Invecchiare bene. Questo sembra essere il concetto chiave di Scrubs, oltre che dei suoi protagonisti, in questo finora ben riuscito ritorno. Non era facile adattare un linguaggio come quello della comedy anni novanta e duemila ai nostri nuovi anni venti, con tutti i cambiamenti abissali cui si è andati incontro. Il linguaggio scenico è amarcord, fa scendere la lacrimuccia, ma allo stesso tempo è fresco e con tanto da raccontare. Si tratta di un’operazione nostalgia ben studiata, con uno schema così forte e collaudato che anche i nuovi innesti funzionano. Innesti “coperti” anche dall’efficacia dei protagonisti, ormai consolidati totalmente nell’immaginario collettivo che li ha aspettati per più di 20 anni.
In sintesi: l’intelligenza artificiale incontra l’appletini.
QUESTIONI SENTIMENTALI
Al centro dell’episodio regna il topos classico delle comedy in generale, in particolare di quelle di una ventina di anni fa: il tira e molla. Tra protagonisti non più insieme ma che mantengono comunque un legame, tentativi di rifarsi una vita sul piano relazionale, giovani apprendisti che creano surreali triangoli tra loro: come detto nell’introduzione, l’approccio è quello classico ma funziona estremamente bene.
Su JD ed Elliott si tornerà più avanti. Occorre invece una piccola disamina sul mondo narrativo che si sta costruendo intorno ai nuovi personaggi. Certo, ora chi scrive non ricorda i loro nomi e potrebbe semplicemente andarli a cercare sul web. Ma non è questo il punto. Dopo 5 episodi le figure sono già ben definite, coerenti con i tempi (l’influencer, ad esempio) e già protagoniste di storyline specifiche che possono in qualche modo attirare l’attenzione degli spettatori.
La vicenda dello scippatore, del passato di Blake, e del conseguente eventuale interesse di Amara, proprio quando Asher stava prendendo iniziativa, cosa notata da Samantha (nel frattempo ci si è premuniti con una piccola ricerca) sono tutte questioni che attivano lo spettatore e portano a chiedere come si evolveranno i fatti.
AI
Il tutto al netto dell’effetto nostalgia che evocano JD e Turk in questa nuova veste “manageriale“. La scelta (o l’obbligo) di ridurre al minimo la presenza dei personaggi storici paga con il giusto, già citato, equilibrio. Da notare come negli ultimi due episodi anche Carla sia latitante.
La felice scrittura dei protagonisti, porta JD a confrontarsi in maniera fresca e brillante con tematiche come l’intelligenza artificiale. Che l’adorato protagonista potesse essere uno che chiacchiera amabilmente con un bot era una cosa di facile intuizione, soprattutto per i fan di vecchia data, forse soluzione comica semplice e servita su un piatto d’argento, ma non per questo meno gradevole.
L’incontro con l’arpista, poi, permette di approfondire pure un differente approccio con gli appuntamenti, permettendo al personaggio di Zach Braff di dare sfoggio al suo repertorio comico e, contemporaneamente, far mostrare gli anni trascorsi. E, perché no, anche le prime implicazioni della separazione con Elliot.
JD E ELLIOT
Tutto ciò fila perfettamente perché Elliot e JD avevano come dinamica cardine quella di attrarsi e respingersi, non stare insieme in maniera stabile. Come qualunque coppia comedy che si rispetti. Lasciarli come Ross e Rachel e ritrovarli come Chandler e Monica avrebbe avuto un ché di distorto.
Certo bisognerà capire se a livello narrativo l’idea sarà quella di rimettere in moto in qualche modo la storia tra i due, oppure se lasciare il tutto sulla nuova dimensione della coppia divorziata che guarda avanti.
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Un’apparente operazione nostalgia che sta invece proponendo freschezza giocando su un usato sicuro che ha ancora tanto da raccontare, grazie anche ai tempi che cambiano.


