
Jaafar Jackson impressiona davvero, ma il biopic di Antoine Fuqua resta un’occasione mancata, troppo ambiziosa e troppo incompleta.
Sinossi
Michael è la rappresentazione cinematografica della vita e dell’eredità di uno degli artisti più influenti che il mondo abbia mai conosciuto. La storia della vita di Michael Jackson va al di là della musica, ripercorrendo il suo percorso dalla scoperta del suo straordinario talento come leader dei Jackson 5, fino a diventare un artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato una ricerca incessante per diventare il più grande performer del mondo.
Ormai il filone del biopic musicale è un vero e proprio genere cinematografico ben avviato, che ha più volte nel corso della storia del cinema fatto la sua comparsa. Tuttavia quando Graham King produce Bohemian Rhapsody nel 2018 ecco che esplode un vero e proprio fenomeno. Quel film riceve 4 Premi Oscar, e da allora ecco che vengono realizzati progetti su tutti i più grandi artisti musicali, con risultati in realtà altalenanti. Il meccanismo produttivo è semplice: se un artista di trenta o quaranta anni fa ha milioni di fan che tutt’oggi ascoltano la sua musica, significa che quelle persone sono disposte a vedere un film sul loro artista preferito.
E come poteva quindi un’icona come Michael Jackson essere lasciata fuori da tutto ciò. A pensarci è proprio Graham King, che intravede il fiuto degli incassi al box office e mette insieme lo sceneggiatore John Logan (con cui ha collaborato a un altro famoso biopic: The Aviator) e il regista Antoine Fuqua.
I believe music can change the world. Spread love, joy, and peace. That is what I want the world to feel… magic!
LEGACY JACKSON
Non si può non aprire parlando di Jaafar Jackson. Il figlio di Jermaine, quarto dei fratelli Jackson, interpreta proprio suo zio all’interno del film, regalando una performance memorabile. Si tratta di un esordio sul grande schermo come attore, ma Jaafar riesce ad impersonare divinamente Michael riportandolo degnamente in scena, e onorando al massimo delle possibilità anche un po’ quell’eredità della famiglia Jackson, che suo nonno Joe ha costruito. Non si contano infatti le innumerevoli sequenze che riprendono video iconici, esibizioni scolpite nella memoria collettiva, in cui l’intera sala penserà all’unisono “è identico”.
Da lodare quindi la performance dell’attore protagonista, sebbene sia difficile intravedere una carriera attoriale al di fuori di questo perimetro. Jaafar Jackson potrebbe accontentarsi di aver reso omaggio al suo defunto zio, o magari provare anche a mettersi alla prova scavalcando i confini della famiglia Jackson.
PRODUZIONE AMBIZIOSA
Il genere dei biopic si potrebbe suddividere tra quelli che scelgono di narrare tutta la vita di un personaggio, e quelli che invece si delimitano a uno specifico evento. Michael vorrebbe appartenere alla prima categoria, e data la lunga carriera così piena di avvenimenti importanti, la scelta è un tantino ambiziosa. A dire il vero, infatti, il film si conclude nel 1988, tagliando fuori una gran parte della vita del Re del Pop, promettendo un prosieguo, che visti i numeri al botteghino non tarderà ad arrivare. Non tarderà ad arrivare, molto probabilmente, anche perché gran parte di un ipotetico secondo film potrebbe essere anche già girata.
Il film di Fuqua aveva infatti una durata prevista di 4 ore, arrivando a chiudersi nel ’93, con la redenzione di Michael dopo le accuse del caso Chandler. Tuttavia solo a fine produzione gli avvocati di MJ, tra cui John Branca, che figura come produttore in un film che non perde occasione per omaggiarlo, hanno scoperto che per via di una clausola del contratto, che sancì la chiusura dell’indagine, non sarebbe stato possibile nominare sullo schermo il nome di Chandler.
RISULTATO SUPERFICIALE
Non che parlare di questa situazione controversa in un film che si conclude sei anni prima delle accuse sia dovuto, anzi. Tuttavia questa riscrittura in cabina di montaggio del film rende la pellicola abbastanza problematica nel suo defluire. Si parte da una sceneggiatura superficiale, che tratta i fratelli di Michael come meri figuranti, indistinguibili l’uno dall’altro, privi di tratti distintivi.
Anche l’antagonista, il Joseph Walter “Joe” di Colman Domingo è piatto (addio ad ogni speranza di Oscar per Colman quindi) e continua a scavare il suo odio in maniera sempre più imbarazzante scena dopo scena, con una motivazione appena accennata nel primo atto. Si preferisce sorvolare sui personaggi deliberatamente ignorati, come ad esempio la sorella minore Janet Jackson, che nel film semplicemente… non esiste. Oppure su figure come Diana Ross, che sono state tagliate su esplicita richiesta, costringendo quindi una sceneggiatura traballante, e una pellicola già attentata dalla questione della “clausola Chandler”, ad essere ancor più fragile.
Ecco che quindi Michael non regala nulla di nuovo ai fan, niente che tutti sapevano già, ma solo la favoletta del piccolo Michael/Peter Pan e la sua storia di come è riuscito a liberarsi dalle grinfie di suo padre/Capitan Uncino, salvo poi rimanere incompiuto, senza riuscire mai a mettere piede nella Neverland tanto agognata nello svolgersi degli eventi all’interno della pellicola.
Fuqua regala ai fan degli ottimi esercizi di stile, conditi da una fotografia di alto livello, nel ricreare tutte quelle scene che i fan adorano, lasciando però poco e nulla dopo la visione. Durante il film sarà strabiliante notare come è stato ricreato questo o quello, ma al termine dell’opera, rimane solo una copia sbiadita di qualcosa che è ben disponibile su YouTube.







