata, tanto che non si può non empatizzare con la straziante attesa per il ritorno del loro Signore.
MOMENTI MENO ALTI
Poi comunque ci sono le fate. La scena con Nuala che taglia la testa a Hippolyta è effettivamente abbastanza coatta, purtroppo fine a se stessa. La mamma di Daniel non muore veramente ma solo in sogno, Dream comunque tocca il dito della sorella. Diventa quindi palese che, per ora, il tutto fosse una specie di piccolo fan service utile a sottolineare l’amore e la devozione della fata per il protagonista.
Menzione per l’incantesimo che le viene finalmente tolto. Incantesimo che consiste essenzialmente nello struccarsi.
Le parentesi con Delirium hanno un ché di tenero, ma non aggiungono moltissimo allo scorrere dell’episodio, facendo tornare per alcuni momenti il tutto alla dimensione “macchietta”. Dimensione che vuole esaltare la bizzarria dei personaggi (e le performance degli interpreti) più dello scorrere stesso della storia.
DISPIACERSI PER UNA ZUCCA
Un pensiero va dedicato ad alcune morti eccellenti, da catalogare al primo paragrafo. Il momento in cui Merv viene brutalmente ucciso è forse il momento in cui gli sceneggiatori conquistano gli spettatori. Vedere una zucca esplodere con lo stesso pathos con cui si può guardare uno show di gangster rende bene l’idea su come la scelta scenica e stilistica sia stata felice.
Le peculiari e oniriche scelte creative di Neil Gaiman si confermano come il tratto distintivo anche di questo show, distaccandolo da quello che sarebbe un normalissimo fantasy. Zucche, cani e corvi parlanti, piccoli gargoyle che fluttuano sono elementi che forse fanno dispiacere un po’ per la chiusura dello show.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
|
|
L’episodio non può che essere valutato positivamente. Rimane la curiosità di sapere come si svilupperanno gli ultimi due, soprattutto alla luce dell’informazione che si ha attualmente a disposizione, ovvero che questa sarà l’ultima stagione.
“Long Live The King” è da considerarsi forse uno dei migliori della stagione, non esente da piccole ingenuità che fanno perdere di smalto un prodotto che comunque già in origine si distingue per la sua originalità.
