Gen V 2×03 – H Is For HumanTEMPO DI LETTURA 5 min

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Recensione Gen V 2x03 H Is For HumanQuesta seconda stagione di Gen V sta progressivamente delineando un percorso più cupo e stratificato, capace di fondere la spettacolarità tipica delle produzioni supereroistiche con un’indagine sociale e psicologica che si concentra sui rapporti che intercorrono tra supes e umani. Dopo due episodi abbastanza introduttivi che hanno riannodato i fili interrotti al termine della stagione precedente – e doverosamente rimescolato le carte in tavola dopo la prematura dipartita di Chance Perdomo – il terzo episodio si configura come un momento di svolta, capace di intrecciare dimensioni intime e collettive, offrendo al tempo stesso una qualche accelerazione narrativa e un’esplorazione a tratti più incisiva dei temi portanti della serie. La puntata assume una valenza quasi programmatica, poiché mette in primo piano i conflitti irrisolti di un mondo che non riesce a conciliare differenze strutturali e tensioni identitarie, evidenziando come la supremazia biologica dei supes si traduca necessariamente in nuove forme di discriminazione e di dominio.

MAKE AMERICA SUPER AGAIN


Sin dalle prime scene, l’episodio costruisce un’atmosfera di oppressione quotidiana, mostrandone gli effetti concreti nella vita di coloro che, pur non possedendo poteri, devono confrontarsi con l’arroganza e la violenza di chi si percepisce superiore. L’ambientazione della mensa, con l’umiliazione pubblica di un’umana vessata dai supes, diventa emblematica dell’intero contesto narrativo: la discriminazione non si esprime solo attraverso la brutalità esplicita, ma anche mediante gesti apparentemente minori, che rivelano l’impianto gerarchico e disumanizzante del sistema universitario di Godolkin. Questa scelta iniziale, oltre a radicare lo spettatore in una dimensione di quotidianità disturbante, serve a gettare luce sulla vera posta in gioco: la convivenza impossibile tra due categorie di individui destinate a entrare in conflitto permanente. Tema peraltro caldo negli Stati Uniti, dove la divisione interna al paese non è mai stata così marcata come oggi.
Il cuore dell’episodio si articola poi attorno a tre nuclei narrativi principali: il percorso di Marie, che affronta le ombre del proprio passato familiare; la lotta interiore di Emma, costretta a confrontarsi con la fragilità della propria identità; il discorso pubblico di Jordan, trasformato in atto di ribellione contro il controllo oppressivo esercitato da Vought e dai suoi strumenti di propaganda. Queste tre linee narrative, pur sviluppandosi parallelamente, si intrecciano nel delineare un ritratto collettivo di giovani supes che tentano di resistere a un sistema che li vorrebbe strumenti obbedienti, privi di autonomia e di autenticità.

IT’S TRANS-TASTIC!


Il rapporto tra Marie e Pam rappresenta uno dei momenti più intensi e rivelatori della puntata. L’incontro con questa figura legata al proprio passato familiare apre una ferita che sembrava rimossa, rivelando come l’identità personale non possa essere compresa senza fare i conti con le origini e con i traumi subiti. La scoperta di verità taciute e manipolate da altri diventa un passaggio obbligato, perché solo attraverso il riconoscimento del dolore si può avviare un percorso di emancipazione. Marie emerge così come personaggio complesso, sospeso tra la volontà di costruire un futuro e la necessità di affrontare le macerie del passato, rendendo evidente come la condizione dei supes non sia solo un privilegio, ma anche una condanna.
Parallelamente, Emma affronta una dimensione diversa, ma non meno lacerante, di conflitto identitario. Le dinamiche di bullismo a cui assiste e la difficoltà nel gestire il proprio disturbo alimentare la pongono in una posizione di costante vulnerabilità. Il suo percorso non si limita a un dramma personale, poiché riflette un tema più ampio: la pressione sociale e culturale che trasforma i corpi in campi di battaglia, imponendo standard e aspettative impossibili da rispettare.
Il personaggio di Jordan, invece, incarna la tensione tra conformismo e ribellione. Il discorso pubblico a cui partecipa, inizialmente concepito come celebrazione della propria popolarità e del sistema di classificazione imposto da Vought, si trasforma in un atto di sfida radicale. La scelta di denunciare apertamente le responsabilità della corporazione, rivelando la verità sulla morte di Andre e sull’attacco contro Cate, non rappresenta solo un momento narrativamente forte, ma costituisce anche un gesto di rifiuto del potere manipolatorio delle narrazioni ufficiali. In tal modo, Jordan diventa portavoce di un bisogno collettivo di verità, restituendo dignità e voce a chi viene sistematicamente silenziato.

H IS FOR… HAIL TO THE KING


Dal punto di vista tematico, “H Is for Human” affronta con decisione questioni cruciali: il rapporto tra identità e alterità, il peso del trauma, il ruolo del potere nella costruzione delle narrazioni collettive. L’episodio suggerisce che il vero campo di battaglia non risiede nelle abilità straordinarie, bensì nella possibilità di definire la propria esistenza contro le imposizioni esterne. La dicotomia tra supes e umani diventa allora metafora di tutte le forme di discriminazione e di conflitto sociale, rendendo la serie un affresco politico e culturale che va oltre i confini del genere supereroistico.
Sul piano tecnico, la puntata si distingue per un equilibrio ben calibrato tra introspezione e tensione narrativa. La regia costruisce contrasti efficaci tra spazi domestici e intimi, come la casa di Pam, e ambienti pubblici e oppressivi, come il campus di Godolkin. La colonna sonora, pur non assumendo un ruolo predominante, accompagna con discrezione i momenti più emotivi, mentre la fotografia sottolinea i passaggi di tono, alternando atmosfere cupe e claustrofobiche a sprazzi di vulnerabilità e di apertura.
Tuttavia, non mancano alcune debolezze strutturali. In determinati passaggi, le transizioni appaiono affrettate, con dialoghi che assumono una funzione prevalentemente espositiva, privando le scene di naturalezza. Inoltre, la puntata corre talvolta il rischio di scivolare in una dimensione didascalica, rendendo eccessivamente esplicito il messaggio politico e sociale, anziché lasciare emergere le ambiguità e le contraddizioni in modo più sottile.

 

THUMBS UP 👍 THUMBS DOWN 👎
  • Potenza drammatica del discorso pubblico e del rifiuto della propaganda
  • Capacità di coniugare azione e introspezione con equilibrio
  • Temi sociali e politici trattati con coerenza
  • Alcune transizioni narrative troppo brusche o artificiose
  • Alcune storyline secondarie abbastanza inutili
  • Rischio di eccessivo didascalismo nel messaggio politico-sociale

 

Nel complesso, “H Is for Human” risulta un episodio discreto ma privo della forza necessaria per imporsi come snodo davvero memorabile, limitandosi a riproporre dinamiche già note e sviluppi che appaiono più prevedibili che realmente incisivi. La volontà di Gen V di differenziarsi dalle produzioni supereroistiche tradizionali rimane evidente, ma in questa occasione l’intreccio appare appesantito da un eccesso di didascalismo e da un equilibrio fragile tra introspezione e spettacolarità.

 

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Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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