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Sharper film recensione
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Sharper

Dal regista Benjamin Caron, un thriller neo-noir dove intrighi e bugie si insinuano nell'alta società di Manhattan.

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Niente è come sembra in questo thriller neo-noir ambientato nell’alta società newyorkese dove intrighi e bugie si insinuano in ogni azione e relazione. 

 

Dopo una brevissima parentesi al cinema, la cui uscita risale appena allo scorso 10 febbraio, Sharper si è accomodato su Apple TV+ a partire dal 17 febbraio, risultando tra i film più visti della settimana sulla piattaforma streaming. Un film prodotto dalla casa di produzione e distribuzione A24 e che vede alla regia Benjamin Caron mentre di tutto rispetto è il cast, con protagonisti l’attrice premio Oscar Julianne Moore (nel 2015 con Still Alice), Sebastian Stan e John Lithgow, oltre a Justice Smith e Briana Middleton.
Sharper viene presentato come un thriller neo-noir che vuole riproporre quei prodotti di genere psychological thriller caratterizzati dall’intricata trama e dal dubbio perenne che si trascina fino ai minuti finali. Un genere di film che mantiene alta l’attenzione dello spettatore dall’inizio alla fine, proponendo una visione dinamica, attiva e intrigante per un coinvolgimento totale. Ma, buone intenzioni a parte, Sharper riesce a raggiungere tale livello? La risposta immediata è che ci prova in maniera valida, riuscendoci però a metà.

Sharper noun /sharp-er/: one who lives by their wits.

DIVERSE PROSPETTIVE


L’inizio di Sharper in realtà è abbastanza fuorviante, aprendo la narrazione con un mix di situazioni, personaggi e ambientazioni tipici del più classico film romantico. Un prologo che si prende il suo tempo nel rappresentare questo primo incontro tra i personaggi di Tom e Sandra e che pone le basi per il resto di una storia raccontata in retrospettiva.
Uno dei punti più convincenti del film sta infatti proprio nella modalità di narrazione, che non segue una linea temporale ben definita ma interseca varie storie presentando allo spettatore pezzi di puzzle scomposti che prenderanno forma man mano che tutti i personaggi avranno raccontato la loro versione.
E qui, si pone il secondo punto di forte interesse che caratterizza Sharper, ossia il racconto suddiviso in capitoli, ognuno dei quali basato su un personaggio diverso. Con l’ambientazione dell’alta società di New York a fare da contorno, si susseguono una sfilza di personaggi uno diverso dall’altro, ma tutti con una versione propria degli eventi, oggettivamente celati da inganni e bugie.
Ogni personaggio ha quindi una propria parte di film da raccontare in prima persona, tuttavia, questa modalità di narrazione va incontro ad alti e bassi a seconda del character protagonista. Questi, infatti, influiscono molto sulla riuscita del racconto che si trova così diviso tra parti narrativamente più coinvolgenti e parti più deboli. Sfortunatamente, a risultare meno incisivi sono proprio l’inizio e la fine, due parti che si perdono a causa di un racconto semplice (l’inizio) e prevedibile (il finale).
A mantenere vivo l’interesse del film, invece, ci pensa la parte centrale che è quella presa in carico prima da Sebastian Stan e poi da Julianne Moore. É infatti proprio l’ingresso in scena del personaggio di Max (un Sebastian Stan sempre egregiamente in parte) a dare un cambio di rotta netto alla storia, che si infila sui binari della truffa e dell’inganno in modo coinvolgente e dinamico. Un terzo atto, questo mostrato dal punto di vista di Max, che vanta una storia più intrigante e controversa, creando delle buone basi che lasciano lo spettatore con svariati dubbi. Da qui in poi, a prendersi la scena è la sempre ottima Julianne Moore, con il personaggio di Madeline da lei interpretato che occupa il capitolo più centrale della storia. Una quarta prospettiva che estende ancora di più la rete di inganni e menzogne, mettendo in scena alcuni twist interessanti.

INGANNO A METÀ


Nonostante alcuni colpi di scena ben studiati e piazzati, però, la pecca più grande di Sharper sta nella sua prevedibilità. Persino la parte centrale del film, che risulta la più forte da un punto di vista narrativo, nasconde infatti alcune svolte semplicistiche che non fanno certo scoppiare la testa dello spettatore per la sorpresa.
Dopo aver inquadrato storia e personaggi, infatti, risulta facile per chi sta guardando iniziare a comprendere le varie dinamiche e prevedere alcuni risvolti narrativi. Elementi che vanno ad inficiare fortemente la riuscita del finale che, per quanto ben costruita fino a quel momento, non riesce a dare spessore a quello che dovrebbe essere il suo plot twist più importante e che invece, a quel punto, ha già perso tutta la sua potenza.
L’ultimo atto consegna così un mix di mancata suspense, blanda giustizia e poco coinvolgimento con i character per cui lo spettatore avrebbe moralmente dovuto tifare ma che pagano una costruzione poco appassionata. Peccato per un’occasione sfumata a metà.


A volte si ha voglia di film impegnativi e dalle grandi emozioni, altre volte invece di film con cui spegnere semplicemente il cervello. Sharper si piazza nel mezzo. Un film che raggiunge una sufficienza abbondante e che si presenta come un buonissimo passatempo che, nonostante alcuni twist prevedibili, coinvolge il giusto lasciando lo spettatore attratto dal susseguirsi degli eventi e senza il rischio di ritrovarsi rovinosamente addormentato sul divano.

 

TITOLO ORIGINALE: Sharper
REGIA: Benjamin Caron
SCENEGGIATURA: Brian Gatewood, Alessandro Tanaka

INTERPRETI: Julianne Moore, Sebastian Stan, Justice, Smith, Briana Middelton, John Lithgow
DISTRIBUZIONE: A24
DURATA: 116′
ORIGINE: USA, 2023
DATA DI USCITA: 10/02/2023

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Nata con la passione per telefilm e libri, cresciuta con quella per la scrittura. Unirle è sembrata la cosa più naturale. Allegra e socievole finché non trova qualcosa fuori posto, il disordine non è infatti contemplato.
Tra una mania e l'altra, si fa carico di un'estenuante sensibilità che la porta a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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