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The French Dispatch recensione
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The French Dispatch Of The Liberty, Kansas Evening Sun

Wes Anderson colpisce ancora una volta nel segno per quanto riguarda il lato visivo, però The French Dispatch è un film che non potrà essere apprezzato da una platea molto vasta anche per la deriva antologica della narrazione.

 

Quando Arthur Howitzer Jr. (Bill Murray), direttore del giornale “The French Dispatch Of The Liberty, Kansas Evening Sun” che ha sede nella città francese di Ennui-sur-Blasé, muore, la redazione del giornale si riunisce per scrivere il suo necrologio. Secondo le volontà espresse nel testamento, la pubblicazione del giornale viene interrotta dopo un ultimo numero d’addio in cui, insieme al necrologio, vengono ripubblicati i quattro migliori articoli.

Sua maestà Wes Anderson non è un regista molto facile da inquadrare. Volutamente, si può aggiungere. È sicuramente apprezzato da una moltitudine di persone e, talvolta, arriva a raggiungere anche un pubblico più mainstream ma è palese che non sia questo il suo intento. Anzi. Anderson scrive e dirige i film come più ritiene giusto, è solo che il suo stile non può essere adatto al palato di un pubblico generalista a dispetto del cast enorme e di tutto rispetto che partecipa ai suoi film.
The French Dispatch Of The Liberty, Kansas Evening Sun (d’ora in poi abbreviato in The French Dispatch) è una pellicola ancora più limitata ad un certo tipo di pubblico per via della sua natura antologica. Anderson infatti costruisce quattro storie diverse all’interno dello stesso film e usa l’omonimo giornale come collante per raccontarle. Ed è probabilmente utile leggere qualche approfondimento circa il film prima di andarlo a vedere per apprezzare certi elementi.

THE FRENCH NEW YORKER


L’idea di avere una testata giornalistica come “protagonista” di un film potrebbe non sembrare originalissima ma in realtà è frutto della passione di Wes Anderson per The New Yorker che, come si potrà constatare, ha una grafica ed un font estremamente peculiare che ben si adatta ai toni ed ai gusti del regista texano. Il magazine newyorkese ha quasi 97 anni di attività ed ha una certa storia da cui Anderson attinge a piene mani per il suo film sia per quanto riguarda la creazione di alcuni personaggi, sia per le storie presentate.
I due esempi più lampanti sono quelli relativi ai due character interpretati rispettivamente da Bill Murray come Arthur Howitzer Jr. e da Owen Wilson nei panni di Herbsaint Sazerac. Il primo è il fondatore del giornale ed è basato su Harold Ross, il cofondatore di The New Yorker, mentre il secondo è ispirato dalla figura di Joseph Mitchell, un celebre scrittore del magazine.

Arthur Howitzer, Jr. […] assembled a team of the best expatriate journalists of his time and transformed Picnic into The French Dispatch, a factual weekly report on the subjects of world politics, the arts, high and low, fashion, fancy cuisine, fine drink and diverse stories of human interests.

Nella complicata struttura narrativa di The French Dispatch è molto facile riuscire a perdersi. Tra la moltitudine di personaggi che costellano le diverse storie ed una narrazione frenetica ma allo stesso tempo anche molto stantia, fatta per lo più da botte e risposte ironiche al punto giusto, bisogna ammettere che si fatica a trovare una quadra. Nelle quasi due ore di visione, lo spettatore è spasmodicamente alla ricerca di un qualsivoglia collegamento che però non arriva perché, volutamente, l’unico punto di contatto è il giornale stesso.
Come si diceva, per realizzare le quattro storie, Wes Anderson non si è posto limiti temporali e geografici ma allo stesso tempo affonda le sue radici su alcuni eventi realmente riportati da The New Yorker:

  • le proteste studentesche del Maggio 1968, con tanto di occupazioni varie, hanno un certo fascino e sono presi dall’articolo in due parti “The Events in May: A Paris Notebook,” scritto da Mavis Gallant;
  • l’eccentrico mercante d’opere d’arte Julien Cadazio (Adrien Brody) e la sua pressione su un artista killer in galera è invece basato sulla figura di Lord Duveen e sull’articolo in sei parti “The Days of Duveen” scritto da S. N. Behrman.

There’s strike at the morgue.

TUTTO MOLTO BELLO DA VEDERE MA C’È POCA SOSTANZA


In tutto ciò, Wes Anderson non è l’unica penna ma è coadiuvato nella scrittura da Roman Coppola, Hugo Guinness e Jason Schwartzman. Un quartetto di amici che ha già supportato il regista in passato. Ben quattro cervelli al lavoro su altrettante storie, probabilmente troppi visto il risultato parzialmente confuso.
Se si analizzano le quattro sotto-trame, la sensazione di una piacevolezza generale abbraccia lo spettatore. Una sensazione un po’ diversa però emerge nella visione complessiva e consecutiva delle stesse, specialmente con un’ultima storia dal minutaggio molto più lungo delle precedenti. Il risultato è un mix di confusione, ottima regia, battute sottili ed inconcludenza. Ed è questo il vero problema: cosa si sta veramente guardando?
È una domanda che ci si pone anche guardando alla foltissima schiera di attori ed attrici famose che però non ricoprono un ruolo degno di nota. Bill Murray, da sempre un favorito di Wes Anderson, rimane in scena non più di 10 minuti; lo stesso si può dire di Owen Wilson; Elisabeth Moss fa la bella statuina e, di fatto, gli attori che ricoprono un ruolo di rilievo sono veramente pochi ed è un peccato considerando le opportunità a disposizione.


Wes Anderson lo si può amare o odiare, capire o meno ma non gli si può veramente additare niente per quanto riguarda la resa scenica dei suoi film. La cura maniacale del dettaglio ed i giochi di colore, così come i cambi di inquadrature abbinate ad una colonna sonora molto azzeccata e a primi piani inaspettati, fanno la loro porca figura.
Purtroppo non si può dire la stessa cosa della gestione del cast e della trama che sembra essere veramente fine a sé stessa, senza un vero scopo di fondo se non commemorare la morte del fondatore di The French Dispatch. Un po’ troppo poco per un film di 103 minuti e un po’ troppo confusionario per essere seguito con un certo interesse dal pubblico che uscirà dalla sala con diverse domande.

TITOLO ORIGINALE: The French Dispatch Of The Liberty, Kansas Evening Sun
REGIA: Wes Anderson
SCENEGGIATURA: Wes Anderson, Roman Coppola, Hugo Guinness, Jason Schwartzman
INTERPRETI: Benicio del Toro, Adrien Brody, Tilda Swinton, Léa Seydoux, Frances McDormand, Timothée Chalamet, Lyna Khoudri, Jeffrey Wright, Mathieu Amalric, Edward Norton, Willem Dafoe, Henry Winkler, Stephen Park, Bill Murray, Owen Wilson
DISTRIBUZIONE: Cinema
DURATA: 103′
ORIGINE: USA, Germania 2021
DATA DI USCITA: 22/10/2021 (USA); 11/11/2021 (Italia)

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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