Una caratteristica riscontrabile in questa stagione di The Sandman è quella della frammentarietà delle storyline. Una frammentarietà non da trame verticali di episodio in episodio, quanto più che altro da una continua sequenza, senza soluzione di continuità, di missioni, questioni da risolvere, ambientazioni e approfondimenti, la cui separazione tra loro poco ha a che fare con la divisione per episodi.
“The Kindly Ones” sembra quasi voler mettere ordine, convogliando le tante parentesi aperte verso una sola direzione che probabilmente caratterizzerà gli ultimi tre episodi.
Dall’uccisione di Orfeo in poi, c’è da dire, il focus è stato più preciso. In questa 2×09, sopratutto, ogni pedina, costruita in passato apparentemente a caso, sembra iniziare a ricoprire un ruolo preciso.
TRAME CON POCO SANDMAN
Il protagonista appare molto poco in questo episodio, lasciando così spazio allo sviluppo di tutte quelle sotto-trame che in ogni caso devono portare al compimento del suo Destino (la lettera maiuscola non è casuale). Loki e Puck da una parte (anche se in questo episodio è Loki che predomina), Lyta e le Kindly Ones da un’altra, le fate da un’altra ancora, fino a Johanna e il Corinzio a tenere lo scettro dell’azione e della trama principale. Tutte queste figure hanno avuto differenti punti di interesse nelle precedenti puntate, qui ognuno gioca il suo ruolo in una probabile successione come Dream Lord.
In ogni caso il Dream Lord in carica non viene completamente lasciato da parte. Il minutaggio a lui riservato ben si armonizza con tutto il resto, con poche sequenze, utili nell’economia della trama.
Come già detto, lo scettro dell’episodio va attribuito a Johanna Constantine e al nuovo Corinzio. In un minutaggio a loro riservato relativamente piuttosto ridotto si possono apprezzare momenti leggeri, romantici e risolutivi per la trama. Ovvio, bisogna tapparsi il naso di fronte ad alcune scelte di dialogo vagamente “facili” e macchiettistiche. Ma si sta pur sempre parlando di una serie tratta da un fumetto che non vuole uscire troppo da una dimensione beatamente pop.
IL REGNO DELLE FATE
Forse si esagera un po’ con il regno delle fate. Non perché non sia giusto riservare un dovuto spazio a una realtà così tradizionalmente britannica, soprattutto in un contesto narrativo così spiccatamente fantasy, quanto piuttosto perché il risultato scenico entra un po’ troppo in una dimensione “cheap”. Puck che funge da pedina impazzita (difficile non continuare a pensare a Joffrey Baratheon mentre si guarda il pur bravo interprete) e voltagabbana, oltre a tutto il contesto circondato da vino, sfarzo e lussuria non fa altro che creare scenari televisivamente già visti e più macchiettistici di quanto ci si possa aspettare.
La sensazione è sempre quella di una stereotipizzazione del mondo britannico non appena un prodotto televisivo incontra la grande distribuzione.
PRESUPPOSTI PER IL FINALE
Al di là però di scelte un po’ “facili”, molto in linea con tale grande distribuzione, il grande risultato di “The Kindly Ones” è quello di porre tutte le pedine al loro posto per gli ultimi tre episodi. La sensazione alla fine dell’episodio non è quella di aver assistito ad un qualcosa a sé stante (dal ritmo ben compassato), ma finalmente un’apertura della curiosità dello spettatore verso il finale.
Tutti e tutto ormai ha un’importanza particolare nell’economia della storia e ciò che è in ballo è l’esistenza stessa del protagonista.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
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La buona valutazione di questo episodio è sicuramente dovuta alla buona distribuzione di trame e personaggi, ma soprattutto per quella scintilla che rimane viva nello spettatore e che lo spinge a guardare l’episodio successivo, sperando non ci siano improvvisi rallentamenti.
