Tulsa King 3×05 – 3×06 – On The Rocks – BubblesTEMPO DI LETTURA 4 min

4.3
(6)

Tulsa King 3x05 recensioneTulsa King non ha mai preteso di essere un capolavoro da studiare scena per scena, né un’opera simbolica da interpretare. È intrattenimento puro, dichiarato e consapevole della propria natura. I due episodi centrali di stagione confermano questo impianto narrativo: prevedibile, lineare, ma anche dannatamente funzionale per chi cerca una serie che scorra veloce, senza troppi fronzoli e con Sylvester Stallone al centro dell’azione. Dave Erickson prosegue sulla sua strada: alzare il livello del caos, moltiplicare le fazioni, e costruire una guerra su quattro fronti che inevitabilmente dovrà restringersi a una manciata di sopravvissuti.
È semplice? Sì.
È prevedibile? Ancora di più. Ma nel suo piccolo… funziona.

UNA GUERRA A QUATTRO FRONTI


“On The Rocks” e “Bubbles” mostrano con chiarezza la struttura narrativa scelta da Dave Erickson per questa stagione: non uno scontro a due, non tre fazioni in lotta, ma addirittura quattro gruppi (FBI, Tulsa+KC, Dunmire e New York) che si muovono, si sovrappongono, si attaccano e si fraintendono. È un approccio volutamente caotico che non punta alla raffinatezza, bensì al puro intrattenimento. E in fondo, Tulsa King non ha mai preteso altro. Il rapimento di Bevilacqua innesca una serie di conseguenze che chiunque avesse visto anche solo un episodio della serie poteva prevedere: accuse incrociate, sospetti fuori controllo e un clima di tensione che cresce senza mai veramente sorprendere. È TV popolare nella sua forma più limpida.
La prevedibilità, però, non significa assenza di ritmo. Anzi, la serie sfrutta proprio la sua semplicità per muoversi veloce. La sparatoria che apre una nuova spirale di violenza, il fraintendimento con Quiet Ray che sfocia nell’ennesimo potenziale conflitto armato, ogni elemento narrativo è costruito per avvicinare sempre di più le fazioni a un inevitabile scontro totale. È un meccanismo basilare, ma perfettamente coerente con l’identità della serie: un western urbano con gang che si muovono come tribù. E la direzione è chiara: dopo una stagione di caos controllato, resteranno due gruppi e un solo vincitore. E, metaforicamente o meno, quel vincitore sarà sempre Tulsa.

Tulsa King 3x06 recensioneBEVILACQUA, GRILLO E IL DIVERTISSEMENT SETTIMANALE


In mezzo al caos orchestrato da Erickson, il confronto tra Dwight e Bevilacqua è paradossalmente uno dei momenti più riusciti di queste due puntate. Frank Grillo — che non è un attore apprezzato da chi scrive queste righe — qui funziona sorprendentemente bene. Non ruberà mai la scena a Stallone, ma sta trovando un equilibrio che lo rende credibile all’interno dell’universo di Tulsa King. Il personaggio cresce, acquista sfumature e smette di essere solo il villain di turno, pur rimanendo saldamente dentro quel ruolo. È un’aggiunta utile più che memorabile, ma aiuta a mantenere alta la tensione. 
Il problema principale di questi episodi, e della stagione in generale, è che l’intera struttura si regge su un’impalcatura prevedibilissima. Si sa che il rapimento di Bevilacqua avrebbe generato ripercussioni. Si sa che ogni sparatoria porterà a un nuovo fraintendimento e che ogni personaggio introdotto sarà un pretesto per creare un altro fronte di guerra. È la legge non scritta della serie: nessuna sorpresa, ma tanto mestiere. E per uno show che non ambisce mai a essere più di un divertissement settimanale… va bene così. Certo, manca la scintilla. Manca quel twist che faccia dire “ok, non me l’aspettavo”. Ma forse non è ciò che Tulsa King vuole offrire.

L’OMBRA DI NOLA KING E IL FUTURO DELLA STAGIONE


Nell’equazione manca ancora la pedina più attesa: il “Nola King”, alias l’attesissimo arrivo di Samuel L. Jackson, che deve ancora fare il suo ingresso in scena. È l’elemento che promette di cambiare le carte in tavola e dare alla stagione un volto più definito.
Per ora, Tulsa King continua a muoversi in una zona di comfort totale, con Stallone che regge lo show grazie a carisma, presenza scenica e quella sua aura da cowboy fuori tempo massimo che funziona sempre. 

 

THUMBS UP 👍THUMBS DOWN 👎
  • La guerra a quattro fazioni rende il ritmo sempre sostenuto
  • Il confronto con Bevilacqua funziona sorprendentemente bene
  • Frank Grillo inizia finalmente a convincere
  • Stallone regge la serie con carisma e presenza scenica
  • Tutto estremamente prevedibile, nessuna vera sorpresa
  • La moltiplicazione delle fazioni rischia di confondere più che arricchire
  • La serie resta prigioniera della sua formula senza tentare mai di evolvere

 

Nel complesso, questi due episodi incarnano perfettamente l’identità di Tulsa King: un prodotto che non cerca la qualità assoluta, ma il puro intrattenimento. Una serie che non sorprende ma si lascia guardare volentieri, con Stallone che continua a essere il motore principale di tutto. Le quattro fazioni, i fraintendimenti continui, le sparatorie, le alleanze traballanti: è tutto scritto e facilmente intuibile. Ma a volte, soprattutto in TV, prevedibile non significa noioso. Significa solo che la serie sa cosa vuole essere — e lo offre senza vergogna.

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Federico Salata

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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