Nonostante si sia evidenziato in tutte le precedenti recensioni, quanto questo show sia un prodotto inutile, nato per rimpinguare il business dietro il marchio The Walking Dead e sfamare attori/produttori, gli ultimi due episodi non risultano del tutto pessimi. Certo, ci vuole coraggio per regalare una sufficienza, ma forse la gioia di essere arrivati alla fine di questo strazio ha preso il sopravvento sul povero recensore.
Il fatto di focalizzarsi sui due protagonisti principali, tralasciando i secondari – utili e memorabili quanto un ventilatore in Pianura Padana – ha alzato l’asticella degli ultimi due episodi, che hanno visto Negan e Maggie affrontare lo stesso viaggio in discesa, per poi risalire assieme. La serie termina con un discorso motivazionale tra i due nemici/amici, i quali sembrano aver sotterrato l’ascia di guerra (di nuovo). Quanto durerà questa tregua, lo sa solo Maggie, e anche Hershel Jr. comincia a rompersi leggermente le balle.
HERE’S NEGAN, PART II
“Novi Dan, Novi Početak“, segna un punto di svolta cruciale per la serie, combinando esplorazione psicologica e tensione narrativa, ed è sicuramente uno dei capitoli più riusciti di questa stagione. La forza principale della puntata risiede nell’alternanza e similitudine tra le due missioni di Negan e Maggie. Tutti e due, infatti, vogliono salvare la persona più importante della loro vita (Hershel per Maggie e Ginny per Negan).
Nell’ospedale di Bellevue, Negan si fa largo tra i corridoi del reparto pediatrico, e la sua incapacità di eliminare un walker bambino scatena una serie di allucinazioni, che funzionano sia come device narrativo che come profonda analisi psicologica. Le visioni di Lucille, Annie, il piccolo Joshua e Ginny non sono semplici flashback, ma momenti di confronto con i sensi di colpa che definiscono il character. La presenza di Hilarie Burton Morgan (vera moglie di Jeffrey Dean Morgan, già apparsa nella serie principale) aggiunge un ulteriore livello di autenticità emotiva.
IL CIRCOLO VIZIOSO DI MAGGIE E NEGAN
Il rapporto tra Maggie e Negan è ormai diventato un disco rotto che gira sempre sulla stessa nota. Anche in questi episodi assistiamo all’ennesimo ciclo di tensione-riconciliazione-conflitto che ha caratterizzato tutto la serie. Maggie oscilla in modo frustrante tra momenti di apparente perdono e improvvisi ritorni di fiamma dell’odio, come se il personaggio non avesse alcuna consistenza psicologica interna. È uno sviluppo caratteriale trito e ritrito ed è inutile riproporlo.
Nel season finale, intitolato “If History Were A Conflagration“, Hershel Jr. preferisce legarsi emotivamente alla rediviva Dama (telefonatissima), segno che crescere con una madre desiderosa di vendetta non è proprio sto carnevale di Rio. Il ragazzo pone la madre davanti a un ultimatum, ovvero liberarsi del fardello di Negan, uccidendolo. Maggie non ci riesce – come non ci era riuscita nella serie principale – e, come conseguenza, il figlio la abbandona.
TRA SCONTRI PATETICI E ZOMBIE MANSUETI
Lo scontro tra Bruegel e Negan si riassume in una rocambolesca sequenza di nosense al limite del paradossale. Dall’inganno della cadrega del tavolo imbandito, alla statua ricolma di armi di cui ci si ricorda solo a metà, fino al lanciafiamme più silenzioso della storia.
Degna di nota è solamente l’uccisione di Bruegel perpetrata da un nostalgico Negan che canticchia “Eeny, Meeny, Miny, Moe”, come nel meraviglioso finale della sesta stagione di TWD. Qui Maggie viene posseduta dallo spirito di Glenn ed è pronta a uccidere Negan, ma la visione di una Ginny zombificata – che manda Negan in una valle di lacrime – le fa cambiare. Di nuovo.
Meglio stendere un velo pietoso, inoltre, sulla gestione degli zombie all’interno di questo show. Se agli albori bastava un singolo walker per sbranare un intero gruppo, ora si riesce addirittura a passeggiare all’interno di una stanza piena di zombie, semplicemente scansandoli. Che upgrade!
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
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Dead City continua a essere uno spin-off che esiste senza una vera ragione d’essere. Questi due episodi, pur non essendo completamente privi di momenti interessanti, confermano l’impressione che la serie stia semplicemente tirando a campare, riciclando dinamiche e conflitti già visti.
