
Due episodi splendidi che rappresentano il meglio della prima stagione, con Sheridan libero di seguire la storia fino a Manhattan e Stacy finalmente illuminata da una nuova, caustica vitalità.
Le ultime due puntate della prima stagione di The Madison sono fantastiche.
Sono, senza girarci troppo attorno, il meglio che la serie e Taylor Sheridan siano riusciti a offrire in queste prime sei puntate.
E il motivo principale è che Sheridan ha il coraggio di abbandonare la location del Montana per tornare a Manhattan, senza restare bloccato in un posto specifico solo per una questione di paesaggi o di convenienze produttive.
È una scelta lodevole, perché qui non si avverte mai la sensazione che la serie segua una logica pratica.
Segue la storia. E per un progetto del genere, con i costi e il peso produttivo che inevitabilmente si porta dietro, non è affatto scontato.
Certo, il Montana continua a essere fondamentale e continua a tornare nei momenti chiave.
Soprattutto in quello scorcio di panorama dove vengono seppelliti sia Preston Clyburn che suo fratello Paul Clyburn.
E in questo senso il funerale all’inizio del quinto episodio e il ritorno improvviso nel finale del sesto, pur essendo temporalmente distanti, sembrano quasi collegati come se tra le due scene fosse passato appena un giorno.
In realtà in mezzo succede moltissimo.
Ci sono le sessioni di Stacy dallo psicologo, una figlia che picchia una collega e rischia di essere arrestata, una fuga improvvisa nel cuore della notte e, in generale, un tracollo che diventa finalmente visibile a tutti.
Dopo quanto già impostato in The Madison 1×03-1×04, qui la serie smette definitivamente di prepararsi e comincia a colpire davvero.
SHERIDAN HA IL CORAGGIO DI SEGUIRE LA STORIA, NON IL PAESAGGIO
La cosa più bella di questi due episodi è proprio questa libertà.
Sheridan non si lascia intrappolare dalla tentazione di fare del Montana un vincolo rigido, una cartolina permanente o una prigione estetica.
Lo usa quando serve, lo abbandona quando la storia chiede altro, e così facendo rende la serie molto più viva.
Il funerale di Preston e Paul ha ovviamente un peso enorme e richiama ancora una volta l’importanza simbolica di quel luogo specifico, ma è proprio l’alternanza con Manhattan a dare forza al racconto.
Perché il lutto non resta fermo in un paesaggio.
Si trascina dietro i personaggi ovunque vadano.
E questi ultimi due episodi mostrano benissimo come The Madison non voglia raccontare solo un posto, ma lo sradicamento emotivo di una famiglia che sta cercando disperatamente di capire dove e come continuare a esistere.
Se si vuole trovare un lato negativo, per quanto molto legato al gusto personale, forse il funerale poteva essere leggermente più sentito.
Il discorso affidato a una comparsa funziona sul piano della messa in scena, ma sul piano emotivo lascia un piccolo vuoto.
Sarebbe stato più forte sentir parlare Abigail, per esempio, che sembra la più matura e la più pronta a sostenere quel peso.
Oppure Russell, che avrebbe finalmente potuto usare quel momento per crescere davvero una spina dorsale.
Non è un difetto grave, ma è uno di quei dettagli che impediscono alla perfezione di essere totale.
You’re the fuckboy therapist.
STACY E IL “FUCKBOY THERAPIST” SONO LA MIGLIORE SORPRESA DEL FINALE
Le sessioni tra Stacy Clyburn e il terapista Phil sono fantastiche.
E lo sono perché liberano finalmente il character di Stacy dal suo ruolo di madre, dandole una luce nuova, molto più sarcastica, eccentrica e imprevedibile.
Michelle Pfeiffer qui trova una dimensione ancora più interessante, perché smette di essere soltanto il perno del dolore familiare e diventa una donna capace di giocare, attaccare, ironizzare e sfogare la propria frustrazione in una dinamica completamente diversa da tutto ciò che si era visto prima.
Il merito va anche alla scelta, molto particolare, di affidare il personaggio di Phil a Will Arnett.
È una decisione bizzarra, perché Arnett viene spontaneamente associato a ruoli comici, mentre qui Sheridan lo incastra dentro una funzione teoricamente seria. Eppure proprio questo contrasto funziona.
Ci sono momenti semi-comici, certo, ma Arnett non è quello che lancia la battuta. È quello che la subisce.
È la vittima di Stacy, dei suoi affondi sui maglioni orrendi, delle allusioni sul fatto che si scopi tutte le pazienti, ed è proprio da questo sbilanciamento che nasce la chimica migliore di tutto il finale.
Dr. Phil Yorn entra in scena tardi ma porta con sé una linfa vitale nuova, quasi inattesa.
E la frase con cui viene battezzato, “You’re the fuckboy therapist”, è già abbastanza per fargli guadagnare un posto speciale dentro la serie.
In più, la presenza di Arnett richiama anche quel tipo di svolta drammatica che in anni recenti si è vista in altri interpreti apparentemente inchiodati al comedy timing, come Jason Bateman in Black Rabbit o più di recente in DTF St. Louis.
FINALMENTE ANCHE I SECONDARI COMINCIANO A PESARE DAVVERO
Nella recensione precedente si era già notato come alcuni personaggi secondari della famiglia, in particolare Paige, sembrassero ancora troppo poco definiti. Qui finalmente Sheridan concede un po’ di spazio anche a loro.
Paige, soprattutto, riesce finalmente a mostrare una parte di lutto che nelle precedenti quattro puntate non era ancora emersa con chiarezza.
Lo fa a modo suo, in maniera meno plateale e meno centrale rispetto alla madre o alla sorella, ma lo fa.
E questo basta per tridimensionalizzare un character che fino a quel momento appariva decisamente più superficiale e meno dettagliato rispetto agli altri due poli femminili della famiglia.
Anche Russell riceve finalmente un po’ più di minutaggio e di contesto, specialmente nella breve discussione al bar con Stacy.
Non diventa improvvisamente un personaggio enorme, ma almeno esce da quella zona grigia in cui sembrava esistere soltanto come accompagnatore passivo degli eventi.
Ed è proprio questo il senso delle ultime due puntate: The Madison chiude la stagione non allargando il mondo, ma dando finalmente più peso specifico a chi finora era rimasto un po’ in ombra.
Il risultato è un finale che non solo emoziona, ma che dà anche la sensazione di una serie che abbia finalmente trovato il proprio baricentro.
E se le prime puntate servivano a capire cosa volesse essere, il quinto e il sesto episodio fanno capire benissimo cosa The Madison possa diventare.
THUMBS UP 👍
- Sheridan segue la storia con coraggio e non resta prigioniero del Montana
- Le scene tra Stacy e il terapista Phil portano una nuova energia al racconto
- Michelle Pfeiffer trova una sfumatura ancora più sarcastica e viva del personaggio
- Paige e Russell ricevono finalmente il giusto spazio
- Il finale di stagione è il momento più riuscito dell’intera serie
THUMBS DOWN 👎
- Il funerale poteva essere emotivamente più forte se affidato a un familiare






