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American Horror Story: Delicate 12×02 – RockabyeTEMPO DI LETTURA 4 min

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Recensione American Horror Story 12x02L’esperienza televisiva più che decennale che porta il nome di American Horror Story ha, nel corso degli anni, attraversato molte incarnazioni, con stagioni che hanno spaziato dal bizzarro al terrificante, sempre conservando un suo stile caratteristico, a prescindere che questo possa piacere o meno. Tuttavia, l’ultima fatica di Ryan Murphy e Brad Falchuk, “Delicate”, prometteva di esplorare i territori più oscuri e profondi del genere horror attraverso una lente decisamente diversa: il travaglio e le ansie di una donna in cerca di maternità. E mentre l’intento potrebbe sembrare promettente, la realtà, come illustrato in questo secondo episodio, risulta amaramente deludente.

AMERICAN GYNECOLOGY STORY


L’episodio, ricco di tensione in superficie, segue Anna, una donna tormentata dalle sue preoccupazioni legate alla gravidanza e da una minaccia esterna, un misterioso stalker. Tuttavia, invece di evocare brividi autentici, “Rockabye” si perde in un susseguirsi di eventi che oscillano tra un dramma intenso e il thriller psicologico, senza mai raggiungere un vero e proprio senso di orrore.
Il contesto dell’industria cinematografica e la lotta interna di Anna tra l’immagine pubblica e la sua vita privata diventano quindi una satira mal riuscita della realtà hollywoodiana e, anche se ci fosse stato potenziale per un vero orrore psicologico, l’esecuzione in questo secondo episodio risulta, in ultima analisi, piuttosto insipida. L’intera trama manca di quel mordente che avrebbe potuto catturare e mantenere l’attenzione dello spettatore e, contrariamente a molte delle stagioni precedenti di AHS, interessanti nelle prime battute e disastrose sul finale, questa prima parte di “Delicate” già dall’inizio manca dell’intrigo che solitamente riusciva a risucchiare temporaneamente lo spettatore all’interno della narrazione. Intrigo che, puntualmente, rivelava la sua natura di mero specchietto per allodole sul finale, ma che quantomeno rendeva piacevole alcune delle puntate della serie.
L’idea di esplorare temi come la maternità e la vulnerabilità, sulla carta, appare promettente; tuttavia, la loro realizzazione ha suscitato più d’una perplessità, dando l’impressione che siano stati impiegati non per la loro profondità intrinseca, ma come mere leve per generare soltanto tensione superficiale.
Gli elementi horror sembrano spesso relegati in secondo piano, sostituiti da immagini più disagianti che terrificanti: momenti come la perdita del bambino di Anna sono senza dubbio potenti e sconvolgenti, ma mancano di un vero e proprio tocco horror. “Rockabye” tenta quindi di mescolare emozione profonda e terrore, ma non riesce a trovare il giusto equilibrio tra i due, risultando in una serie di scene che sono più angoscianti che effettivamente spaventose.

KIM KARDANSIA


Nonostante la serie abbia sempre fatto una sorta di gioco di equilibrio tra diversi sottogeneri dell’orrore, ci si aspetterebbe una certa coerenza dal punto di vista narrativo, ma “Rockabye”, nella sua generale anonimia, non fa altro che temporeggiare, alimentando la componente mistery con l’aggiunta di un numero inquantificabile di figure ambigue senza che queste riescano a lasciare un vero e proprio segno nella mente dello spettatore.
Troppe volte chi guarda si trova a domandarsi quale sia la vera essenza dell’episodio, poiché i vari filoni narrativi sembrano competere tra loro per l’attenzione, invece di convergere verso un climax coerente e avvincente. Questa mancanza di focalizzazione rende la visione frammentaria e, a tratti, frustrante.
American Horror Story, nel bene e nel male, si è sempre distinta per la sua capacità di reinterpretare e rivisitare l’orrore in modi innovativi e unici. Tuttavia, a giudicare da questo inizio oltremodo zoppicante, “Delicate” non sembra aggiungere nulla di nuovo o rinfrescante al repertorio dello show e, anzi, mette in scena uno degli avvii stagionali forse peggiori nella storia della serie. Nonostante la notevole produzione e le modeste interpretazioni (perfino Kim Kardashian, contro ogni pronostico, non sta facendo completamente schifo), l’episodio manca del cuore pulsante dell’orrore che una volta – molti anni fa – distingueva la serie.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Le ansie derivanti della maternità come tema centrale potrebbero offrire una prospettiva diversa e potenzialmente coinvolgente sulle paure universali…
  • La qualità della produzione è buona e le interpretazioni sono buone, inclusa (a sorpresa) quella della Kardashian

  • …peccato che in realtà si provi più disagio che orrore
  • Molti filoni narrativi sembrano competere tra loro per l’attenzione, rendendo la visione confusa
  • Personaggi e sottotrame che non aggiungono valore alla storia principale e rendono la trama complessa e meno coinvolgente
  • Momenti come la perdita del bambino sono potenti e sconvolgenti, ma vengono utilizzati senza un vero tocco di orrore, rendendo la rappresentazione superficiale
  • Rappresentazione dell’industria cinematografica hollywoodiana molto caricaturale

In conclusione, mentre American Horror Story: Delicate avrebbe potuto portare una nuova prospettiva sulle paure legate alla maternità e alla vulnerabilità dell’animo umano, “Rockabye” dimostra che la serie potrebbe aver perso definitivamente il suo tocco magico. Anche se i fan rimasti potrebbero ancora sperare in un riscatto nella seconda metà della stagione, per il momento la serie sembrerebbe offrire un’esperienza orrorifica fin troppo moderata per essere anche solo vagamente efficace. Alcuni potrebbero sostenere che la serie stia semplicemente evolvendo e cercando di reinventarsi, ma per i fan di lunga data, l’attuale direzione potrebbe sembrare una deviazione troppo drastica dai suoi albori. Resta da vedere se Murphy e Falchuk riusciranno a ricondurre la serie sul giusto sentiero nei prossimi episodi.

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Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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